La rete di spie in Italia che ha aiutato Adela e la telefonata al Gru
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonMaria Adela non sarebbe stata sola. La spia russa che ha vissuto per quasi un decennio in Italia, infiltrando il comando Nato di Napoli, non sarebbe stata un “lupo solitario” ma parte di “un branco”: figure autonome e indipendenti, pronte però a fare squadra per sostenersi l’un l’altra e risolvere problemi operativi. Agenti che evitano contatti con le ambasciate e i “normali” inviati dei servizi, che trascorrono esistenze insospettabili per anni, spesso in Paesi lontani, e poi si riuniscono per portare a termine la missione: la sceneggiatura della popolare serie tv “The Americans” calata nella realtà della nuova Guerra Fredda.
L’inchiesta condotta da Repubblica con il sito investigativo Bellingcat, il settimanale Der Spiegel e The Insider ha svelato la doppia vita della 007 che è riuscita a penetrare in profondità il quartiere generale atlantico e statunitense. É ent…
Maria Adela non sarebbe stata sola. La spia russa che ha vissuto per quasi un decennio in Italia, infiltrando il comando Nato di Napoli, non sarebbe stata un “lupo solitario” ma parte di “un branco”: figure autonome e indipendenti, pronte però a fare squadra per sostenersi l’un l’altra e risolvere problemi operativi. Agenti che evitano contatti con le ambasciate e i “normali” inviati dei servizi, che trascorrono esistenze insospettabili per anni, spesso in Paesi lontani, e poi si riuniscono per portare a termine la missione: la sceneggiatura della popolare serie tv “The Americans” calata nella realtà della nuova Guerra Fredda.
L’inchiesta condotta da Repubblica con il sito investigativo Bellingcat, il settimanale Der Spiegel e The Insider ha svelato la doppia vita della 007 che è riuscita a penetrare in profondità il quartiere generale atlantico e statunitense. É entrata in Europa con il nome di Maria Adela Kuhfeldt Rivera, nata in Perù da padre tedesco il 1° settembre 1978: un’identità dichiarata falsa dalle autorità di Lima. Ha usato un passaporto russo con queste generalità che appartiene a una serie di documenti usati dal reparto del Gru, l’intelligence militare di Mosca, destinato alle attività clandestine all’estero. Maria Adela arriva così in Francia con un permesso di studio e si muove tra Parigi, Roma e Malta. Poi dal 2013 si concentra su Napoli. Crea il marchio di gioielleria Serein, prende una casa a Posillipo e si butta nella mondanità partenopea. Dal 2015 viene ammessa nel Lions Club “Napoli Monte Nuovo” di Lago Patria, alle porte della metropoli, i cui soci sono quasi esclusivamente militari, tecnici e funzionari della Joint Allied Force della Nato e della VI Flotta dell’Us Navy. Il 14 settembre 2018 Bellingcat e The Insider rivelano nomi e passaporti di due operativi del Gru coinvolti nell’avvelenamento con il gas Novichok di Sergej Skripal. E l’indomani Maria Adela parte per la Russia. Sui social scrive di avere un tumore. Poi il silenzio.
La vera identità
Pochi mesi dopo a Mosca ecco riemergere Olga Kolobova, nata nel 1982: una ragazza scomparsa da tredici anni, che compra due appartamenti di lusso e un’Audi anche se lavora come impiegata di basso livello. É la figlia di un colonnello russo, premiato “per avere servito la patria all’estero, in Angola, Iraq e Siria”. Olga Kolobova mette sul suo profilo WhatsApp la stessa foto con i capelli biondi a caschetto pubblicata da Maria Adela nell’ultimo messaggio agli amici di Napoli. E – come dimostrano i tabulati del suo cellulare ottenuti da Bellingcat – il 23 febbraio scorso chiama il numero riservato del comandante del Quinto Direttorato del Gru, l’ufficiale che ha gestito tutte le operazioni più segrete dell’intelligence russa: la prova del suo incarico di agente.
Ci sono tante cose ancora da chiarire nella missione di Olga-Adela. Anzitutto i soldi. I bilanci della sua società – esaminati da Repubblica – indicano solo 13mila euro di ricavi e ben 300mila euro di perdite: parte delle spese per la sue frenetiche iniziative di pr, tra vernissage e cene in piscina affollate da ufficiali Nato, alcuni con incarichi molto delicati. Un tenore di vita altissimo, con fondi di origine ignota. La sede della sua azienda era in uno studio milanese in via Albricci, a pochi metri dal Duomo. Volava spesso in Bahrein e in altri paesi esotici, mentre si recava a Mosca quasi sempre in treno, passando da Minsk con viaggi lunghi due giorni e mezzo.
Il marito
C’è poi la vicenda del marito. Un uomo dal triplice passaporto – italiano, russo e ecuadoriano – che diceva di essere nato a Mosca da un padre ecuadoriano d’origini italiane e madre russa. La stessa identità complessa con radici sudamericane usata da Adela e da altri agenti del Gru: come Sergey Vladimirovich Cherkasov, brasiliano di padre tedesco e madre russa, arrestato nei Paesi Bassi lo scorso giugno dopo avere abitato per anni negli States e in Irlanda. Come ha riscontrato Repubblica, il matrimonio è stato celebrato in Italia nel luglio 2012 alle porte della capitale. Prima e dopo le nozze, lo sposo si è mosso da solo tra Mosca e Roma. Poi il 13 luglio 2013 risulta deceduto nella capitale russa all’età di 30 anni. Il certificato di morte indica la causa in “doppia polmonite e lupus sistemico”: una malattia rara tra gli uomini giovani. Si è spento senza la moglie, che in quelle settimane è rimasta in Italia. Un suo amico russo intervistato da The Insider si è mostrato sorpreso per il matrimonio: non gliene aveva mai parlato.
Altre persone vicine alla coppia avevano identità miste con origini sudamericane. Ma non sembrano più risiedere nel nostro Paese. E altri agenti del Gru hanno agito a Napoli, corrompendo un colonnello francese in servizio nel comando Nato: è stato arrestato al suo rientro a Parigi nell’estate 2020, ma l’indagine è rimasta top secret. Gli ufficiali atlantici contattati per questa inchiesta invece hanno detto di non avere mai subito interrogatori o richieste di informazioni sui loro rapporti con Adela. Neppure l’ultimo dei tanti fidanzati, un contractor in servizio nella base statunitense, che dopo l’improvvisa partenza ha continuato per mesi a scriverle mail.