Cile, proteste dopo il no alla nuova Costituzione: scontri con pietre e bastoni, la polizia insegue i manifestanti con gli idranti
di Elena Basso , di Elena BassoA Santiago del Cile si respira un'aria surreale dopo che il 62% dei cittadini ha votato per rifiutare la nuova Costituzione e mantenere vigente quella attuale, scritta durante la dittatura di Augusto Pinochet. Mentre dalla sede della campagna per l'apruebo (approvo) i dirigenti salgono sul palco per accettare ufficialmente la sconfitta, i cittadini iniziano a dirigersi a Plaza Dignidad, epicentro delle massive proteste iniziate nell'ottobre del 2019 che hanno portato alla decisione di scrivere una nuova Costituzione. "Oggi la maggioranza dei cittadini ha espresso la propria volontà - dice dal palco il deputato Vlado Mirosevic - e noi ne prendiamo atto umilmente".
A Plaza Dignidad ci sono migliaia di persone. Si abbracciano sconsolate e accendono fuochi mentre risuona la canzone di Victor Jara "El derecho de viver en paz". Si sventolano molte bandiere Mapuche, uno dei popoli originari più grandi di Cile e Argentina, i cui diritti sono stat…
A Santiago del Cile si respira un'aria surreale dopo che il 62% dei cittadini ha votato per rifiutare la nuova Costituzione e mantenere vigente quella attuale, scritta durante la dittatura di Augusto Pinochet. Mentre dalla sede della campagna per l'apruebo (approvo) i dirigenti salgono sul palco per accettare ufficialmente la sconfitta, i cittadini iniziano a dirigersi a Plaza Dignidad, epicentro delle massive proteste iniziate nell'ottobre del 2019 che hanno portato alla decisione di scrivere una nuova Costituzione. "Oggi la maggioranza dei cittadini ha espresso la propria volontà - dice dal palco il deputato Vlado Mirosevic - e noi ne prendiamo atto umilmente".
A Plaza Dignidad ci sono migliaia di persone. Si abbracciano sconsolate e accendono fuochi mentre risuona la canzone di Victor Jara "El derecho de viver en paz". Si sventolano molte bandiere Mapuche, uno dei popoli originari più grandi di Cile e Argentina, i cui diritti sono stati al centro delle manifestazioni del 2019. L'atmosfera è cupa e bastano pochi minuti perché inizino le proteste. Di improvviso l'intera folla radunata comincia ad avanzare scagliando pietre e bastoni contro le macchine di passaggio. Immediatamente si sentono le sirene dei carabineros che di improvviso circondano la piazza con decine di idranti e blindati. La repressione è estremamente brutale e immediata. Lanciano decine di lacrimogeni, i manifestanti scappano ma la piazza è interamente ricoperta da una nube di fumo. Gli idranti dei carabineros inseguono uno a uno i manifestanti, li rincorrono nelle strade e nei parchi circostanti. I bar e i ristoranti sono aperti, nelle piazze famiglie con bambini che urlano all'arrivo dei blindati. Nell'arco di un paio di ore gli agenti delle forze dell'ordine disperdono la folla, arrestano e portano in caserma decine di persone e tutto quello che rimane è una nube di fumo sopra Plaza Dignidad.
"Oggi il popolo cileno ha parlato in modo chiaro e forte - afferma il presidente Gabriel Boric - È evidente che i cittadini non sono soddisfatti del testo che l'Assemblea costituente ha presentato. Come presidente della Repubblica accetto con umiltà questo fatto e lo faccio mio". È prevista per domani una riunione (convocata da Boric) di tutti i leader dei principali partiti. Non ci sono certezze su ciò che potrebbe accadere e cosa deciderà il governo. Continuerà a rimanere vigente l'attuale Costituzione, scritta durante la dittatura di Pinochet e più volte emendata negli anni successivi. Da oggi si potrebbe aprire una crisi politica per il governo che sin dall'inizio ha puntato a una riforma totale dello Stato cileno che, senza una nuova Costituzione, sarà impossibile. Boric ha dichiarato più volte nelle settimane passate che, a prescindere dal risultato del referendum, il processo costituente sarebbe dovuto continuare, ma per ora non si sa come il governo intenda farlo.
Da mesi i sondaggi davano in vantaggio (47% contro il 37%) i cittadini che avrebbero votato contro il nuovo testo, ma il rechazo (rifiuto) oggi ha raggiunto ben il 62% lasciando di stucco i membri costituenti e i dirigenti della campagna dell'apruebo. Il testo, che avrebbe potuto cambiare radicalmente la struttura della società cilena permeata da fortissimi disuguaglianze, è stato giudicato dai cittadini troppo ambizioso. Molto all'avanguardia sui temi ambientali, di genere e sui diritti dei popoli indigeni, è stata la prima Costituzione scritta da un'Assemblea paritaria (redatta dal 50% di donne e dal 50% di uomini). I fondi investiti dai privati sono stati destinati, per la grande maggioranza, alla campagna del rechazo e negli ultimi mesi, sui social media e sui media tradizionali cileni, sono circolate decine di notizie false sul testo. Dal fatto che non sarebbe più esistita la proprietà privata fino a sostenere che sarebbe stato possibile abortire fino ai 9 mesi. Mentre nei quartieri più ricchi della capitale decine di persone sventolano bandiere cilene fuori dalla propria automobile al grido di "abbiamo vinto", il comitato del rechazo dichiara che: "Questo risultato è un gesto di saggezza da parte dei cileni ed è una sonora lezione per l'ala più radicale della sinistra e del comunismo che ha sostenuto la nuova Costituzione".