Cile, l’eredità di Pinochet spegne l’astro di Boric: il governo cileno trema
di Elena Basso , di Elena BassoSANTIAGO DEL CILE - In Cile si è infranto il sogno di avere una nuova Costituzione per lasciarsi alle spalle quella scritta durante il feroce regime militare di Augusto Pinochet. Domenica notte, subito dopo i risultati ufficiali del referendum che rappresentano una forte battuta d'arresto per la sinistra cilena e per il governo guidato da Gabriel Boric, nel centro di Santiago sono iniziati i disordini immediatamente repressi dagli agenti delle forze dell'ordine. Il 4 settembre quasi il 62% della popolazione ha deciso di rifiutare la nuova Costituzione, scritta durante l'ultimo anno da un'Assemblea composta da 154 cittadini democraticamente eletti nel maggio del 2021. Con il risultato del referendum si è aperta una grave crisi politica per il governo di Boric, il presidente cileno più progressista e a sinistra dai tempi di Salvador Allende, che sin dall'inizio del mandato ha sostenuto il testo scritto dall'Assemblea.
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SANTIAGO DEL CILE - In Cile si è infranto il sogno di avere una nuova Costituzione per lasciarsi alle spalle quella scritta durante il feroce regime militare di Augusto Pinochet. Domenica notte, subito dopo i risultati ufficiali del referendum che rappresentano una forte battuta d'arresto per la sinistra cilena e per il governo guidato da Gabriel Boric, nel centro di Santiago sono iniziati i disordini immediatamente repressi dagli agenti delle forze dell'ordine. Il 4 settembre quasi il 62% della popolazione ha deciso di rifiutare la nuova Costituzione, scritta durante l'ultimo anno da un'Assemblea composta da 154 cittadini democraticamente eletti nel maggio del 2021. Con il risultato del referendum si è aperta una grave crisi politica per il governo di Boric, il presidente cileno più progressista e a sinistra dai tempi di Salvador Allende, che sin dall'inizio del mandato ha sostenuto il testo scritto dall'Assemblea.
Il governo dovrà ora capire quale via percorrere per continuare con questo processo costituente. I cittadini cileni infatti nell'ottobre del 2020 hanno deciso, con oltre il 78% di voti, di eliminare la Costituzione di Pinochet, obiettivo che si dovrebbe quindi cercare di raggiungere nei prossimi mesi dopo che la popolazione ha rifiutato il testo proposto considerato da molti troppo all'avanguardia. Dall'inizio dei lavori dell'Assemblea sono state diffuse, sui social media e dai media tradizionali, decine di notizie false sul testo creando disinformazione fra i cittadini. La nuova Costituzione rappresentava un'opportunità per il Cile: avrebbe potuto trasformare uno dei Paesi più conservatori del continente latinoamericano in una delle società più orientate a sinistra e con più diritti garantiti nel mondo. Lunedì mattina si è svolta alla Moneda, il palazzo governativo, una riunione convocata da Boric con i leader dei partiti politici per discutere sulla via da intraprendere.
Nel corso della mattinata Álvaro Elizalde, presidente del Senato, e Raúl Soto, presidente della Camera dei Deputati hanno annunciato che si riuniranno con i rappresentanti dei movimenti sociali e dei partiti politici per capire come continuare il processo costituente. "Abbiamo una seconda opportunità per poter cancellare la Costituzione di Pinochet e probabilmente sarà l'ultima. Questa volta non possiamo sbagliare", ha dichiarato Soto. Nel frattempo Gabriel Boric ha annunciato che ci saranno importanti cambi nel suo governo e sembra che a cadere saranno proprio i pilastri: dovrebbero lasciare il proprio incarico la ministra dell'Interno Izkia Siches, che ha giocato un ruolo fondamentale nella campagna di Boric, e il Segretario Generale della Presidenza Giorgio Jackson, considerato il braccio destro del presidente. Non si sa cosa accadrà al governo del presidente più giovane e votato della storia cilena, eletto lo scorso dicembre, che sin dall'inizio del mandato ha puntato a un cambio radicale della società cilena che senza la nuova Costituzione sembra essere difficilmente realizzabile.
Si teme che possano rinascere, con ancora più forza, le proteste scoppiate nell'ottobre del 2019 considerando che i motivi che hanno portato alla rivolta (le profonde disuguaglianze sociali, i diritti dei popoli indigeni, la violenza delle forze dell'ordine, l'istruzione e la sanità privata) non sono stati risolti. Inoltre, nel caso in cui riprendano i disordini, sarà un'incognita il comportamento degli agenti delle forze dell'ordine cilene che hanno sempre represso con estrema brutalità le manifestazioni: durante la rivolta iniziata nel 2019 sono stati oltre 8mila i cittadini che hanno denunciato di essere stati abusati dai militari.