La lista di primi ministri di Downing Street è lunga quindici premier per Elisabetta, si dice a Buckingham Palace che Churchill la adorasse, con Tony Blair andò d'accordo e il suo rapporto con Lady Thatcher, primadonna premier, ha scatenato biblioteche di biografi, inclusi gli italiani Vittorio Sabadin ed Enrica Roddolo. Boris Johnson provò, invano, a coinvolgerla nelle sue beghe populiste, David Cameron le chiese di "alzare magari un sopracciglio" per invitare gli elettori a bocciare il referendum di secessione della Scozia nel 2014. Lei si limitò, chiacchierando come per caso con un gruppo di parrocchiani, selezionati con cura dallo staff, a incoraggiare i cittadini "a riflettere con attenzione sulle scelte" e questo tradizionalismo più borghese che aristocratico è stato, in fondo, la sua marca politica "meglio le ricette antiche, ascoltarsi e rispettarsi".
Annettere il nuovo nella tradizione, assimilarlo, smussarne la spinta eversiva, scioglierlo come zucchero nel te. Ecco la Regina con i Beatles, conscia che nei versi struggenti diPenny Lane il geniale Paul McCartney scriverà del "pompiere che tiene in tasca il ritratto della Regina" e indifferente quando il rivoluzionario John Lennon restituirà il titolo di Baronetto, in protesta pacifista: che importava ormai? Fatta la foto, annessa la Storia.
Al braccio le storiche borsette Launer, marchio fondato negli anni Quaranta, modelli preferiti Diva, Traviata e uno fatto a mano solo per lei. Il manicoveniva allungato come optional, "per non sgualcire le maniche della Regina" spiegavano in fabbrica, e quei ficcanaso dei reporter americani diNewsweek arrivarono alpunto da indagare su cosa le borsette Launer contenessero: non possiamo inalcun modoconfermare, ma siparlava di rossetto, un allarme antipanico, mentine, fazzoletto di batista, perfino un incongruo uovo sodo.
Quando, nel 1981 con il mondo più affascinato dal punk che dallo stile Old School, Launer andò in difficoltà niente panico, il finanziere Gerald Bodmer salvò il marchio, che dal 1968 la Regina decora con ilsuo stemma personale.A cavallo con Ronald Reagan, elegantissimo nel costume da cavallerizzo in camicia bianca, con i cagnolini corgie alle caviglie, talmente attenta allo sport dell'equitazione da far dire una volta all'impertinente marito Principe Filippo, supplicato di portare la Regina a una fiera della metalmeccanica: "Se non mangiano erba e scorreggiano, a mia moglie le macchine non interessano".
È la principessa del popolo, Diana Spencer, che aliena per una stagione l'amoredel popolo per Elisabetta. Un amore che oggi unisce ricchi e poveri, giovani e no, smarrimento nazionale fra laburisti e conservatori, expats inglesi che vivono a Hong Kong o Silicon Valley, milioni di donne ed uomini abituati a veder cambiare politica, sport, moda, cucina, via i pub con la birra pale ale, dentro sushi e vegan, ma sempre con lei, la Regina, a salutare agitando la mano, nel gesto meccanico riprodotto da milioni di bamboline, le "buone cose di pessimo gusto" del poeta Guido Gozzano.
Fu Blair a parlare di "principessa del popolo", mentre con il cuore spezzato Elton John cantava della sua amica Diana, "candela nel vento", e la regina dovette allora tornare in tv, lei che aveva debuttato sui teleschermi durante l'incoronazione, bianco e nero, la prima mai in onda. E scusarsi quasi per la freddezza, provare a tornare "Lilibet", soprannome con cui nessuno davvero osava appellarla.
Il centenario della Regina Madre, il secondo matrimonio del figlio che adesso verrà chiamato Re Carlo III, i Giubilei, perfino le gesta iconoclaste dei nipoti Harry e Meghan, profughi mediatici nelle ex colonie americane, le battute pesanti sugli indigeni del principe Filippo, la vergognosa saga del figlio Andrew con le ragazze minorenni, alla corte della cricca della coppia Epstein-Maxwell, tutto filtrato, tutto inamidato. La regina garantiva lo status quo, come se l'impero non fosse crollato, Brexit mai esistita e adesso la Scozia, di nuovo, non progettassedi emanciparsi finalmente da Londra.
Lo scherzo alle Olimpiadi del 2012, il filmato con 007, l'attore Daniel Craig, e la Regina in paracadute che atterra nello stadio, per poi sedersi trionfante, in una magnifica coreografia, sigillò l'impresa, stile, humor, eleganza e l'idea che Rule Britannia fosse logo immortale.
La Regina era oltre tutto, capace di prendere il te con l'Orsetto Paddington senza apparire ridicola, di appellarsi al popolo, in pandemia Covid, con la canzone popolare nei giorni bui della Seconda Guerra Mondiale We'll meet again, ci rivedremo, la ballata di Vera Lynn. Dal web ribolle anche l'astio di chi non partecipa al cordoglio, siti che accusano Filippo di razzismo, Andrew di pedofilia o che ricordano maliziosi Henry George Reginald Molyneux Herbert, Lord Porchester, detto da Elisabetta "Porchey", vecchio amico appassionato di ippica che il gossip indicava molto vicino alla Regina.
Foglie al vento, come sotto gli alberi a Balmoral, in Scozia: quando tra dieci giorni ci saranno i solenni funerali la sola donna che ci teneva legati al passato, con le sue glorie di libertà e i suoi orrori di schiavitù, se ne andrà e milioni di persone, britanniche e no, si sentirannounpo' orfane neiruggenti anniVenti del secolo nuovo.