Europa divisa sui visti ai russi in fuga, Michel: "Aprire le porte". Occhi puntati sul 27 settembre
di Anais Ginori , di Anais GinoriPARIGI - Aprire le porte dell'Europa ai cittadini in fuga dalla Russia, a coloro che sono in pericolo perché “non si adeguano alla folle decisione di avviare la guerra in Ucraina”. Il nuovo appello viene dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, prendendo atto di uno scenario che in pochi giorni è radicalmente cambiato. Se fino a poco fa, il dibattito europeo verteva sulla stretta da dare sui visti ai cittadini russi, la chiamata alla “mobilitazione generale” di Vladimir Putin e le immagini di disertori in fuga dal paese pongono un dilemma politico e morale ben diverso.
PARIGI - Aprire le porte dell'Europa ai cittadini in fuga dalla Russia, a coloro che sono in pericolo perché “non si adeguano alla folle decisione di avviare la guerra in Ucraina”. Il nuovo appello viene dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, prendendo atto di uno scenario che in pochi giorni è radicalmente cambiato. Se fino a poco fa, il dibattito europeo verteva sulla stretta da dare sui visti ai cittadini russi, la chiamata alla “mobilitazione generale” di Vladimir Putin e le immagini di disertori in fuga dal paese pongono un dilemma politico e morale ben diverso.
L'Europa avanza in ordine sparso. Se dalla Germania è arrivato un messaggio di accoglienza, a Parigi fanno notare che non ci possono essere gesti isolati e il coordinamento a 27 rimane indispensabile. “Non possiamo dare l'impressione di dividerci, rinnegando quello che abbiamo deciso sinora” spiega una fonte diplomatica francese. La preoccupazione di Emmanuel Macron è che possa rompersi il fronte comune delle sanzioni contro Mosca, che comprende anche le restrizioni ai visti. “E' una misura più simbolica di altre sanzioni ma serve a pesare sull'opinione pubblica russa” dice la stessa fonte. Ma molti leader europei si rendono anche conto che dare rifugio ai disertori russi che ora bussano alle porte sarebbe un altro modo di fare pressione sul Cremlino, anche in termini di immagine, come già dimostra l’appello di Volodymyr Zelensky che ha chiesto ai russi di sottrarsi alla chiamata alle armi di Vladimir Putin.