Referendum in Ucraina, quasi nessuno riconosce il voto, ma Putin vuole usarli al tavolo delle trattative
dal nostro inviato Corrado Zunino , dal nostro inviato Corrado ZuninoPOKROVSK - Uno dopo l'altro, i dirigenti filorussi delle quattro regioni ucraine parzialmente occupate dall'esercito invasore stanno chiedendo direttamente a Vladimir Putin di proclamare l'annessione. Le quattro annessioni alla Federazione russa. Il procedimento arriverà presto, al massimo entro 48 ore, a partire dalla camera alta del Parlamento di Mosca dove potrebbe essere ospitato, appunto venerdì, un discorso del presidente russo.
Nel resto del mondo quasi nessuno riconosce i referendum territoriali, carichi di forzature nel corso di questi cinque giorni: l'Unione europea si è espressa con ancora più nettezza attraverso il presidente del Consiglio Charles Michel. La Germania ha esplicitato il suo no, il governo italiano non ancora. E così hanno preso le distanze la Serbia - storica alleata russa che pure ha firmato un protocollo con Mosca di reciproca informazione sugli argomenti di politica estera -, la stessa Turchia al c…
POKROVSK - Uno dopo l'altro, i dirigenti filorussi delle quattro regioni ucraine parzialmente occupate dall'esercito invasore stanno chiedendo direttamente a Vladimir Putin di proclamare l'annessione. Le quattro annessioni alla Federazione russa. Il procedimento arriverà presto, al massimo entro 48 ore, a partire dalla camera alta del Parlamento di Mosca dove potrebbe essere ospitato, appunto venerdì, un discorso del presidente russo.
Nel resto del mondo quasi nessuno riconosce i referendum territoriali, carichi di forzature nel corso di questi cinque giorni: l'Unione europea si è espressa con ancora più nettezza attraverso il presidente del Consiglio Charles Michel. La Germania ha esplicitato il suo no, il governo italiano non ancora. E così hanno preso le distanze la Serbia - storica alleata russa che pure ha firmato un protocollo con Mosca di reciproca informazione sugli argomenti di politica estera -, la stessa Turchia al centro di una mediazione più generale, e la Georgia, che teme di essere preda delle mire espansionistiche di Putin. Anche la Cina offre una posizione che potrebbe suonare pro Ucraina: "Abbiamo sempre sostenuto che la sovranità e l'integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettati''.
"Referendum illegali e risultati falsificati, un'altra violazione dei diritti umani", ha scritto Josep Borrell, alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri. L'Ue sta preparando sanzioni specifiche nei confronti degli organizzatori delle consultazioni non riconosciute. Il presidente dell'Ucraina Volodymiyr Zelensky ha detto ieri sera: "Questi referendum sono stati un tentativo cinico di forzare gli uomini ucraini dei territori occupati a essere mobilitati nell'esercito russo per mandarli a combattere contro la loro stessa patria. Se Mosca li ratifica, io e Putin non abbiamo più niente da dirci".
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, dove la Russia è membro permanente, ha ribadito di voler difendere "l'integrità territoriale dell'Ucraina", ma agli Stati Uniti non basta. I diplomatici Usa insediati alle Nazioni Unite stanno preparando una risoluzione proprio per il Consiglio di sicurezza in cui invitano i cinque stati membri a condannare i referendum farsa voluti dal Cremlino, non riconoscere alcun cambiamento territoriale e obbligare la Russia a ritirare le sue truppe. La risoluzione sarà presentata con l'Albania, la prossima settimana. Se il Cremlino metterà nuovamente il veto, gli Stati Uniti si rivolgerebbero all'Assemblea generale dell'Onu.
La strategia del leader russo: tregua in cambio dei territori conquistati
La strategia di Putin, in difficoltà dall'inizio della guerra sul piano militare e, dopo l'avanzata a Est a cavallo tra giugno e luglio, costretto ora a subire una controffensiva vincente da parte delle forze militari ucrani, è quella di portare al tavolo delle trattative queste annessioni. E usarle per proporre - sarebbe la prima volta - un vero e proprio cessate il fuoco. La nuova volontà di tregua di Putin è stata rivelata dal governo turco. Le Figaro oggi ha scritto: "Il presidente russo orchestra l'annessione di una parte dell'Ucraina.Dopo i referendum non riconosciuti da nessuno, vuole dichiarare territorio russo 100.000 chilometri quadrati di quel Paese, un'area delle dimensioni del Portogallo". Sergei Axionov, governatore della Crimea, regione annessa da Mosca nel 2014, anche allora dopo un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale, a questo proposito ha spiegato: "I nuovi territori diventeranno soggetti a pieno titolo della Federazione Russa. Non effettueremo più lì un'operazione militare speciale, ma un'operazione antiterroristica come è avvenuto in Cecenia".
Centomila chilometri quadrati sono un sesto dell'Ucraina conosciuta, poco più del 15 per cento. Era il 20 per cento il territorio occupato dai russi dopo il ripiegamento a Est e a Sud deciso con la mancata presa di Kiev. Ma tutti i giorni, almeno da inizio settembre, le forze ucraine stanno guadagnando chilometri quadrati. Il governo di casa sostiene che grazie alla controffensiva l'esercito giallo e blu ha ripreso oltre 4.000 tra villaggi, città piccole e medie, di cui Izjum rappresenta il risultato più evidente. Ora le forze ucraine puntano a capovolgere gli assetti militari a Lyman e persino a Lysychansk, portandosi a tiro di una città simbolo caduta in mano russa: Severodonetsk.
Putin deve fare in fretta a "congelare" le conquiste estive con una trattativa, anche se i servizi inglesi scrivono che le difese russe sono tornate imponenti nel Donetsk, proprio per il timore di perdere territori della regione confinante del Lugansk, quasi completamente in mano all'armata. Lo Stato maggiore di Kiev sostiene, tra l'altro, che la mobilitazione sta portando al fronte i condannati russi liberati proprio per questa fase della guerra.
''L'operazione militare speciale andrà avanti almeno fino a quando verrà completamente liberata la Repubblica popolare di Donetsk'', dice alla Tass Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino che porta un altro tassello alla comprensione della strategia putinina: arrivare a una tregua attraverso il mantenimento dei territori conquistati, cosa che gli consentirebbe di non accettare un ruolo da sconfitto e di aver consolidato il tanto agognato sbocco al mare per la Russia.
"Se usano il nucleare risposta Nato con armi convenzionali"
Peskov, nel suo speech mattutino, dice un'altra cosa insidiosa: "La parte americana sta entrando sempre più in questo conflitto, si sta avvicinando sempre più a diventare una parte di questo conflitto, il che è estremamente pericoloso". Si riaffaccia la questione di una possibile escalation nucleare e il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau, dice: "Se la Russia userà armi nucleari in Ucraina, la risposta della Nato non sarà quella di affidarsi ad armi di distruzione di massa, ma di usare in modo devastante armi convenzionali".