Esteri

La Tass: osservatori per il referendum in Donbass anche dall’Italia

Tra i presenti c'è anche un italiano, Eliseo Bertolasi, giornalista-ricercatore che collabora con Sputnik, Vita e l'Antidiplomatico, rivista online critica verso l'imperialismo occidentale. "Sono qui per verificare i fatti. Elezioni condominio per condominio per la sicurezza dei votanti"
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LEOPOLI - Per il referendum nell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk non ci sono, così come nelle altre tre aree sotto scrutinio, osservatori Onu o di autorità internazionalmente riconosciute. Secondo il Comitato elettorale centrale insediato nel capoluogo, gli "osservatori" sarebbero comunque 946, 816 dei quali interni o provenienti dalla Federazione russa più 130 stranieri, questi provenienti da Romania, Venezuela, Togo e Sudafrica. 


Tra gli osservatori - definizione dell'agenzia Tass - ci sarebbe anche un italiano: Eliseo Bertolasi, giornalista che collabora con Vita e l'Antidiplomatico, rivista online critica verso l'imperialismo occidentale. Bertolasi scrive anche per Sputnik Italia, testata controllata da Mosca, ed è un ricercatore in Antropologia della modernità che si è dottorato all'Università La Bicocca di Milano nonché laureato in Lingue e Letterature straniere araba e russa.


L'osservatore del referendum Bertolasi scrive, nei suoi articoli, che la rivolta di Maidan del 2014 è stata in realtà un colpo di Stato che ha fatto nascere "un nuovo governo ucraino in chiave antirussa, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto". Intende Viktor Yanukovych, amico di Putin sollevato nel suo ruolo dalla popolazione dopo aver fatto arricchire familiari stretti e lontani, da otto anni in esilio in Russia. 


Repubblica ha contattato il giornalista-ricercatore Eliseo Bertolasi nella tarda serata di ieri e gli ha chiesto che cosa significasse essere un osservatore di un referendum non riconosciuto. Ha spiegato: "Sono osservatore in quanto giornalista che va sul posto e verifica quello che sta accadendo nella Repubblica popolare di Donetsk. Proprio in questi minuti sto consegnando il mio articolo alla redazione dell'Antidiplomatico e posso dire che non c'è nulla di vero in quello che il mainstream scrive sui quattro referendum nei territori occupati: nella regione del Donetsk i soldati non vanno a prendere casa per casa gli elettori. Bisogna venire qui per scrivere la verità. Io ho potuto assistere di persona all'organizzazione del voto che sta avvenendo sì condominio per condominio, ma questa scelta è stata fatta per evitare assembramenti in luoghi facili obiettivi della furia omicida dell'esercito ucraino". 


Bertolasi aveva detto alla Tass: "Il voto nelle case è molto conveniente, specialmente per donne e anziani, e aiuta a ridurre il rischio di finire sotto il fuoco delle truppe ucraine. Il governo della Repubblica popolare del Donetsk è preoccupato per la sicurezza dei votanti".

Il giornalista-ricercatore è legato, tra l'altro, a Isag, l'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie con sede a Roma diretto fino al 2017 da Tiberio Graziani, studioso vicino alle posizioni dell'intellettuale russo e putinista Alexsandr Dugin. 


Per il referendum nella regione di Kherson, sostengono invece le autorità filorusse che vi sarebbero osservatori provenienti dalla Francia e dagli Stati Uniti.