Russia, Kadyrov e Prigozhin: la strana coppia che complotta per rovesciare Shojgu
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - "Ben detto, Ramzan". L'inusuale endorsement pubblico del capo dei mercenari Wagner Evgenij Prigozhin nei confronti del leader ceceno Ramzan Kadyrov e i loro durissimi attacchi contro l'esercito in simultanea per la perdita di Lyman in Ucraina non sarebbero stati affatto casuali. I due starebbero tramando per rovesciare il ministro della Difesa Serghej Shojgu e per rimpiazzarlo con Aleksej Djumin, attuale governatore di Tula ed ex "guardia del corpo" di Vladimir Putin.
Quanto possano riuscirci è tutto da vedere, ma il complotto è comunque il sintomo di fratture profonde tra l'esercito e le milizie irregolari come già segnalato da Repubblica. Kadyrov e Prigozhin sono gli "uomini da tenere d'occhio", concordano diverse fonti russe. Sono gli esponenti più radicali del cosiddetto "partito della guerra" che invoca l'escalation in Ucraina. E sono gli unici a disporre di fatto di "eserciti p…
MOSCA - "Ben detto, Ramzan". L'inusuale endorsement pubblico del capo dei mercenari Wagner Evgenij Prigozhin nei confronti del leader ceceno Ramzan Kadyrov e i loro durissimi attacchi contro l'esercito in simultanea per la perdita di Lyman in Ucraina non sarebbero stati affatto casuali. I due starebbero tramando per rovesciare il ministro della Difesa Serghej Shojgu e per rimpiazzarlo con Aleksej Djumin, attuale governatore di Tula ed ex "guardia del corpo" di Vladimir Putin.
Quanto possano riuscirci è tutto da vedere, ma il complotto è comunque il sintomo di fratture profonde tra l'esercito e le milizie irregolari come già segnalato da Repubblica. Kadyrov e Prigozhin sono gli "uomini da tenere d'occhio", concordano diverse fonti russe. Sono gli esponenti più radicali del cosiddetto "partito della guerra" che invoca l'escalation in Ucraina. E sono gli unici a disporre di fatto di "eserciti privati".
Chi è il leader ceceno Ramzan Kadyrov
Ramzan Kadyrov, 45 anni, è il leader della Cecenia, Repubblica a maggioranza musulmana che governa dal 2011 come un proprio feudo personale. Autonomia concessa dal Cremlino, insieme a un profluvio di somme di denaro, in cambio di fedeltà e stabilità nella regione caucasica dove Mosca ha combattuto due guerre contro i separatisti dopo il crollo dell'Urss nel 1991.
È soprannominato il "mastino di Putin". I suoi uomini - i famigerati kadyrovtsy - sono una vera e propria milizia paramilitare al suo comando. Sono loro ad aver messo a ferra e fuoco Mariupol consegnando a Putin la più grande vittoria militare in sette mesi di "operazione militare speciale" in Ucraina.
Chi è Evgenij Prigozhin, l'uomo della fabbrica dei troll e dei mercenari Wagner
Evgenij Prigozhin è invece l'uomo dietro alla cosiddetta "fabbrica dei troll" di San Pietroburgo e alla compagnia militare privata di mercenari Wagner (che sarebbe vietata ai sensi della legge in Russia), paternità che aveva smentito per anni a suon di azioni legali fino alla candida rivendicazione di qualche giorno fa.
"Nel 2014, quando è iniziato il genocidio della popolazione russa del Donbass... io, come molti altri uomini d'affari, abbiamo cercato di reclutare un gruppo che andasse a proteggere i russi. Il 1° maggio 2014 è nato un gruppo di patrioti che in seguito ha acquisito il nome di Wagner", ha raccontato sul social network VKontakte sulla pagina della sua compagnia Concord.
Un'uscita allo scoperto che aveva sorpreso in molti. E soltanto qualche giorno prima era circolato sui social un video in cui reclutava prigionieri nelle carceri, benché in Russia sia illegale. "Chi non vuole che combattano i prigionieri, mandi i suoi figli al fronte", aveva replicato alle critiche.
L'attacco simultaneo dopo "il ritiro su posizioni più vantaggiose da Lyman"
Quando l'1 ottobre il ministero della Difesa russa ha ammesso, pur usando le consuete circonlocuzioni, che, "a causa della minaccia di accerchiamento", le forze russe si erano "ritirate da Krasny Lyman su linee più vantaggiose", Kadyrov aveva lanciato una dura invettiva su Telegram, peraltro nello stesso giorno in cui, in visita a Mosca, aveva incontrato il capo dell'amministrazione presidenziale Anton Vajno, il suo vice Serghej Kirienko e il sindaco della capitale Serghej Sobjanin.
"Ieri è stata la parata a Izjum, oggi la bandiera ucraina a Lyman, che cosa succederà domani? Sarebbe cosa buona e giusta se non andasse così male", aveva scritto accusando l'esercito di "nepotismo", di non fornire alle truppe "la comunicazione necessaria, il riscontro e le armi" e di non informare propriamente Putin.
Poco dopo, con sospetto tempismo, Prigozhin aveva risposto: "Ben detto, Ramzan, continua così. Inviate tutta questa immondizia a piedi nudi e armata direttamente al fronte" . Non era il primo endorsement. Già il 24 febbraio, dopo che il leader ceceno aveva invitato a mandare al fronte il 50 per cento delle forze di sicurezza russe, Prigozhin gli aveva dato ragione.
Il complotto di Kadyrov e Prigozhin contro il ministro della Difesa Shojgu
Non sarebbe un caso, ha sostenuto su Meduza Andrej Pertsev, analista politico con ottime fonti al Cremlino. Sia Kadyrov sia Prigozhin avrebbero conti in sospeso con il ministro della Difesa Serghej Shojgu e vorrebbero vederlo sostituito.
Prigozhin, stando a una fonte citata da Pertsev, penserebbe che "l'esercito usa metodi datati e che la sua compagnia militare privata Wagner è un'entità super efficiente e all'avanguardia", mentre Shojgu e i suoi generali pensano che Wagner "stia soltanto facendo confusione". Kadyrov, dal canto suo, ha più volte rivendicato che le unità cecene dell'esercito hanno fatto la differenza sul terreno e che sarebbero pronte "a prendere Kiev domani se Putin lo chiedesse".
Entrambi, inoltre, godrebbero della fiducia incondizionata di Putin che, alla luce delle ultime battute d'arresto in Ucraina, sarebbe "interessato ai metodi militari alternativi". In particolare, secondo una fonte di Pertsev, al presidente "piace la gente che sta al fronte, la "gente reale". Prigozhin e Kadyrov corrispondono alla descrizione, o ci provano".
L'ex guardia del corpo Djumin che aspira al ministero della Difesa
Non solo. Sarebbero anche nelle grazie di "un gruppo di giovani ambiziosi uomini delle Fso", il Servizio di protezione federale che garantisce la sicurezza di Putin. Vale a dire delle due ex "guardie del corpo" del presidente: il governatore di Tula Aleksej Djumin e l'ex governatore di Jaroslavl Dmitrij Mironov, oggi assistente di Putin.
Djumin è stato a lungo considerato uno dei papabili delfini di Putin destinati alla successione. Tra il 2015 e il 2016 era stato nominato vice di Shojgu che però lo aveva dirottato su Tula per timore che volesse prendere il suo posto. A quanto pare non aveva tutti i torti.
Secondo le fonti di Pertsev, Djumin aspirerebbe a tornare al ministero della Difesa, ma al posto di Shojgu. E Kadyrov e Prigozhin non avrebbero altro che da guadagnare: Kadyrov più credito nell'esercito e Prigozhin nuovi appalti milionari per Wagner.
Le probabilità che il cambio di poltrone riesca, mette in guardia Pertsev, tuttavia non sono molto alte, benché se ne stia discutendo al Cremlino. Rimpiazzare il ministro della Difesa nel bel mezzo dell'operazione militare speciale vorrebbe dire ammettere implicitamente il fallimento sul campo. E Putin se ne guarda bene.