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Ucraina, arriva lo scudo contraereo tedesco per Kiev

Consegnata la prima batteria di missili Iris-T: possono abbattere aerei, droni e cruise in un raggio di 40 chilometri. Ma Zelensky chiede una protezione completa dei cieli. Che la Nato non può offrire in tempi rapidi
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La prima batteria di missili contraerei tedeschi è stata consegnata all’Ucraina. I grandi camion con i lanciatori degli Iris-T SML sono stati fotografati lunedì notte a Katowice, in Polonia, sull’autostrada che conduce a Leopoli. Si tratta dei sistemi europei d’ultima generazione e di fatto oggi sono l’arma più moderna nell’arsenale di Kiev. Il missile è lo stesso utilizzato dai caccia Eurofighter e ha un raggio d’azione di quaranta chilometri: in pratica può garantire la difesa di una città contro gli attacchi di aerei e droni. In teoria, dovrebbe essere efficace pure per contrastare i missili cruise, come quelli usati dai russi nei raid di lunedì. Non ha invece la capacità di contrastare ordigni balistici o ipersonici. Anche se non ci sono state conferme, la batteria composta da tre semoventi con i lanciatori – ciascuno con otto ordigni - dovrebbe comprendere pure la centrale radar: un …

La prima batteria di missili contraerei tedeschi è stata consegnata all’Ucraina. I grandi camion con i lanciatori degli Iris-T SML sono stati fotografati lunedì notte a Katowice, in Polonia, sull’autostrada che conduce a Leopoli. Si tratta dei sistemi europei d’ultima generazione e di fatto oggi sono l’arma più moderna nell’arsenale di Kiev. Il missile è lo stesso utilizzato dai caccia Eurofighter e ha un raggio d’azione di quaranta chilometri: in pratica può garantire la difesa di una città contro gli attacchi di aerei e droni. In teoria, dovrebbe essere efficace pure per contrastare i missili cruise, come quelli usati dai russi nei raid di lunedì. Non ha invece la capacità di contrastare ordigni balistici o ipersonici. Anche se non ci sono state conferme, la batteria composta da tre semoventi con i lanciatori – ciascuno con otto ordigni - dovrebbe comprendere pure la centrale radar: un apparato in grado di monitorare 180 bersagli a una distanza di 250 chilometri.

Queste armi erano state promesse nella scorsa primavera dal governo di Berlino: ci sono voluti più di quattro mesi perché venisse completata la costruzione del primo complesso e soprattutto addestrato il personale. Una seconda batteria dovrebbe arrivare entro fine anno. Produzione e formazione sono i due temi chiave che vengono discussi in queste ore dalla coalizione che sostiene Kiev. Il presidente Zelensky ha ribadito al G7 la richiesta urgente di ottenere “un’adeguata difesa aerea”. Ma non è semplice. Nella scorsa primavera il governo statunitense si è impegnato per far consegnare gli S-300 di concezione sovietica ancora in servizio nei Paesi orientali della Nato: apparati efficienti, dello stesso tipo già in servizio con le forze ucraine. Il ritmo frenetico dei combattimenti ne ha visti annientare molti dai jet di Mosca e soprattutto si stanno esaurendo le scorte di missili, che vengono realizzati soltanto in Russia. Ed ecco la necessità di sostituire gli S-300 con modelli occidentali.

Gli Usa da tempo hanno annunciato la donazione di otto Nasams, progettati assieme alla Norvegia: missili con una portata di cinquanta chilometri a cui è affidata pure la protezione della Casa Bianca durante eventi particolari. Due batterie saranno prelevate dalle scorte esistenti e secondo il Pentagono arriveranno in Ucraina entro “uno-due mesi”. Le altre sei batterie invece sono state ordinate alle fabbriche: bisognerà aspettare almeno la prossima primavera. Di fronte alle immagini delle città devastate dai raid russi e agli appelli di Zelensky, la Nato non ha una soluzione immediata per difendere i cieli. Nasams e Iris-T Sms sono tutto sommato i sistemi meno sofisticati disponibili ma rappresentano comunque un salto tecnologico enorme per i tecnici ucraini. Pure il personale più esperto deve seguire un corso di tre mesi prima di diventare “combat ready”.

Congegni più potenti, come i Patriot americani e i Samp-T italo-francesi che possono affrontare pure i missili balistici, imporrebbero una preparazione lunga il doppio. C’è poi un altro problema: tutti gli eserciti dell’Alleanza Atlantica hanno pochissime di queste armi, estremamente costose. Nei lunghi decenni di pace e di tagli ai bilanci militari, l’acquisto di dispositivi contraerei è stato ridotto al minimo. Oggi l’Italia ha soltanto cinque batterie di Samp-T per proteggere l’intera Penisola. E con il ritorno al clima di Guerra Fredda nessuno, neppure i Paesi più vicini a Kiev, è disposto a rinunciare alla contraerea. Produrne di nuovi richiede da sei mesi a un anno: i tedeschi hanno accorciato i tempi dirottando agli ucraini apparati di cui era già cominciato l’assemblaggio per un altro Paese. Mentre invece il presidente Zelensky ne ha estrema urgenza.

Sta venendo presa in considerazione un’ipotesi meno lenta: dare a Kiev le ultime versioni dei vecchi Hawk americani, in servizio dal 1960 e ancora in linea con nazioni europee come Svezia, Grecia e Romania. Strumenti più semplici da maneggiare ma ovviamente molto meno efficaci: solo Turchia, Emirati ed Egitto li hanno aggiornati per contrastare i droni. Insomma, potrebbero rivelarsi un’arma spuntata contro la minaccia di Putin. Ed ecco che, in maniera quasi paradossale, dagli ambienti dell’esecutivo di Kiev torna oggi la stessa richiesta formulata nei primi giorni dell’invasione: imporre una “no fly zone” sull’Ucraina, con gli aerei della Nato impegnati attivamente per impedire i raid dell’aviazione e dei cruise di Mosca. Una domanda bocciata all’epoca dalla Casa Bianca perché comporterebbe un coinvolgimento diretto dell’Alleanza atlantica nel conflitto, con il rischio concreto di escalation. Ma se i bombardamenti del Cremlino sulla popolazione dovessero proseguire, quale sarebbe la risposta dell’Occidente? Alcuni governi – in particolare la Polonia e i Paesi baltici – restano disponibili a valutare lo scenario della “no fly zone”, nella convinzione che se crollasse la resistenza ucraina loro sarebbero i prossimi a finire nel mirino di Putin.