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“Noi, ricchi e accoglienti”. A Martha’s Vineyard l’onore dei liberal è salvo

Il governatore della Florida, Ron DeSantis (reuters)

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Viaggio nell’isola di Clinton e Obama, dove Ron DeSantis ha scaricato un gruppo di migranti. "Il governatore della Florida voleva creare il caos, invece ha tirato fuori il meglio da tutti noi"
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EDGARTOWN (Massachusetts) - L’intestazione sulla busta è piuttosto essenziale: “Alla chiesa che ha ospitato i migranti”. Niente nome o indirizzo. Eppure i postini hanno trovato il modo di consegnarla alla St. Andrews Episcopal Church di Edgartown, sull’isola di Martha’s Vineyard, dove Palmer Marrin ce la mostra con un misto di orgoglio e riconoscenza. Dentro ci sono una banconota da venti dollari e un biglietto anonimo che dice: «Grazie per aver dimostrato che gli americani sono ancora capaci di essere compassionevoli». L’assistente del pastore Chip Seadale indica la scatola dove ha raccolto decine di lettere simili, una spedita persino da Parigi, e commenta: «Questa è la prova che il governatore della Florida Ron DeSantis ha fallito. Voleva creare il caos, dimostrando che gli stati liberal sono abitati da ipocriti senza cuore, e invece ha tirato fuori il meglio da tutti noi».
 
EDGARTOWN (Massachusetts) - L’intestazione sulla busta è piuttosto essenziale: “Alla chiesa che ha ospitato i migranti”. Niente nome o indirizzo. Eppure i postini hanno trovato il modo di consegnarla alla St. Andrews Episcopal Church di Edgartown, sull’isola di Martha’s Vineyard, dove Palmer Marrin ce la mostra con un misto di orgoglio e riconoscenza. Dentro ci sono una banconota da venti dollari e un biglietto anonimo che dice: «Grazie per aver dimostrato che gli americani sono ancora capaci di essere compassionevoli». L’assistente del pastore Chip Seadale indica la scatola dove ha raccolto decine di lettere simili, una spedita persino da Parigi, e commenta: «Questa è la prova che il governatore della Florida Ron DeSantis ha fallito. Voleva creare il caos, dimostrando che gli stati liberal sono abitati da ipocriti senza cuore, e invece ha tirato fuori il meglio da tutti noi».
 
 
Palmer si riferisce al 14 settembre scorso, quando verso le quattro del pomeriggio due bus con 49 migranti, inclusi alcuni bambini e anziani, avevano parcheggiato davanti ai Martha’s Vineyard Community Services. Mentre i passeggeri scendevano, la direttrice Beth Folcarelli aveva chiesto con sorpresa: chi siete? Cosa ci fate qui? «Siamo venezuelani scappati dalle persecuzioni del regime di Maduro - era stata la risposta - e abbiamo chiesto asilo. Ci hanno detto di venire qui perché ci avrebbero dato un alloggio e un lavoro». Beth aveva chiamato Lisa Belcastro, una signora di origini siciliane che gestisce l’ostello per homeless Harbor Homes, e il pastore di St. Andrews Chip Seadale. «Subito - ricorda Marrin - era scattata l’emergenza per aiutare queste persone, perché non c’era tempo per farsi troppe domande». 
 
 
Le domande però se le ponevano loro, i rifugiati come Katiuska e suo marito Pedro Torrealba, che avevano viaggiato due mesi attraverso l’America Centrale per arrivare negli Usa e poi mandare soldi ai figli di 7 e 11 anni lasciati a casa: «Ci avevano detto che saremmo andati a New York, forse a Boston. E ci avrebbero dato un lavoro». Belcastro scuote la testa: «Non sapevano neppure di essere arrivati sopra un’isola. Li avevano imbrogliati, frodati, per sfruttarli come pupazzi politici».
 
Ora sappiamo che quel viaggio era stato organizzato da DeSantis per portare l’emergenza immigrazione - 2,7 milioni di illegali arrestati negli ultimi 12 mesi al confine col Messico - sull’isola esclusiva dove vanno in vacanza ricchi e famosi come i due ex presidenti democratici Obama e Clinton. Voleva imbarazzare i liberal, mostrare al paese la loro ipocrisia, denunciare l’inefficienza di Biden che con la politica umanitaria delle porte aperte avrebbe creato la crisi, anche se ora sta imitando alcune decisioni di Trump, incluso il completamento di parti del muro nella regione di Yuma. Ma soprattutto, DeSantis puntava a guadagnare punti tra i militanti repubblicani, in vista della possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2024. Perché nel 2016 l’immigrazione e la barriera lungo il confine col Messico avevano lanciato la carriera politica di Trump, e restano un pilastro per l’agenda del Grand Old Party. Perciò il governatore aveva pagato 615.000 dollari, arrivando poi fino ad un milione e mezzo, alla Vertol Systems, compagnia di trasporti aerei fondata dal finanziatore repubblicano James Montgomerie.
 
 
Tuttavia, siccome la Florida non confina con alcun paese straniero, e gli unici migranti che arrivano sulle sue coste salpano da Cuba e per legge vanno accolti, DeSantis era andato in Texas a prendersi quelli da cacciare. Li aveva trovati per lui Perla Huerta, ex militare di 43 anni che lavorava per il controspionaggio ed era stata schierata in Iraq e Afghanistan. Lei era andata davanti al Migrant Resource Center di San Antonio, distribuendo buoni per mangiare da McDonald’s. A chi abboccava consegnava un depliant che li invitava ad andare volontariamente in Massachusetts, per costruirsi una nuova vita. In realtà li aspettava un viaggio a Martha’s Vineyard per alimentare il circo politico. 
 
«La nostra - racconta Belcastro - è una piccola isola e non possediamo molte risorse. Però abbiamo gli ostelli per gli homeless, sappiamo gestire emergenze come gli uragani, e siamo una comunità coesa e generosa. Perciò tutti si sono mobilitati. Anche i turisti venivano a offrire cibo, pannolini, vestiti. E soldi. Un’anziana signora era venuta a trovarci in bici, dandoci una busta: dentro c’era un assegno da 10.000 dollari». Marrin ricorda che «avevamo fatto i test del Covid, ma erano risultati tutti negativi. Alcuni bambini però avevano la febbre e li abbiamo portati dal medico. Altri avevano bisogno del dentista». Alla fine erano rimasti tre giorni sull’isola: «Poi - dice Belcastro - li avevano trasferiti alla Joint Base Cape Cod. Non perché noi non li volessimo più ospitare, ma perché i militari potevano assisterli meglio e avviare le pratiche per l’immigrazione».
 
Il fatto curioso, che dimostra ancora di più il cinismo di DeSantis, è che i 49 venezuelani erano tutti in regola: «In realtà - spiega l’avvocatessa Rachel Self, che ne assiste cinque pro bono - nessuno di loro è illegale. Erano arrivati alla frontiera col Messico, si erano presentati come richiedenti asilo, e quindi avevano tutti i documenti che li autorizzavano a stare negli Usa». Anzi, cinque di loro nel frattempo sono tornati a Martha’s Vineyard. Avevano il diritto di farlo, ma ci chiedono di non rivelare le identità, per non compromettere il procedimento dell’immigrazione. Invece la mossa del governatore della Florida potrebbe accelerare la consegna a tutti degli U-visa, che si danno alle vittime di reati: «Lo sceriffo della Contea di Bexar nel Texas, Javier Salazar, ha certificato che in sostanza sono stati rapiti, aprendo un’inchiesta penale su DeSantis. Ciò ha dato loro il diritto di fare domanda per questo visto». I guai giudiziari per l’aspirante successore di Trump non finiscono qui: «L’organizzazione Lawyers for Civil Rights - spiega Self - gli ha fatto una causa modello class action per violazione dei diritti civili dei migranti, mentre il dipartimento al Tesoro ha avviato un’indagine perché c’è il sospetto che abbia usato soldi federali stanziati per il Covid allo scopo di pagare l’intera operazione». 
 
 
Palmer Marrin non nega che negli Usa esista un problema immigrazione, però ormai è diventato così polarizzato e sfruttato a scopi polici, che nessuno ragiona più sulle risposte di buon senso: «Il sistema è rotto, ma non verrà aggiustato con le oscillazioni delle varie amministrazioni. Bisogna ricostruirlo, in modo da conciliare la necessità di immigrati dell’America con il loro desiderio di venire. Per non parlare poi della compassione cristiana, di cui molti si ammantano senza esercitarla». 
 
Lisa concorda: «Sbagliano entrambi, Trump con il suo inutile muro, e Biden con la politica del tutti dentro. È ovvio che il Texas non può assorbire gli arrivi, ma è altrettanto vero che il nostro paese ne ha bisogno e deve avere un sistema più efficace per gestirli». Di sicuro non quello di DeSantis, che gioca con le vite umane per incassare punti politici: «Vedremo se la pagherà martedì alle elezioni, perché la storia dei rifugiati venezuelani è simile a quella dei cubani della Florida scappati dal castrismo, che potrebbero rivoltarsi contro di lui. Di certo però non credo che proverà a tornare a Martha’s Vineyard, perché con noi ha fallito».