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Tre presidenti per la Pennsylvania. Biden: “In gioco il nostro futuro”

(ansa)
Anche Obama e Trump in campo per il duello-chiave delle elezioni. Martedì si vota per il Senato, ma è l’inizio della partita per la Casa Bianca
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NEW YORK - In apparenza sembravano due comizi elettorali per il voto di midterm, ma quello che è andato in scena ieri sera in Pennsylvania è stato in realtà il primo atto della campagna presidenziale del 2024. Perché dal risultato di martedì non dipenderanno solo la maggioranza al Congresso e 36 governatori, ma soprattutto la possibilità che fra due anni si ripeta la sfida tra Joe Biden e Donald Trump, che il presidente in carica già dipinge come uno scontro esistenziale per salvare la democrazia americana. Il capo della Casa Bianca è andato a Philadelphia col predecessore Barack Obama, per sostenere la corsa di John Fetterman al Senato. Siccome il seggio è stato lasciato dal repubblicano Toomey, se i democratici riuscissero a conquistarlo la rincorsa del Gop alla maggioranza nella Camera alta si farebbe assai più ripida.
 
NEW YORK - In apparenza sembravano due comizi elettorali per il voto di midterm, ma quello che è andato in scena ieri sera in Pennsylvania è stato in realtà il primo atto della campagna presidenziale del 2024. Perché dal risultato di martedì non dipenderanno solo la maggioranza al Congresso e 36 governatori, ma soprattutto la possibilità che fra due anni si ripeta la sfida tra Joe Biden e Donald Trump, che il presidente in carica già dipinge come uno scontro esistenziale per salvare la democrazia americana. Il capo della Casa Bianca è andato a Philadelphia col predecessore Barack Obama, per sostenere la corsa di John Fetterman al Senato. Siccome il seggio è stato lasciato dal repubblicano Toomey, se i democratici riuscissero a conquistarlo la rincorsa del Gop alla maggioranza nella Camera alta si farebbe assai più ripida.
 
 
Sarebbe un risultato molto importante per Biden, non solo perché conserverebbe la possibilità di nominare giudici e prendere altre iniziative nei prossimi due anni di mandato, ma anche perché evitando una disfatta completa per il partito rafforzerebbe le possibilità di ricandidarsi nel 2024. Non a caso Biden, salito sul palco, ha ricordato che «siamo a tre giorni da una delle più importanti elezioni della nostra vita, che darà forma al nostro Paese per i decenni a venire».
 
Nelle stesse ore Trump è andato a Latrobe per appoggiare l’avversario di Fetterman, Mehmet Oz. Non perché gli importasse troppo il destino del dottore diventato personalità televisiva, ma perché è stato lui a volerlo candidare, e quindi una vittoria del suo uomo consoliderebbe le ambizioni di Donald a guidare il Gop alle prossime presidenziali. Fonti a lui vicine si aspettano che annunci la ricandidatura il 14 novembre, sulla scia del risultato di martedì, e quindi ha bisogno di dimostrare ai repubblicani che è il leader giusto su cui puntare.
 
 
La giornata di ieri era iniziata a Pittsburgh, dove Obama è stato richiamato in servizio per sospingere Fetterman. Il tono quindi lo ha dato lui, con la solita abilità retorica: «I democratici non sono perfetti, ma con poche eccezioni i repubblicani non fanno neppure più finta di rispettare le regole. E avete visto nel mondo cosa succede, quando rinunci alla democrazia. I governi ti dicono quale libri puoi leggere; i media fanno solo propaganda e i giornalisti finiscono in prigione; non conta per chi voti perché tanto il risultato è già scritto, e la corruzione è rampante perché non c’è alcun controllo. Quando questo accade la gente soffre». Quindi ha puntato il dito sulla violenza del dibattito pubblico, dopo l’assalto al marito della Speaker Nancy Pelosi: «Questa abitudine che abbiamo di demonizzare gli oppositori politici, dire cose pazze, crea un clima pericoloso. Quando persone in posizioni di leadership promuovono o ignorano la retorica esagerata, e se avviene un attacco come questo ci scherzano su, allora più persone si faranno male. E oltre a questo, violiamo lo spirito di base della nostra democrazia, lo spirito di chi siamo come americani».
 
In Pennsylvania l’avversario di Fetterman «ha delle risposte, ma sono solo quelle sbagliate. È facile scherzare sul dottor Oz e su tutti i rimedi da ciarlatano che ha pubblicizzato in tv, ma è importante. Dice qualcosa sul suo carattere. Se uno è disposto a vendere olio di serpente per fare soldi, allora probabilmente è disposto a vendere olio di serpente per essere eletto». Lo stesso problema riguarda le soluzioni proposte dai repubblicani a livello nazionale: «Gli piace parlare di inflazione, ma qual è la loro risposta? Quale la loro politica economica? Vogliono sventrare la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria, e concedere ulteriori tagli alle tasse ai ricchi e alle grandi aziende». «Stanotte - ha concluso poi Obama - riporteremo i nostri orologi indietro di un’ora. Martedì assicuriamoci che il nostro Paese non torni indietro di cinquant’anni». 
 
 
Qualche ora più tardi Obama è salito sul palco di Philadelphia con Biden, che ha rivendicato le due «visioni opposte» in campo tra «chi sta con la classe media e gli operai e chi pensa solo a rendere i ricchi ancora più ricchi» e ripetuto l’allarme sulla minaccia per la democrazia: «Vinceremo, ne sono sicuro. La democrazia è in gioco». Timori confermati subito dopo da Trump a Latrobe, dove si respirava il clima dei comizi del 2016. Agli americani ora tocca la scelta, martedì e fra due anni.