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L'economia dell'ottimismo: così Biden ha saputo rispondere alle paure degli americani

(reuters)
Con i prezzi e il debito alle stelle, il piano di stimolo varato nel 2021, fondato sui progetti infrastrutturali e l'aituo ai giovani, è riuscito a mitigare gli effetti della crisi e a rilanciare l'occupazione. Gli elettori alle urne non l'hanno dimenticato
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Con due economie a confronto in queste elezioni americane, quella della paura e quella dell'ottimismo, la partita difficile e rischiosa che ha giocato Joe Biden sul fronte degli stimoli fiscali ha fatto pendere le lancette dell'elettorato sull'economia dell'ottimismo: la piena occupazione, imminenti progetti infrastrutturali e l'aiuto a milioni di giovani studenti per ripagare in fretta i loro debiti universitari hanno arginato la paura per l'inflazione, l'aumento dei tassi, le cadute in borsa.

Smentite le previsioni sulla valanga rossa. La sfida di Desantis

Certo, è stato un argine sottile, ma ha portato a risultati chiave: i democratici stanno combatt…

Con due economie a confronto in queste elezioni americane, quella della paura e quella dell'ottimismo, la partita difficile e rischiosa che ha giocato Joe Biden sul fronte degli stimoli fiscali ha fatto pendere le lancette dell'elettorato sull'economia dell'ottimismo: la piena occupazione, imminenti progetti infrastrutturali e l'aiuto a milioni di giovani studenti per ripagare in fretta i loro debiti universitari hanno arginato la paura per l'inflazione, l'aumento dei tassi, le cadute in borsa.

Smentite le previsioni sulla valanga rossa. La sfida di Desantis

Certo, è stato un argine sottile, ma ha portato a risultati chiave: i democratici stanno combattendo con buone chance per una maggioranza al Senato mentre i repubblicani si aggiudicheranno la Camera con una maggioranza risicata. Non c'è stata insomma quella "valanga rossa" nelle corse fra i deputati, accompagnata da una maggioranza repubblicana al Senato come molti analisti anticipavano. Per questo, per quanto parziale e marginale sia stato, il risultato dei democratici sembra risuonare molto più forte di quel che dicono i numeri. Perché erano sfavoriti, perché si rimescolano le carte guardando al 2024, con l'apertura di diramazioni oggi imprevedibili sulle presidenziali. Ron DeSantis ad esempio ha vinto molto bene in Florida, cosa che rafforza le sue credenziali come sfidante di Donald Trump se l'ex Presidente deciderà di candidarsi, come sembra dalle sue piu recenti dichiarazioni.

L'economia della paura

Tornando all'economia, in perfetta sintonia col nostro tempo, in queste elezioni hanno dominato gli estremi assoluti. Gli indicatori economici hanno cominciato a mostrare risultati come mai si era visto negli ultimi 40 anni. Del resto quando tutto sembra esplodere c'è poco da fare, occorrono nervi saldi e una lunga attesa. Ripassiamo dunque gli indicatori chiave con cui gli americani sono andati alle urne. Quelli della paura sembravano prevalere. L'inflazione è balzata al di sopra dell'8,6% medio per gli ultimi mesi, il massimo in 40 anni, anzi dal 1981.

I prezzi del carburante al distributore hanno toccato punte, come è successo la settimana del 16 giugno di quest'anno, di quasi 7 dollari al gallone in California e di oltre 5 dollari nel resto d'America ( quasi tre volte il costo medio del 2020). Il costo della vita in genere ha subito rialzi imprevedibili, le bollette, i beni alimentari o certi servizi domestici sono saliti anche del 30%, 40 e persino 50%; il debito è spaventoso - 31.238 miliardi di dollari, il 137% del Pil, con un disavanzo pari al 5,7% del Pil.

Il debito corre

Pensate che soltanto il servizio sul debito tocca i 718 miliardi di dollari, l'11% di tutta la spesa pubblica americana. Più di tre volte, in sostanza, dell'ammontare di circa 200 miliardi di euro che ci spetta con il piano di investimenti europei. I valori mobiliari hanno perso terreno anticipando una recessione l'anno prossimo e quelli immobiliari sembrano seguire a ruota. Infine i tassi di interesse, salgono a ritmi non visti dall'inizio anni '80, aumenti visibilissimi che bruciano sui conti aziendali e delle famiglie, scatenando timori per i propri risparmi.

La curva della disoccupazine in discesa

La somma degli elementi "estremi" negativi sulla carta appariva più forte e trasversale degli elementi altrettanto estremi, ma positivi. Il più importante è stato certamente il tasso di disoccupazione. Dal 3,6% della fine del 2019, è passato al 13% e poi addirittura a un record recente del 14,7% nell'aprile del '20. Poi la curva si è invertita rapidamente e a ottobre di quest'anno, nonostante il forte aumento dei tassi di interesse, sono stati aggiunti altri 260.000 nuovi salariati dipendenti alla forza lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso appunto al 3,7%, un delta che ha rari precedenti nella storia economica americana.

L'efficacia del piano Biden

Un'accusa a Biden era di aver ecceduto con il suo pacchetto di stimoli per 1,900 miliardi di dollari approvato soltanto con il consenso della sua maggioranza democratica in Parlamento, subito dopo il suo arrivo alla Casa Bianca. Si doveva stanziare molto meno, dicono i critici, anche perché c'era ancora la coda di stimolo dei 4.000 miliardi circa stanziati durante il COVID con un accordo bipartisan. Il progetto di stimoli del 2021 che doveva aiutare anche infrastrutture e studenti è stato invece "along party lines". I democratici hanno vinto grazie al loro voto e i repubblicani per futura memoria dicevano che quel piano sarebbe stato un disastro. I risultati di ieri provano che Biden aveva visto giusto, gli elettori non hanno dimenticato.

La miopia della Fed

La verità è che gli elettori non hanno mai perso di vista la prospettiva di una crisi che arriva da lontano e si sviluppa in tre tappe. Parte dal COVID, dalla paura di morire, da un numero di vittime spaventoso, 500.000 morti. La crisi si sviluppa in modo strisciante nel corso del 2021, con l'impatto della crisi sulla logistica internazionale e la scarsità di materie prime. È in quel contesto che nasce l'importante pacchetto di aiuti di migliaia di miliardi varato nel 2020 viene distribuito per aiutare famiglie e aziende messo a punto e presto si registrano aumenti dei prezzi che la Fed interpretava come fisiologici, un aggiustamento "temporaneo", appunto, alle forti manovra di stimolo.

La colpa della Fed è stata quella di non aver capito subito che l'inflazione si era manifestata per stare. O forse lo aveva capito fin troppo bene e non voleva rischiare di sopprimere una ripresa dell'economia e dell'occupazione parte centrale della sua missione, a differenza della BCE. Infine il colpo finale, il terzo, arriva dalla folle guerra di Vladimir Putin contro l'Ucraina, con tutte le conseguenze in termini di crisi energetica ed alimentare. Questo contesto storico, seppure compresso in un periodo breve, non è sfuggito agli elettori che a sorpresa cercano buone notizie. E da qui alle elezioni del 2024 il tempo è lunghissimo.