La lettera del reparto russo massacrato: "Offensiva insensata, mandati a morire"
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraKRYVYI RIH - Erano trecento giovani e sono morti come i garibaldini di Sapri, ma senza l'onore di farlo per una guerra giusta. Uccisi "in quattro giorni" nel fango di Pavlivka, tra commilitoni costretti a marciare calpestando il loro sangue, sotto il tiro preciso degli ucraini appostati come cacciatori alla posta sui palazzoni che svettano sulla pianura.
Erano russi allo sbaraglio nelle campagne del Donbass insanguinato. Nel mezzo di una battaglia che qualcuno giudica strategica, altri molto meno. In una battaglia che continua anche oggi, ma da oggi è cambiato tutto. Quel che resta di loro è una lettera d'accusa ai generali che li hanno spediti al massacro in "un'offensiva insensata", una lettera firmata dai "marinai della 155esima brigata della flotta del Pacifico" e spedita al governatore di Primorye, Oleg Kozhemyako.
Una lettera forse apocrifa, come commenta il governatore ritenendo che possa essere una pol…
KRYVYI RIH - Erano trecento giovani e sono morti come i garibaldini di Sapri, ma senza l'onore di farlo per una guerra giusta. Uccisi "in quattro giorni" nel fango di Pavlivka, tra commilitoni costretti a marciare calpestando il loro sangue, sotto il tiro preciso degli ucraini appostati come cacciatori alla posta sui palazzoni che svettano sulla pianura.
Erano russi allo sbaraglio nelle campagne del Donbass insanguinato. Nel mezzo di una battaglia che qualcuno giudica strategica, altri molto meno. In una battaglia che continua anche oggi, ma da oggi è cambiato tutto. Quel che resta di loro è una lettera d'accusa ai generali che li hanno spediti al massacro in "un'offensiva insensata", una lettera firmata dai "marinai della 155esima brigata della flotta del Pacifico" e spedita al governatore di Primorye, Oleg Kozhemyako.
Una lettera forse apocrifa, come commenta il governatore ritenendo che possa essere una polpetta avvelenata servitagli dall'intelligence militare ucraina. Certamente anomala, perché spezza il rigore del silenzio imposto dalle gerarchie. Ma efficace e travolgente a prescindere: batte il dente dove duole, e ha costretto l'intera piramide marziale russa a prenderne atto e a reagire.
Sono intervenuti i blogger e i propagandisti russi che raccontano la guerra insieme alle forze speciali del Cremlino, dall'allineato WarGonzo al controverso GreyZone, considerato vicino alla Wagner. Per giorni la roboante propaganda pro Mosca aveva annunciato successi quotidiani verso la conquista di Pavlivka. Pareva già caduta, a sentire i filorussi. "È già in parte nostra", aveva detto il 30 ottobre il comandante del battaglione "Vostok" dei separatisti di Donetsk, Alexander Khodakovsky. Anzi, era "sotto controllo" russo, "sono solo in corso le pulizie" aveva assicurato il canale filorusso Spetsnaz Archangel. Da Kiev, invece, i bollettini ripetevano che i russi mandavano reclute al macello per conquistare pochi metri in un bagno di sangue quotidiano.
La lettera chiede al governatore di rivolgersi "al Comandante Supremo perché mandi una commissione, ma non del ministero della Difesa in cui si proteggono tra loro: indipendente". Lui ha incontrato i soldati e gli hanno detto che la lettera "è molto esagerata". La replica della Difesa è perentoria: "Le perdite non superano l'1%, con il 7% di feriti". Magari verrà fuori che la lettera è un fake, una mossa ucraina o una trappola interna: certo volano gli stracci.