Egitto, l'attivista Alaa in alimentazione forzata
a cura della redazione Esteri , a cura della redazione EsteriPreoccupano le condizioni dell'attivista egiziano-britannico Alaa Abdel-Fattah, in sciopero della fame e della sete in un carcere vicino al Cairo, dopo che è stato messo dalle autorità carcerarie "sotto trattamento medico". A dare l'annuncio, proprio durante la Cop27 in corso in Egitto a Sharm el-Sheikh, è stata la sorella Mona Seif, riportando quanto comunicato dagli agenti penitenziari alla madre, che da giorni si presenta davanti alla prigione di Wadi Natroun nel tentativo di avere notizie del figlio.
A spiegare il significato dell'espressione "trattamento medico", ovvero "alimentazione forzata", è stato Hossam Bahgat, il fondatore dell'ong per la difesa dei diritti umani Eipr, quella per cui lavora Patrick Zaki, confermando un sospetto che i familiari fanno trapelare da giorni. Anche se serve a salvare una vita, è "trattamento crudele, disumano e degradante", h…
Preoccupano le condizioni dell'attivista egiziano-britannico Alaa Abdel-Fattah, in sciopero della fame e della sete in un carcere vicino al Cairo, dopo che è stato messo dalle autorità carcerarie "sotto trattamento medico". A dare l'annuncio, proprio durante la Cop27 in corso in Egitto a Sharm el-Sheikh, è stata la sorella Mona Seif, riportando quanto comunicato dagli agenti penitenziari alla madre, che da giorni si presenta davanti alla prigione di Wadi Natroun nel tentativo di avere notizie del figlio.
A spiegare il significato dell'espressione "trattamento medico", ovvero "alimentazione forzata", è stato Hossam Bahgat, il fondatore dell'ong per la difesa dei diritti umani Eipr, quella per cui lavora Patrick Zaki, confermando un sospetto che i familiari fanno trapelare da giorni. Anche se serve a salvare una vita, è "trattamento crudele, disumano e degradante", ha denunciato Human Right Watch.
Dopo oltre 6 mesi di sciopero della fame in carcere consumando solo 100 calorie al giorno, in coincidenza con l'inizio del summit Onu sul clima nella località turistica sul Mar Rosso ha deciso di intensificare la protesta non assumendo più nessuna caloria e dal 6 novembre, primo giorno di vertice, ha smesso anche di bere. È dunque al quinto giorno di digiuno totale.
La notizia arriva nel giorno in cui l'avvocato di famiglia, Khaled Ali, si è visto rifiutare la visita al suo assistito, precedentemente autorizzata. Quando il legale si è recato in carcere, "il ministero degli Interni si è rifiutato di applicare il permesso della procura per fare visita ad Alaa dicendo che il permesso riportava la data del 9 novembre e non la data di oggi (10 novembre, ndr)", ha riferito su Twitter l'avvocato, sottolineando che il permesso era stato emesso alle 20 di mercoledì sera ma gli era stato notificato solo giovedì mattina.
La condanna di Alaa Abdel-Fattah
Alaa Abdel-Fattah, 40 anni, che ha anche la cittadinanza britannica visto che la madre è nata nel Regno Unito, sta scontando una condanna a 5 anni con l'accusa di diffusione di notizie false per avere ritwittato nel 2019 la notizia della morte di un altro detenuto in custodia. Diventato famoso durante la rivolta pro-democrazia del 2011 che portò alla caduta di Hosni Mubarak, ha trascorso in prigione gran parte degli ultimi 10 anni e la sua lunga incarcerazione è diventata il simbolo di uno scivolamento dell'Egitto verso un altro governo autocratico sotto la presidenza di Abdel-Fattah Al-Sisi.
La denuncia contro la sorella Sanaa Seif
Alla Cop27 di Sharm El-Sheikh è arrivata, da Londra dove vive, anche una delle sorelle di Alaa, Sanaa Seif, per fare pressione sui leader del mondo affinché chiedano la liberazione del fratello. Sanaa è stata informata che un avvocato egiziano filogovernativo ha presentato una denuncia contro di lei presso la procura del Cairo accusandola di "cospirare con agenzie straniere contro lo Stato egiziano, agitazione straniera e incitamento contro lo Stato egiziano e le sue istituzioni, e diffusione deliberata di notizie false".
Le reazioni internazionali
Gli Stati Uniti sono molto preoccupati per l'attivista britannico-egiziano Alaa Abdel Fattah, in carcere da mesi in Egitto, e lo hanno fatto presente "ai più alti livelli" del governo del Cairo. Lo ha detto il consigliere per la sicurezza americana, Jake Sullivan, in un briefing con la stampa, chiedendo il rilascio immediato dell'attivista. Diversi leader, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier britannico Rishi Sunak, hanno inoltre sollevato nei giorni scorsi il caso di Alaa Abdel-Fattah con l'Egitto durante la loro visita alla Cop27. Quanto alla posizione dell'Egitto, invece, a una domanda di Associated Press il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukry, ha optato per un no comment affermando che il focus della Cop27 sul cambiamento climatico dovrebbe essere la riduzione delle emissioni e non un attivista egiziano che ha deciso di fare lo sciopero della fame e della sete, suggerendo che alcuni Paesi stiano usando la questione per distrarre l'attenzione dagli impegni sul clima.
L'attivista italiano respinto
L'attivsta italiano per i diritti umani Giorgio Caracciolo ha denunciato su Twitter di non essere stato ammesso in Egitto dove si sta svolgendo la Cop27 sul clima e per la quale si era accreditato. "All'aeroporto del Cairo sono stato informato da un ufficiale egiziano che non sono il benvenuto nel Paese e non mi lasciano entrare", ha scritto il vicedirettore per i programmi internazionali di Dignity e membro di EuroMed Rights. A Caracciolo è stato chiesto di lasciare l'aeroporto internazionale del Cairo e di imbarcarsi su un volo per Parigi. Con l'hashtag Free Alaa, Caracciolo su Twitter cita Giulio Regeni.
E in un secondo tweet si chiede se il suo negato accesso in Egitto sia dovuto al fatto che "sono italiano e temono che possa provare a consegnare la notifica del processo ai quattro ufficiali di alto rango in attesa di giudizio in Italia per la tortura e l'omicidio del ricercatore Giulio Regeni. Oppure scopra dove si trovano, poiché l'Egitto ostacola e basta". Caracciolo si chiede ancora se "si preoccupano che noi facciamo pressione per la responsabilità internazionale e il perseguimento dei crimini commessi dai funzionari statali egiziani. O c'è un problema personale di cui non sono a conoscenza?".