Elezioni di midterm: l'America guarda al dopo-Trump
di Mario Platero , di Mario PlateroC'è una chiara linea di demarcazione in queste elezioni del midterm: da più parti sia in campo repubblicano che democratico l'America guarda al post trumpismo. Attenzione, non solo al candidato Trump, ma a tutto quello che rappresenta: esaltazione del bullismo e della provocazione estrema, sospetto delle istituzioni, derisione delle libertà civili, disprezzo delle regole o dei risultati elettorali ( solo quando si perde).
Può sembrare velleitario pensare al post trumpismo quando l'ex Presidente rivendica di avere portato alla vittoria elettorale in questa tornata 216 "suoi" candidati o quando si prepara a correre per le presidenziali del 2024, ma la marea anti Trump sale.
C'è una chiara linea di demarcazione in queste elezioni del midterm: da più parti sia in campo repubblicano che democratico l'America guarda al post trumpismo. Attenzione, non solo al candidato Trump, ma a tutto quello che rappresenta: esaltazione del bullismo e della provocazione estrema, sospetto delle istituzioni, derisione delle libertà civili, disprezzo delle regole o dei risultati elettorali ( solo quando si perde).
Può sembrare velleitario pensare al post trumpismo quando l'ex Presidente rivendica di avere portato alla vittoria elettorale in questa tornata 216 "suoi" candidati o quando si prepara a correre per le presidenziali del 2024, ma la marea anti Trump sale.
L'era del post-trumpismo
Anche se non conosciamo il risultato finale di queste elezioni, dalle urne elettorali è già emerso un perimetro di resistenza del partito democratico che nessuno si aspettava grazie al voto degli indipendenti e persino di molti repubblicani moderati ormai apertamente anti Trump. Fra molti ideologi di partito si pensa che il mancato "tsunami rosso" sia stato dovuto proprio dalla presenza ingombrante di Trump: la sua base aggressiva e crassa ha imposto candidati alle primarie che non hanno poi fatto bene al confronto finale. Per questo molti giornali definivano l'ex presidente "il perdente" di queste elezioni.
Il vento dell'Est contro l'ex presidente
In effetti, se è vero che alcuni candidati di Trump hanno vinto, molti altri hanno underperformed. Nel terzo e quinto distretto del Colorado, voti sicuri per repubblicani ora sono ancora indecisi. In alcuni stati dell'Est, dai sobborghi settentrionali della Virginia a quelli tradizionalmente conservatori del Rhode Island o del New Hampshire si è registrata una tenuta democratica insospettabile prima delle elezioni. Uno stato d'animo dell'elettorato riassunto provocatoriamente dal presidente Biden nella conferenza stampa di ieri: nelle urne elettorali, ha detto, "il voto era per la democrazia".
È una marea al rialzo, quella del post-trumpismo, che si declina su più fronti interni ed esterni al partito repubblicano. Di certo, nessuno dei protagonisti della vita politica, a partire da Mitch McConnel, capo dell'attuale minoranza repubblicana al Senato, lo sopporta. Nessuno potrebbe immaginare di fare altri quattro anni di Casa Bianca con Trump. Il mondo degli affari gli è ormai apertamente contro perchè il suo stile piratesco mette a rischio le fondamenta stesse del capitalismo, il rispetto delle regole e del diritto.
Il distacco di conservatori e buinessmen
Un conservatore come Rupert Murdoch è stato esplicito nel dare il benservito a Trump, lo ha fatto elogiando e offrendo il suo appoggio a Ron DeSantis, il governatore della Florida, la nemesi dell'ex Presidente. E ha mobilitato i suoi giornali in quella direzione. Trump, furibondo per l'atteggiamento "autonomo" di DeSantis, suo ex pupillo, è partito come sempre all'attacco cercando di colpire sotto la cintura: "Credo che se scegliesse di correre potrebbe farsi davvero molto male - ha detto ieri con tono ricattatorio - Credo che la base non sarebbe contenta e non sarebbe una buona cosa per il partito". E dopo una breve pausa ha aggiunto: "Potrei dire delle cose su di lui che non sono certo gradevoli. So più cose su di lui di chiunque altro, forse con l'eccezione di sua moglie".
La sfida con DeSantis
La battaglia è dunque ingaggiata. Trump fa bene a temere DeSantis, è articolato, dinamico, con un'oratoria efficace, riflette un modo più tradizionale di fare politica, è giovane, appena 44 anni e soprattutto ha preso la Florida, lui sì con un voto a valanga, il 59,4%, raccogliendo consensi persino in sacche tradizionalmente democratiche di Miami Dade. La sua risposta indiretta a Trump? "Non abbiamo soltanto vinto la Florida, abbiamo riscritto la mappa della politica".
Che l'umore del Paese sia cambiato con questo voto del Midterm lo abbiamo visto anche in votazioni locali, soprattutto per garantire il diritto all'aborto dopo la sentenza della Corte Suprema. A parte un voto di protezione scontato in California e altri stati progressisti, ha colpito che il Kansas abbia bocciato un emendamento costituzionale che avrebbe impedito l'aborto nello stato. Un voto potente perchè è trasversale e perchè delegittima una Corte Suprema che non riflette più la maggioranza del Paese.
La sconfitta di Oz in Pennsylvania
Sul piano simbolico due episodi ci danno la misura del sentimento popolare. Il primo riguarda la vittoria di John Fetterman in Pennsylvania contro Dr. Oz, candidato di origine turca e musulmano appoggiato da Trump. L'ex presidente ha negato di essersi irritato quando ha visto come andavano le cose dopo il voto. Ma fonti attendibili confermano che ha urlato di rabbia quando ha saputo che Oz aveva perso. Una sconfitta bruciante anche sul piano psicologico: come lui, Oz è diventato una star televisiva, un chirurgo cardiaco di successo ha trovato fama personale con uno suo spettacolo televisivo al punto che ha lasciato la professione per dedicarsi alla televisione guadagnando cifre colossali.
Ma il celebrity status di Oz non è bastato. E chissà forse Trump, essendo superstizioso, ha visto se stesso nella sconfitta del suo candidato, ricco, famoso e piuttosto sbrigativo. L'altro episodio che vi racconto riguarda uno spettacolo a Broadway, Music Man con Hugh Jackman.
Vecchio spettacolo degli anni Cinquanta, rispolverato, ingenuo, pulito, con musiche orecchiabili e commoventi, una storia che fin dall'inizio si sa come andrà a finire, ma che appassiona lo stesso percheè trasmette il feel good, quel sentimento positivo e gradevole che manca non solo all'America ma a molte altre società moderne, travolte dal cinismo e da una ferocia gratuita verso il prossimo che non si sopporta più. Lo spettacolo è sempre tutto esaurito e alla fine il pubblico si sbucciava le mani nelle standing ovation per un cast d'eccezione. Anche questa è, esplicita, voglia di cambiare.