Ucraina, nei droni iraniani anche componenti vendute dall'Italia
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonLe reti degli embarghi hanno le maglie larghe. Non riescono a impedire la corsa agli armamenti neppure degli "stati-canaglia", sottoposti da decenni alle sanzioni internazionali. L'ultima prova arriva dai droni iraniani lanciati contro Kiev: l'unico esemplare caduto intatto nelle mani ucraine rivela un cuore tecnologico straniero. Esaminando il Mohajer-6, un bombardiere telecomandato a lungo raggio, i tecnici ucraini hanno scoperto decine e decine di componenti importate dall'Europa, dagli Stati Uniti e dalla Cina. Con un ruolo fondamentale dell'Italia.
Radio Free Europe ha pubblicato un resoconto dei materiali importati clandestinamente dall'Iran. Puntando il dito anche contro il nostro Pae…
Le reti degli embarghi hanno le maglie larghe. Non riescono a impedire la corsa agli armamenti neppure degli "stati-canaglia", sottoposti da decenni alle sanzioni internazionali. L'ultima prova arriva dai droni iraniani lanciati contro Kiev: l'unico esemplare caduto intatto nelle mani ucraine rivela un cuore tecnologico straniero. Esaminando il Mohajer-6, un bombardiere telecomandato a lungo raggio, i tecnici ucraini hanno scoperto decine e decine di componenti importate dall'Europa, dagli Stati Uniti e dalla Cina. Con un ruolo fondamentale dell'Italia.
Radio Free Europe ha pubblicato un resoconto dei materiali importati clandestinamente dall'Iran. Puntando il dito anche contro il nostro Paese. Il drone infatti ha un motore austriaco, il Rotax 912: lo stesso propulsore dei Predator americani, diffuso nel mercato degli aerei ultraleggeri. La fabbrica appartiene al gruppo canadese Brp, che ha smentito di averne mai permesso l'esportazione in Russia o in Iran.
Il coinvolgimento dell'azienda italiana
Un'azienda italiana però ha avuto a lungo la licenza per vendere i motori Rotax a Teheran. Si tratta della Luciano Sorlini Spa, attiva da decenni in provincia di Brescia. Porta il nome del fondatore, che dopo avere militato nella Repubblica sociale con il battaglione Barbarigo della X Mas ha messo su una fabbrica di esplosivi e poi si è dedicato agli aeroplani. Sorlini è una figura leggendaria dell'aviazione, che ha creato un museo volante con velivoli storici restaurati.
Lo stop alle vendite nel 2019
É stato pure un collezionista d'arte: la sua raccolta di opere del Settecento veneziano è esposta nel MarteS di Cavalgese della Riviera (Brescia) e comprende opere di Tiepolo, Ricci, Guardi, Canaletto, Rosalba Carriera. Dopo la sua scomparsa, l'azienda viene gestita dalla figlia e dal genero. La Brp ha specificato che - nonostante la Luciano Scarlini sia stata incaricata della distribuzione dei motori Rotax in Iran - "dal 2019 non sono mai stati venduti in quel Paese". E ha spiegato che i "rigorosi controlli interni" vigilano sulle cessioni a enti con attività militari, "cosa che vietiamo per quanto riguarda Russia, Iran e Turchia".
Ma cosa è successo prima del 2019? I preziosi motori hanno raggiunto Teheran grazie alla Luciano Scarlini? La società bresciana contattata da Repubblica dichiara: "Li abbiamo commercializzati in Iran dal 2015 all'inizio del 2019, poi quando sono entrate in vigore le sanzioni abbiamo interrotto i rapporti. Tanto che dal nostro sito da allora abbiamo tolto il riferimento alla licenza per l'Iran".
I motoscafi acquistati dai Pasdaran
Formalmente i propulsori non hanno una vocazione bellica: sono molto apprezzati dagli appassionati del volo sportivo. Così come lo erano i motoscafi offshore superveloci, acquistati in Italia dai Guardiani della Rivoluzione e trasformati nei battelli d'assalto per dominare il Golfo Persico.
I maestri del contrabbando hanno infatti due parole magiche che aprono le porte degli Stati proibiti. Una è "dual-use": il termine che indica i prodotti a doppio uso, utili per macchini civili ma anche per strumenti di morte. L'altra è "triangolazione": l'importazione indiretta: i materiali vengono esportati in un Paese che non desta preoccupazione e da lì arrivano all'utilizzatore finale.
Il puzzle dei droni Mohajer
Tanti dei pezzi che permettono ai droni Mohajer di devastare le città ucraine sembrano avere seguito questa strada. La telecamera che trasmette le immagini ai piloti, ad esempio, è della Rum Cam Technology di Hong Kong. La società si è dichiarata "molto dispiaciuta nell'apprendere che i nostri prodotti vengono utilizzati per sistemi d'arma. Noi siamo specializzati nei pezzi di aereo modelli per hobbisti, non abbiamo mai contattato acquirenti legati al mondo militare".
Nei velivoli anche chip americani
Più sorprendente l'analisi dei chip elettronici. Mostrano il logo di compagnie statunitensi. Quelli di Texas Instruments; della Linear Technology Corporation e della Xilinx, entrambe californiane: della Analog Devices del Massachusetts. Particolarmente importante il ruolo delle componenti Xilinx, integrate nel data-link che trasmette le immagini del drone a terra: l'elemento decisivo per condurre i raid.
Più difficile provare la provenienza della telecamera termica, usata dal drone per individuare i bersagli nell'oscurità. Sembra essere una Venus Hot, costruita dalla Sierra-Olympic Technologies dell'Oregon. Ma potrebbe essere un modello più economico messo in vendita sul sito della Qingdao Thundsea Marine Technology cinese. Quest'ultima però nega di avere mai concluso affari in Iran, mentre le compagnie statunitensi hanno preferito non commentare.
Le forniture a Mosca
Repubblica lo scorso 24 aprile era stata tra i primi giornali al mondo a lanciare l'allarme sulle forniture belliche iraniane a Mosca: "Bisogna tenere d'occhio Teheran, ci sono molti motivi per cui potrebbero essere interessati ad aiutare Mosca a violare le sanzioni", aveva avvertito sulle nostre pagine Alexander Kupatadze, docente del King's College di Londra, autore di un saggio sugli effetti dell'embargo, sottolineando come l'Iran "abbia l'esperienza nel gestire queste operazioni". La nostra inchiesta si chiudeva così: "L'intelligence israeliana segnalava come russi e iraniani collaborassero per trasferire armi verso la Siria: un'alleanza che ora potrebbe riconvertirsi per sostenere il conflitto ucraino".