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Ritiro da Kherson, in Russia stavolta i falchi si allineano: “Decisione non facile, ma giusta”

(ansa)
Scontato l’ok del Cremlino, preparava la decisione da ottobre, ma il presidente non ne ha parlato
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I due sembrano ripetere le battute di un copione predefinito, ma senza alcuna immedesimazione. Nelle immagini trasmesse dalle tv di Stato, l'alto comandante delle forze russe in Ucraina Serghej Surovikin, sguardo inflessibile e voce flemmatica, suggerisce, indicando una mappa al di fuori dell'inquadratura, di spostare le forze sulla riva sinistra del Dnipro. "Capiamo che non è una decisione semplice, ma preserverà le vite dei nostri uomini e la prontezza al combattimento delle nostre unità".


Il ministro della Difesa Serghej Shojgu, senza battere ciglio, accoglie il suggerimento e gli ordina di "iniziare col ritiro delle truppe" da Kherson. Vladimir Putin intanto firma decreti, partecipa a un evento dell'Agenzia medica e biologica e parla con il premier armeno Nikol Pashinjan. Scarica sui generali la responsabilità di quella che, sebbene attesa da settimane, se confermata, sarebbe una delle battute d'arresto pi&ugrav…

I due sembrano ripetere le battute di un copione predefinito, ma senza alcuna immedesimazione. Nelle immagini trasmesse dalle tv di Stato, l'alto comandante delle forze russe in Ucraina Serghej Surovikin, sguardo inflessibile e voce flemmatica, suggerisce, indicando una mappa al di fuori dell'inquadratura, di spostare le forze sulla riva sinistra del Dnipro. "Capiamo che non è una decisione semplice, ma preserverà le vite dei nostri uomini e la prontezza al combattimento delle nostre unità".


Il ministro della Difesa Serghej Shojgu, senza battere ciglio, accoglie il suggerimento e gli ordina di "iniziare col ritiro delle truppe" da Kherson. Vladimir Putin intanto firma decreti, partecipa a un evento dell'Agenzia medica e biologica e parla con il premier armeno Nikol Pashinjan. Scarica sui generali la responsabilità di quella che, sebbene attesa da settimane, se confermata, sarebbe una delle battute d'arresto più significative in otto mesi di "operazione militare speciale": la perdita dell'unica capitale regionale ucraina che era stata strappata a Kiev lo scorso marzo e poi a fine settembre annessa e dichiarata in pompa magna "per sempre russa". Eppure stavolta nessuno protesta.

Il Cremlino preparava l’annuncio da un mese. Aveva persino distribuito un manuale ai propagandisti perché preparassero il terreno sottolineando che «le truppe russe cercano di salvare la vita di civili e soldati». Surovikin ha di fatto ripetuto i punti del manuale. Come Andrej Turchak, segretario del Consiglio generale del partito al potere Russia Unita e vicepresidente del Consiglio federale, la Camera alta del Parlamento russo, che pure lo scorso maggio diceva che la Russia era a Kherson “per sempre”. Anche la nomina di Surovikin a capo delle operazioni annunciata a inizio ottobre faceva parte del piano.

Perciò nessuno inveisce. Neppure il leader ceceno Ramzan Kadyrov né il capo dei mercenari Wagner Evghenij Prigozhin che pure avevano criticato il ritiro da Lyman. Stavolta, anzi, applaudono Surovikin. "Ha preso una decisione non facile, ma si è comportato come un uomo che non ha paura delle responsabilità", commenta Prigozhin arrivando a definire il ritiro da Kherson "con perdite minime" il suo "più grande risultato".

Kadyrov gli fa eco: "Sono pienamente d'accordo con Evghenij Viktorovich. Dopo aver valutato tutti i pro e i contro, il generale Surovikin ha fatto una scelta difficile, ma giusta, tra sacrifici insensati per rivendicazioni rumorose e la salvaguardia delle preziosissime vite dei nostri soldati".

I falchi, per una volta, sono tutti d'accordo con l'esercito: difendere Kherson sarebbe costato troppo in termini di vite umane. Ne sono convinti Andrej Guruliov, generale in pensione e deputato, nonché vicecapo della Commissione per la Difesa, e persino i corrispondenti militari e i megafoni della propaganda.

"L'alternativa era una sola: tappezzare la steppa di corpi di mobilitati", scrive su Telegram Margarita Simonjan, capa di Rt, ex Russia Today. Vladimir Soloviov, il propagandista-in-capo di Putin, apre il suo seguitissimo talk show serale con un cambio di programma: non si parlerà di elezioni americane, ma di Kherson: "Combattiamo contro la Nato intera, non potevamo immaginarlo. Dobbiamo fidarci delle decisioni dei generali. È una decisione militare, non politica. Non esistono "accordi" dietro le quinte".


La verità, come dice il deputato Andrej Medvedev, è che il ritiro "non è certo la decisione di Surovikin. Senza l'approvazione del comandante in capo supremo, non sarebbe stata presa. E la decisione del Supremo non può essere contestata. In Russia, come dimostra la nostra storia, finisce male". Ne sono tutti consapevoli, perciò abbozzano.

Soltanto un canale Telegram, Zloy Zhurnalist, "Il Giornalista arrabbiato", oltre 100mila iscritti, ha il coraggio di dire - grazie all'anonimato - che il Re è nudo: "Il nostro potere è debole e il mondo lo capisce. Questa è la più grande sconfitta geopolitica di Putin e della Russia. Questa non è solo una debolezza della Russia, ma una debolezza del Presidente".