Non solo droni: l'Iran fornisce alla Russia anche i giubbotti antiproiettile
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonNon solo droni, ma un sostegno di equipaggiamenti molto più ampio. Per attrezzare i 300mila riservisti destinati alla riscossa della sua armata, Putin si è rivolto in modo massiccio all’Iran. Quello che era un sospetto degli ucraini, si è trasformato in certezza con la cattura di alcune delle reclute russe spedite sul fronte del Donbass: indossavano giubbotti antiproiettile ed elmetti fabbricati nella Repubblica islamica. Le etichette indicano che sono stati prodotti dalla Milad e le protezioni paiono di buona qualità: il modello Rouin-3 è certificato per resistere ai proiettili in calibro 7,62 millimetri, grazie alle lastre in ceramica che si inseriscono all’interno del giubbotto. L’unica nota stonata è il colore: un beige molto chiaro pensato per i deserti del Golfo che non ha valore mimetico nei boschi ucraini. Probabilmente si potrà confondere meglio nella neve che ha già cominciato a cadere nella parte sett…
Non solo droni, ma un sostegno di equipaggiamenti molto più ampio. Per attrezzare i 300mila riservisti destinati alla riscossa della sua armata, Putin si è rivolto in modo massiccio all’Iran. Quello che era un sospetto degli ucraini, si è trasformato in certezza con la cattura di alcune delle reclute russe spedite sul fronte del Donbass: indossavano giubbotti antiproiettile ed elmetti fabbricati nella Repubblica islamica. Le etichette indicano che sono stati prodotti dalla Milad e le protezioni paiono di buona qualità: il modello Rouin-3 è certificato per resistere ai proiettili in calibro 7,62 millimetri, grazie alle lastre in ceramica che si inseriscono all’interno del giubbotto. L’unica nota stonata è il colore: un beige molto chiaro pensato per i deserti del Golfo che non ha valore mimetico nei boschi ucraini. Probabilmente si potrà confondere meglio nella neve che ha già cominciato a cadere nella parte settentrionale del Paese.
Il ponte aereo
Dall’esame di alcune foto, sembra che i rinforzi russi indossino anche abiti invernali confezionati in Iran: parka molto simili a quelli dei Guardiani della rivoluzione che pattugliano le catene montuose. Un altro indicatore dello shopping condotto da Mosca a Teheran. Oltre settanta voli di velivoli cargo tra le due capitali sono stati monitorati su siti come FlightRadar24, ma si ritiene che il ponte aereo venga riservato agli strumenti più delicati, come i droni kamikaze Shahed e Mohajer impiegati a decine per colpire le città ucraine. Gli altri materiali invece raggiungerebbero la Russia attraverso le rotte navali del Caspio che uniscono i due Paesi. É stato anche ipotizzato - ma senza conferme ufficiali - che siano stati trasferiti dall’Iran lotti di razzi terra-terra da 122 millimetri e lanciatori semoventi.
Aspettando i missili
La grande paura, prospettata dall’amministrazione statunitense, è che possano venire ceduti al Cremlino anche i missili terra-terra balistici, contro i quali le difese contraeree ucraine avrebbero scarsa efficacia. Secondo quanto risulta a Repubblica, l’intelligence occidentale ha osservato con attenzione i test dei Guardiani della rivoluzione condotti tra il 29 ottobre e il 2 novembre scorsi: una prova generale del loro arsenale. Ci sono stati lanci di armi in grado di colpire da un minimo di 190 a un massimo di oltre mille chilometri, come hanno dimostrato i cinque missili partiti il 31 ottobre da Chabahar e caduti nei poligoni di Semnan e Yazd. Dall’inizio del 2022 sono stati registrati ben 80 tiri di prova, venti in più dell’anno precedente, che confermano i miglioramenti raggiunti in questo settore dagli ingegneri degli ayatollah.
La Nato crede che i Fateh-110 possano arrivare a 270 chilometri di distanza con un errore di venti metri rispetto al bersaglio stabilito mentre i Zulfiqar riescano a colpire a 700 chilometri, con manovre nella fase finale del volo per disturbare la contraerea e un margine di sbaglio di soli dieci metri. La testata esplosiva di ciascuno è pari a mezza tonnellata di tritolo. Se il loro schieramento in Russia fosse confermato, la campagna terroristica contro le città ucraine potrebbe presto entrare in una nuova fase, con danni ancora più gravi per la popolazione. La scorsa settimana Sergej Naryshkin, capo del servizio segreto estero Svr, è stato a Teheran e si ipotizza abbia incontrato i leader dei Guardiani proprio per discutere i nuovi rifornimenti in vista dell’offensiva invernale di Mosca.