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Segni di disgelo Usa-Cina. E dopo la Cop27 su metano e carbone adesso Pechino si muove

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Le promesse della delegazione di Xi sono frutto dei progressi diplomatici dopo gli incontri di Bali
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NEW YORK - Alla fine, la notizia più importante della Cop27 potrebbe essere quella che ha attirato meno attenzione: la svolta della Cina, che finalmente dice di voler prendere sul serio l'emergenza clima. È la sensazione raccolta dietro le quinte dalla delegazione americana guidata da John Kerry, ma confermata adesso anche dal leader di quella di Pechino, Xie Zhenhua.

L'apertura registrata in Egitto ora andrà verificata sul piano operativo, con una serie di incontri bilaterali da organizzare sul "campo neutro" europeo nei prossimi mesi. Però potrebbe diventare il primo effetto tangibile del vertice tra i presidenti Biden e Xi a margine del G20 di Bali, che ha avviato la fase del disgelo.

I canali di comunicazione tra Kerry e Xie sono rimasti sempre aperti, anche all'apice delle tensioni, dopo la visita a Taiwan della speaker della Camera Nancy Pelosi. La collaborazione ufficiale però era stata congelata da Pechino e quindi si …

NEW YORK - Alla fine, la notizia più importante della Cop27 potrebbe essere quella che ha attirato meno attenzione: la svolta della Cina, che finalmente dice di voler prendere sul serio l'emergenza clima. È la sensazione raccolta dietro le quinte dalla delegazione americana guidata da John Kerry, ma confermata adesso anche dal leader di quella di Pechino, Xie Zhenhua.

L'apertura registrata in Egitto ora andrà verificata sul piano operativo, con una serie di incontri bilaterali da organizzare sul "campo neutro" europeo nei prossimi mesi. Però potrebbe diventare il primo effetto tangibile del vertice tra i presidenti Biden e Xi a margine del G20 di Bali, che ha avviato la fase del disgelo.

I canali di comunicazione tra Kerry e Xie sono rimasti sempre aperti, anche all'apice delle tensioni, dopo la visita a Taiwan della speaker della Camera Nancy Pelosi. La collaborazione ufficiale però era stata congelata da Pechino e quindi si erano fermati anche i progressi concreti. All'inizio della Cop27 le discussioni sono riprese, ma gli americani hanno sentito dai cinesi la retorica abituale, secondo cui chi ha inquinato nel corso dei decenni sono i paesi sviluppati, e quindi loro devono sopportare il grosso dei rimedi, mentre la Repubblica popolare sta solo cercando di recuperare terreno. E questo dovrebbe valere tanto per le riduzioni delle emissioni future, quanto per il pagamento dei danni pregressi subiti dai paesi poveri o in via di sviluppo.

Qualcosa però è cambiata dopo il vertice di Bali, che nei comunicati finali aveva citato proprio il clima come uno dei terreni su cui la collaborazione poteva ripartire da subito. Xie Zhenhua ha assunto un atteggiamento molto più aperto e diretto, come se avesse ricevuto luce verde per accelerare il passo. Per la prima volta ha ammesso con Kerry che l'emergenza clima non è solo una minaccia grave, ma è un problema che sta avendo effetti devastanti sulla Cina. Quindi l'inviato di Pechino ha rivelato che il suo governo vuole affrontarlo davvero, e sta già facendo progressi col metano e le fonti rinnovabili. Xie ha confermato che la Repubblica popolare intende eliminare progressivamente l'uso delle centrali a carbone, e si sta già muovendo in questa direzione, che poi dovrebbe includere anche le sue esportazioni.

Fino al vertice tra Biden e Xi i cinesi erano stati cordiali, ma avevano ripetuto le solite cose. Dopo hanno cambiato marcia e sono entrati nei dettagli operativi. L'interpretazione degli americani è che Bali abbia aperto una nuova fase del disgelo, che magari arriverà a piccoli passi, ma sta già avvenendo nel concreto. Il primo punto in agenda è ovviamente la collaborazione della Cina per fare capire al suo alleato Putin che è arrivato il momento di negoziare la fine della guerra in Ucraina. A questo però si aggiunge il clima, cioè un'emergenza condivisa su cui si potranno fare progressi soltanto se le due principali economie mondiali lavoreranno insieme. Pechino ha ribadito l'intenzione di raggiungere gli obiettivi di Parigi e Glasgow, e quindi contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre industriali. Ha affermato che compensare i danni dei paesi poveri tocca ai ricchi, ma su base volontaria aiuterà le nazioni più colpite in Africa e America Latina con "capacity building", accesso alle tecnologie delle rinnovabili e sistemi di allarme. Magari punta a incassare crediti, però intanto le cose si muovono. É soltanto un primo passo, e bisognerà verificare le mosse concrete con una serie di incontri in Europa, ma potrebbe rappresentare l'inizio di una svolta.