Ales Bialiatski, il premio Nobel per la pace rischia 12 anni di carcere per contrabbando
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniIl Premio Nobel per la pace Ales Bialiatski rischia fino a 12 anni di carcere per l’accusa di “contrabbando”: lo ha reso noto Viasna, l’’organizzazione umanitaria bielorussa da lui fondata. Già detenuto nel suo Paese dal 2021, Bialiatski è accusato di avere importato illegalmente denaro in Bielorussia per finanziare gruppi di opposizione. L’imputazione è stata formalizzata oggi, annuncia Viasna, e comporta una pena da 7 a 12 anni di prigione. Insieme a lui sono stati incriminati due suoi collaboratori già agli arresti e un terzo che si trova in esilio all’estero.
Il 7 ottobre scorso, quando il Comitato del Nobel ha reso noti i vincitori del Premio per la pace 2022, assegnato congiuntamente a ong di tre paesi colpiti dalla guerra e dalla repressione, Ucraina, Russia e Bielorussia, l’attivista per i diritti umani bielorusso si trovava già dietro le sbarre. Era la sesta volta che veniva nominato per il No…
Il Premio Nobel per la pace Ales Bialiatski rischia fino a 12 anni di carcere per l’accusa di “contrabbando”: lo ha reso noto Viasna, l’’organizzazione umanitaria bielorussa da lui fondata. Già detenuto nel suo Paese dal 2021, Bialiatski è accusato di avere importato illegalmente denaro in Bielorussia per finanziare gruppi di opposizione. L’imputazione è stata formalizzata oggi, annuncia Viasna, e comporta una pena da 7 a 12 anni di prigione. Insieme a lui sono stati incriminati due suoi collaboratori già agli arresti e un terzo che si trova in esilio all’estero.
Il 7 ottobre scorso, quando il Comitato del Nobel ha reso noti i vincitori del Premio per la pace 2022, assegnato congiuntamente a ong di tre paesi colpiti dalla guerra e dalla repressione, Ucraina, Russia e Bielorussia, l’attivista per i diritti umani bielorusso si trovava già dietro le sbarre. Era la sesta volta che veniva nominato per il Nobel. I suoi arresti sono altrettanto numerosi.
Dopo avere finito gli studi, nel 1989 Bialiatski era diventato direttore del Museo Letterario Maksim Bogdanovich di Minsk, cominciando subito a dedicarsi all’assistenza delle vittime dello stalinismo in Bielorussia. Dopo il crollo dell’Urss nel 1991, viste negate le speranze di democrazia nell’ex-repubblica sovietica, ha fondato Viasna. Il suo primo arresto risale al 2011, con accuse posticce di evasione fiscale: anche allora in realtà aveva soltanto aperto un conto bancario per raccogliere fondi per la sua organizzazione. Scontata una sentenza a quattro anni di prigione, Bialiatski ha ripreso immediatamente l’attività umanitaria.
Nel settembre 2021, nuovo arresto, sempre con l’accusa di evasione fiscale. In mancanza di prove sembrava che il regime di Aleksandr Lukashenko fosse costretto a rilasciarlo, ma l’autunno scorso gli sono state rivolte nuove imputazioni, appunto per contrabbando di valuta estera, insieme all’accusa di non meglio specificate attività finanziarie che “violano l’ordine pubblico”. Adesso la procura precisa che rischia una pena fino a 12 anni di carcere.
Le autorità seguono il modello usato da Putin in Russia: non fare più uscire di galera i dissidenti, per un motivo o per l’altro. Dopo la precedente condanna a quattro anni, Bialiatski aveva avuto brevemente la possibilità di cercare rifugio in Occidente, ma non lo ha mai fatto. “Non intendo andarmene”, ha dichiarato. “Mi sento a mio agio nel mio Paese, anche quando sono in carcere, perché sono tra la mia gente”. Prima del Nobel per la pace aveva ricevuto tra l’altro il premio Lech Walesa e il premio Vaclav Havel per la sua attività in difesa dei diritti umani.