Nel momento in cui è entrato a Villa Firenze, Anthony Fauci è stato salutato con una lunga ovazione piena di gratitudine. “Sono venuti ad ascoltarla scienziati dalla California, dal North Carolina e dal Kansas” lo ha accolto l’ambasciatrice Mariangela Zappia, e ha iniziato l’evento delle Conversazioni smentendo con un sorriso lo stress di questi mesi, in cui ha subito persino minacce fisiche per aver contrastato pubblicamente le dichiarazioni di Trump. Il suo storico collaboratore Barney Graham mi confida che “tutto lo staff si interrogava sulle sue idee politiche ma in realtà è un indipendente”, e Fauci commenta: “ho lavorato con sette presidenti e sono stato educato ad avere rispetto per le istituzioni. Ma quando ho sentito Trump dire “il Covid scomparirà magicamente in breve tempo” o “lo si debella con la varechina” ho sentito il dovere di intervenire, c’erano in ballo vite um…
Nel momento in cui è entrato a Villa Firenze, Anthony Fauci è stato salutato con una lunga ovazione piena di gratitudine. “Sono venuti ad ascoltarla scienziati dalla California, dal North Carolina e dal Kansas” lo ha accolto l’ambasciatrice Mariangela Zappia, e ha iniziato l’evento delle Conversazioni smentendo con un sorriso lo stress di questi mesi, in cui ha subito persino minacce fisiche per aver contrastato pubblicamente le dichiarazioni di Trump. Il suo storico collaboratore Barney Graham mi confida che “tutto lo staff si interrogava sulle sue idee politiche ma in realtà è un indipendente”, e Fauci commenta: “ho lavorato con sette presidenti e sono stato educato ad avere rispetto per le istituzioni. Ma quando ho sentito Trump dire “il Covid scomparirà magicamente in breve tempo” o “lo si debella con la varechina” ho sentito il dovere di intervenire, c’erano in ballo vite umane e gli Usa hanno avuto più di un milione di persone decedute per la pandemia: sono stato considerato una talpa infiltrata per conto di Nancy Pelosi. Ma non mi spavento, sono di Brooklyn…”.
Che importanza ha avuto il suo retroterra italiano?
"Sono metà siciliano e metà napoletano e sono cresciuto a Bensonhurst, un’area tutta italiana. Mio padre, che era un farmacista, è stato contento quando ho intrapreso la carriera scientifica, ma l’elemento più formativo è stato il liceo Regis, dei gesuiti: lì ho fatto tesoro del loro motto “essere per gli altri” che era un principio anche della mia famiglia".
Il primo presidente per cui ha lavorato, Reagan, per sette anni non ha nominato l’Aids.
"Ritengo che non avesse capito la portata di quello che stava succedendo: è stata Liz Taylor a esortarlo a prendere una posizione pubblica in un convegno dove erano presenti molti rappresentanti della comunità omosessuale. Fino a quel momento il silenzio è stato un grave errore di un presidente che ha anche molti meriti in altri campi".
Per un lungo periodo lei è stato attaccato dall’attivista Larry Kramer, il quale lo definiva “un idiota incompetente”, ma poi lo stesso Kramer è arrivato a descriverlo come “l’unico vero e grande eroe” tra coloro che hanno combattuto l’AIDS.
“In un articolo è giunto definirmi “assassino” e questo mi ha sconvolto costringendomi ad ascoltare l’urlo di chi soffriva. Anche in questo caso ho seguito quegli insegnamenti”.
Dopo tre anni di pandemia esiste ancora un ampio mondo di no vax: come è possibile?
"La diffidenza sui vaccini è pre-esistente al Covid, ma trattandosi di una pandemia, questo atteggiamento anti-scientifico ha avuto maggiore visibilità e reazioni violente. Politicamente la concentrazione di persone vaccinate coincide con gli stati democratici mentre quelli che lo hanno rifiutato con quelli repubblicani, ma attenzione a facili scorciatoie: ho incontrato repubblicani che si sono impegnati in prima linea, e tra i presidenti che ha fatto di più per la sanità c’è stato George W Bush”.
Gli oltre un milione morti americani rappresentano una percentuale molto alta pro capite rispetto ad altri paesi occidentali.
"C’è anche da tener presente la grande disparità sociale di questo paese. In alcuni casi i malati avevano patologie tipiche di alcune comunità, come l’obesità, il diabete e l’ipertensione, non curate adeguatamente. E le strutture alle quali avevano accesso erano inadeguate, non tutti possono permettersi le stesse coperture assicurative”.
Ha notato una differenza nel modo in cui il resto del mondo ha affrontato la pandemia?
"L’esempio virtuoso è la Nuova Zelanda, agevolato dalla posizione, l’opposto si può dire della Svezia che non ha effettuato un serio lockdown concentrandosi sui più fragili".
Il Covid appartiene al passato?
"Purtroppo no, è passato solo il momento più acuto della crisi. I vaccini stanno facendo la loro parte, ma i contagi continuano a essere frequenti".
Ritiene che in futuro dovremo aspettarci nuove pandemie?
"Anche in questo caso la risposta purtroppo è si: non mi sembra che a livello planetario ci siano atteggiamenti che lasciano sperare in una possibile prevenzione".
Abbiamo imparato qualcosa dalla pandemia?
"Che l’uomo impari dall’esperienza è sempre un auspicio. Io penso che la pandemia mostri un elemento di tragedia nei milioni di morti, e un elemento di successo, nei progressi della scienza e nella maggiore consapevolezza ed energia con cui si è mosso il mondo medico".
Esiste un limite etico oltre il quale la scienza non può andare?
"È una domanda che sarebbe più corretto rivolgere a mia moglie, che si occupa di bioetica. Io posso dirle che il limite è nel rispetto di tutto ciò che definisce un essere umano: la dignità e la sua libertà".