Il sito Kyiv Independent ha pubblicato un'inchiesta in due puntate, in lingua inglese, su una serie di abusi e di furti di armi che sarebbero stati commessi dagli ufficiali della Legione internazionale, il gruppo di volontari stranieri venuti a combattere in Ucraina contro l'invasione russa. L'inchiesta si basa su interviste con decine di legionari, alcuni ex e altri in servizio attivo, che confermano la stessa storia. Prima di tutto: la Legione è formata da centinaia di combattenti divisi in due reparti, uno che fa capo all'Esercito e un altro che fa capo all'intelligence militare. Proprio questo secondo settore è quello nei guai. I soldati raccontano che ai vertici del reparto ci sono due ufficiali ucraini di nome Taras - uno è "il giovane" e l'altro è "il vecchio, per distinguerli - e da un sessantenne polacco che si fa chiamare Sasha Kuchynsky, ma il suo vero nome è Piotr Kapuscinski.
Queste le accuse: il polacco ha ordinato ai legionari di saccheggiare negozi abbandonati, di portare la maggior parte del materiale razziato a lui e di tenersene un po' come bottino personale. Elettronica, profumi, vestiti, ogni genere di cose. Molti soldati hanno rifiutato di obbedire a Kapuscinski e un caposquadra brasiliano ricorda di aver radunato i suoi uomini e di avere detto loro: "Non siamo venuti qui in Ucraina per fare quello che fanno i cazzo di russi!". Il polacco smercia la roba rubata ed è chiaro che vuole sfruttare la guerra per portare avanti un suo business. La cosa funziona anche al contrario: Kapuscinski si prende una parte del materiale destinato ai soldati e in certi casi glielo rivende - lo ha fatto con dei visori notturni, ma anche con delle casse di munizioni - e intasca il ricavo. I soldati la chiamano "la tassa Sasha".
Le proteste dei legionari cadono nel vuoto e questo è un problema, perché la prima puntata dell'inchiesta è uscita ad agosto e non ci sono state reazioni. Il polacco è protetto dai due Taras, che fanno parte dell'intelligence militare, il potentissimo Gur, e quindi estendono la loro intoccabilità ai traffici del loro protetto. Il Gur in questo conflitto gode di uno status eccellente, perché non ha problemi di infiltrazioni russe come le altre agenzie di intelligence e perché si dice sia dietro ai raid più spettacolari e alle operazioni più difficili. Tra queste missioni ci sarebbe anche l'attacco con un camion bomba contro il ponte sullo stretto della Crimea.
I legionari accusano i loro leader anche di averli mandati senza organizzazione in un paio di missioni così male pianificate da essere suicide, e di aver perso uomini per errori incredibilmente stupidi, come inviare due volte di seguito una squadra a occupare una postazione già scoperta dai russi senza voler ascoltare gli avvertimenti e le proteste. Risultato: cinque morti e un prigioniero. Un'altra volta li hanno spediti nel mezzo di un territorio conteso, senza che neppure l'esercito regolare sapesse la loro posizione; quindi senza possibilità di rifornirli o di recuperarli.
L'accusa più seria, tuttavia, è che il polacco assieme al resto del bottino abbia rubato per il suo tornaconto anche armi leggere, in particolare cinquanta fucili M4 di fabbricazione americana che sarebbero spariti da un'armeria della Legione. Ora, l'afflusso di di aiuti militari dai governi occidentali è causa di molte preoccupazioni per la Russia, che spesso produce propaganda e storie di paura per sostenere che armi molto potenti destinate ai soldati ucraini sono invece finite all'estero. Si tratta di un tema agitato più volte. Il governo americano ha creato un meccanismo di sorveglianza per seguire le armi e finora c'è soddisfazione perché non è mai mancato nulla, ma il caso di Kapuscinski potrebbe rovinare la storia. Inoltre si è scoperto che l'ufficiale negli anni scorsi faceva parte di una gang malavitosa in Polonia e ha precedenti penali per rapina e abusi sessuali. A guidare le indagini adesso c'è la Sbu, l'intelligence civile ucraina - che non gode dello stesso prestigio di quella militare e potrebbe voler ribaltare la situazione.