Da quasi tre mesi l'Iran vive alcune delle più grandi proteste antigovernative dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Le manifestazioni sono state innescate dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne di origini curde che è morta mentre era in custodia della polizia morale perché non aveva indossato nel modo corretto l'hijab. Da allora, il 16 settembre, il grido "Donna, vita, libertà" si è diffuso in tutto il Paese, fino alle regione più conservatrici, diventando lo slogan di un movimento guidato da donne e giovani per chiedere diritti civili e democrazia. Nonostante il blocco di internet imposto dal governo, sui social continuano a diffondersi le foto di donne che bruciano l'hijab, si tagliano i capelli o baciano i fidanzati per strada. Sono le istantanee diventate simbolo della lotta degli iraniani e dimostrano il ruolo guida delle donne.
La ciocca di capelli
Alla notizia della morte di Mahsa Amini, il 16 settembre, in migliaia sono scesi in piazza per chiedere giustizia e la fine delle persecuzioni contro le donne. Durante una manifestazione in piazza Azadi a Kerman, città conservatrice nel centro dell'Iran, una ragazza si è tagliata i capelli tra l'applauso della folla. Un segno di protesta che si è presto diffuso non solo tra le donne iraniane, ma in tutto il mondo.
L'hijab bruciato
Una donna alza le braccia al cielo in segno di vittoria durante una manifestazione a Teheran, capitale dell'Iran, a fine settembre. Tra le strade delle città iraniane il fuoco brucia l'hijab, il velo obbligatorio per le donne in pubblico dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Secondo la legge iraniana, basata sulla Sharia, le donne infatti devono coprirsi i capelli e indossare abiti lunghi e larghi per mascherare la propria figura. Ma dalla fine di settembre l'hijab brucia nelle città iraniane e le donne ballano a piedi scalzi intorno al fuoco, mentre le fiamme inghiottono il simbolo della loro oppressione.
La colazione
Danya Rad è seduta con un'amica al tavolino di un caffè del centro di Teheran, entrambe non indossano l'hijab. "Ieri, dopo la pubblicazione di questa foto, le agenzie di sicurezza hanno contattato mia sorella e l'hanno chiamata a dare alcune spiegazioni. Oggi, dopo aver visitato il luogo designato, è stata arrestata. Dopo alcune ore senza notizie, Danya mi ha detto in una breve telefonata di essere stata trasferita nel reparto 209 della prigione di Evin", ha scritto la sorella di Danya in un Tweet pubblicato sul social il 1 ottobre. La ragazza aveva condiviso la foto sul suo profilo, che aveva poi chiuso e riaperto.
La grande marcia
A quaranta giorni dalla morte di Mahsa Amini una folla si è radunata a Saqqez, città del Kurdistan iraniano in cui Masha è cresciuta e dov'è sepolta. In migliaia si sono spostati a piedi da tutto il Paese, aggirando i blocchi del governo, solo per renderle omaggio. Durante la marcia, una ragazza è stata fotografata di spalle e senza velo, mentre si metteva in piedi su una macchina. Un giorno di commemorazione che, ancora una volta, si è concluso con la violenza. Secondo testimoni e attivisti,infatti, le autorità hanno sparato gas lacrimogeni e hanno aperto il fuoco sui manifestanti nella città di Saqqez.
Le studentesse
Nelle scuole superiori del Paese, le studentesse si tolgono l'hijab, obbligatorio anche in classe, e si fotografano di spalle mentre lo lanciano in cielo. Ragazze di 15 o 16 anni che si uniscono alle proteste, per la prima volta nella storia, senza paura di contestare il governo e le rigide regole con cui sono cresciute.Nei video delle proteste davanti i cancelli scolastici si vedono le ragazze sventolare il velo e cantare cori come "morte al dittatore", verso la Guida suprema dell'Iran Ali Khamenei e il clero sciita che governa il Paese.
Il dito medio
Nelle classi c'è anche chi sostituisce le foto di Khamenei con lo slogan "Donna, vita, libertà" e chi si fa fotografare di spalle, e senza velo, mentre alza il dito medio verso il suo ritratto obbligatorio nei luoghi pubblici del Paese. Un gesto considerato osceno dalle autorità, ma per cui queste ragazze non hanno paura.
Nika Sharakami
Le atlete senza velo
Ai campionati asiatici della Federazione internazionale dell'arrampicata sportiva l'atlelta iraniana Elnaz Rekabi ha gareggiato senza velo, disobbedendo alle regole iraniane che impongono l'hijab anche alle sportive all'estero. Rientrata a Teheran, Rekabi è stata acclamata da una folla di migliaia di persone, ma alla tv di stato ha affermato di aver gareggiato senza velo inavvertitamente e di non aver fatto nessun gesto simbolico o politico. Secondo fonti dell'emittente britannica Bbc, quella di Rekabi era stata una confessione forzata.
Il bacio di Shiraz
Due ragazzi si baciano nella notte nel viale Moali Abed di Shiraz, mentre intorno loro gli iraniani manifestano per l'anniversario del Bloody Aban, il "novembre di sangue" del 2019 in cui centinaia di persone vennero uccise durante le proteste per l'aumento del prezzo del carburante. Un atto proibito nel Paese che diventa simbolo di una rivoluzione in cui ragazze e ragazzi chiedono la possibilità di avere una vita normale. Il diritto di cantare, ballare, tenersi per mano e baciarsi come tutti i ragazzi della loro età in molte parti del mondo.
La repressione
Secondo gli attivisti e le Ong, in quasi tre mesi di proteste più di 400 persone sono morte, mentre 18mila sono state arrestate. La violenta repressione delle manifestazioni da parte delle autorità iraniane ha portato il Consiglio per i diritti umani dell'Onu ad approvare l'avvio di un'indagine internazionale indipendente nel Paese. Nonostate questo le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato oggi che le forze di sicurezza non mostreranno alcune pietà nei confronti di "rivoltosi, teppisti e terroristi", ha riferito l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim.