Si apre la seconda giornata dell’81esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dopo l’inizio dei lavori ieri con il discorso fiume di Donald Trump. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian: “Noi siamo vittime di terrorismo”. La delegazione statunitense ha lasciato l'aula in cui è riunita l'Assemblea generale delle Nazioni Unite non appena Pezeshkian ha iniziato il suo intervento. Ieri, durante il discorso di Trump, erano usciti dalla sala tutti i diplomatici di Teheran tranne uno, rimasto seduto ad ascoltare il presidente americano. Dopo spetta al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: “Il presidente russo Vladimir Putin non saprebbe vivere senza un conflitto e non si accontenterà. Per questo "il paziente zero va fermato".
Netanyahu non dorme a New York per motivi sicurezza
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parte stasera, arriverà a New York domattina e rientrerà domani sera. Per motivi di sicurezza, Netanyahu non trascorrerà nemmeno una notte a New York. Lo rende noto la tv israeliana Channel 13.
Appello del presidente dominicano all'Onu per un maggior impegno su Haiti
Il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, ha rivolto oggi un appello alla comunità internazionale a rafforzare l'impegno nella risoluzione della crisi di violenza nella vicina Haiti affermando che si tratta di "una minaccia per la pace e la sicurezza della regione, e in particolare per il mio Paese". Lo ha affermato nel suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sottolineando che gli sforzi fatti fino ad ora "non sono sufficienti" e che "la realtà non ci consente di attendere". "Un mese fa, nella comunità haitiana di Kentscoff, nel corso di una sola notte, le bande hanno ucciso non meno di 47 persone, tra cui 5 bambini. Quasi un milione e mezzo di haitiani sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. La metà di loro sono bambini. Questa Assemblea non può rassegnarsi a vedere i massacri diventare la norma per il popolo haitiano, già duramente provato e ciò che il Consiglio ha approvato richiede ora i mezzi per la sua attuazione", ha aggiunto Binader. Il presidente dominicano ha quindi ricordato che la forza multinazionale dispiegata nella lotta contro le gang "attualmente dispone solo di un quinto dei fondi e di un quinto delle truppe autorizzate". "Il mandato della forza scade il 30 settembre, spetta ora al Consiglio di sicurezza rinnovarlo e alla comunità internazionale fornire le truppe e le risorse necessarie", ha aggiunto.
Media: “Inviato russo Dmitriev in visita a Ny, incontrerà Witkoff e Kushner”
L'inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev viaggerà oggi negli Stati Uniti per incontrare alcuni rappresentanti dell'amministrazione Trump, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner. Lo riferisce Reuters citando due fonti a conoscenza dei preparativi per i colloqui, secondo quanto riportato dal Guardian. Le fonti hanno precisato che la visita di Dmitriev negli Usa, concordata con Vladimir Putin, si svolgerà a New York a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e farà seguito all'incontro tenutosi al Cremlino all'inizio del mese tra Putin e i rappresentanti statunitensi. Una delle fonti ha dichiarato che l'obiettivo della visita è mantenere vivo il dialogo tra Russia e Stati Uniti e proseguire gli sforzi per la pace.
Peskov: “Cremlino grato per invito a G20, valuteremo”
Il Cremlino è "grato e riconoscente" per l'invito rivolto dal Segretario di Stato americano Marco Rubio al presidente russo Vladimir Putin a partecipare al vertice del G20 che si terrà a Miami, in Florida, a dicembre. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov all'agenzia di stampa Ria Novosti, aggiungendo che la questione sarà ora valutata attraverso i canali diplomatici.
Sanchez non partecipa a ricevimento Trump
Il Presidente del governo spagnolo, Pedro Sànchez, ha detto sulla sua assenza al ricevimento offerto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a New York che "non c'è bisogno di posare in una foto per lavorare insieme". Sànchez ha fatto riferimento alla sua assenza al ricevimento di Trump in occasione dell'inizio della nuova sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella conferenza stampa che ha offerto per fare il punto del suo viaggio negli Stati Uniti. Il capo dell'esecutivo spagnolo ha sottolineato che il suo governo vuole lavorare con l'amministrazione statunitense su politiche di interesse comune per le rispettive società. Ha sottolineato che non si tratta di fare un'agenda contraria a Trump, ma fare ciò che è buono per la società spagnola.
Amodei: “Rallenteremo quanto sarà necessario per rendere IA sicura”
"Rallenteremo quanto necessario" per "garantire" che l'IA "sia sicura". Lo ha detto l'ad di Anthropic Dario Amodei ad una riunione del Consiglio di sicurezza a margine dell'Assemblea dell'Onu.
Altman: “L'IA deve essere realizzata per le persone, averle al centro”
L'intelligenza artificiale deve essere realizzata per le persone e deve mettere le persone al centro. Lo ha detto l'amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, al Consiglio di sicurezza dell'Onu. "È necessario responsabilizzare le persone a livello individuale", ha aggiunto.
Altman all'Onu: “IA può essere Rinascimento ma anche correre più delle istituzioni”
"Abbiamo una scelta davanti a noi. L'intelligenza artificiale può essere un nuovo Rinascimento, può aumentare la conoscenza. Dall'altra parte, l'IA può muoversi più velocemente delle nostre istituzioni. Serve attenzione". Lo ha detto l'amministratore delegato di OpenAI Sam Altman intervenendo al consiglio di sicurezza dell'Onu.
Raid russo sulla sede del partito di Zelensky mentre lui parlava all’Onu
La sede centrale del partito di Volodymir Zelensky a Kiev è stata colpita da un raid russo mentre il presidente ucraino parlava all'81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo hanno riferito le autorità di Kiev. Gli attacchi russi condotti oggi sulla capitale ucraina hanno causato due morti e 43 feriti. Tra gli attacchi, uno è avvenuto vicino a un'università e due al centro congressi, il secondo dei quali mentre Zelensky stava parlando.
Londra replica a Milei sulle Falkland: “Nessun dubbio sulla nostra sovranità”
Il Regno Unito ha risposto alle ultime dichiarazioni di Javier Milei sulle Isole Falkland ribadendo che non vi sono "dubbi" sulla sua sovranità e affermando che tale retorica "non è il comportamento che ci si aspetta da una democrazia". Nel suo discorso alle Nazioni Unite, Milei aveva affermato che il territorio era una "causa nazionale" dell'Argentina e che la sua popolazione non ha diritto all'autodeterminazione. L'account del Regno Unito alle Nazioni Unite ha replicato su X, affermando che gli isolani "hanno lo stesso diritto di determinare il proprio status politico... di qualsiasi altro popolo". "Il Regno Unito non ha dubbi sulla propria sovranità sulle Isole Falkland, sulla Georgia del Sud e sulle Isole Sandwich Australi, nonché sulle aree marittime circostanti di entrambi i territori. Il Regno Unito ribadisce con fermezza il proprio sostegno al diritto all'autodeterminazione degli abitanti delle Isole Falkland", si legge nella dichiarazione, secondo quanto scrive SkyNewsUk.
Sybiha a Lavrov: “Volevate Kiev in tre giorni e ora Mosca brucia”
"Volevate conquistare Kiev in tre giorni. Come avete fatto a ritrovarvi, quattro anni dopo, con Mosca in fiamme?". E' una delle tre domande rivolte dal ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, al suo omologo russo, Serghei Lavrov, durante la riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu dedicata all'Ucraina. "Conosco almeno tre domande alle quali non può rispondere", ha affermato Sybiha rivolgendosi al capo della diplomazia russa. "La prima: perché il vostro presidente non si siede al tavolo con il nostro presidente per porre fine a questa guerra?". "La seconda: ad agosto avete perso decine di migliaia di soldati per conquistare pochi chilometri quadrati. Per che cosa sono morti?", ha proseguito il ministro ucraino, prima di concludere con la domanda sulla mancata conquista di Kiev e sugli attacchi che ora raggiungono la capitale russa.
Incontro tra ministri degli Esteri Russia e Siria a margine dell’Assemblea Onu
l ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha incontrato il ministro degli Esteri siriano Asaad Hassan al-Shaibani a New York, a margine dell'81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Zelensky: “Xi può influenzare Russia più di molti altri”
"Ho incontrato il presidente Usa" Donald Trump, mentre "non ho avuto l'opportunità di parlare direttamente con il leader cinese" Xi Jinping, "che oggi si trova in America ma non qui, parliamo di una persona che può influenzare la Russia più di molti altri e vorremmo che desiderasse la pace tanto quanto la desideriamo noi in Ucraina". Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu.
Zelensky: “Servono misure di de-escalation prima dell'inverno”
"Misure di de-esclalation sono importanti e necessarie prima dell'inverno". Lo ha detto Volodymyr Zelensky intervenendo all'Assemblea dell'Onu.
Zelensky: “Russia usa soldati da 47 paesi, non lasciatevi trascinare”
"Sappiamo che la Russia usa soldati di 47 paesi nella sua guerra" in Ucraina. Lo ha denunciato Volodymyr Zelensky all'Onu. "A questi 47 paesi dico: sapete quello che la Russia fa con i vostri cittadini. Non consentite a Putin di trascinarvi in questa guerra".
Zelensky: “Pace prima che IA decida sul campo di battaglia”
"Oggi in guerra nulla funziona più come nel 2022, fatta eccezione per il coraggio delle persone. Tutto è cambiato, e chissà se in futuro il coraggio avrà ancora la stessa efficacia. Secondo alcuni dei più convinti sostenitori dello sviluppo dell'IA, oggi questa tecnologia rimane prevalentemente digitale; tuttavia, un giorno l'IA passerà dal mondo digitale a plasmare il campo di battaglia. E quando ciò accadrà, sarà meglio per noi essere in pace". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Zelensly: “Corea del Nord ha inviato truppe alla Russia, una follia”
La Corea del Nord ha inviato truppe alla Russia per "sostenere i punti deboli dell'esercito russo". Lo ha detto Volodymyr Zelensky intervenendo all'Onu definendo la mossa una "follia". "Perché i coreani dovrebbe dare la vita in guerra contro l'Ucraina?", ha aggiunto definendo la guerra "assurda e senza fine".
Zelensky: “Italia tra Paesi parte del programma di difesa balistica”
"Abbiamo lanciato, insieme ai nostri partner, un programma di difesa antibalistica denominato Freya. Vi partecipano già dieci Paesi: Ucraina, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "La scorsa settimana ho invitato la Polonia ad aderire; siamo inoltre in contatto con altri governi alleati interessati a partecipare a Freya e restiamo aperti a qualsiasi Paese in grado di contribuire alla creazione di un sistema di protezione contro i missili balistici. Il nostro programma Freya non sostituisce sistemi già collaudati ed efficaci, come ad esempio i sistemi Patriot o i sistemi antibalistici SAMP/T potenziati. Vogliamo realizzare un sistema producibile su scala molto più ampia e a costi inferiori; un sistema capace di integrarsi nella difesa dell'Ucraina e dell'Europa", ha aggiunto.
Zelensky: “Chi commercia con Russia allunga la guerra”
"Le sanzioni, i pacchetti di sostegno, la nostra produzione congiunta di armamenti: tutto questo è importante, naturalmente. Tutto ciò ci rende più forti. Quando qualcuno fornisce più denaro alla Russia attraverso il commercio, concede a questa guerra più tempo. E' proprio per questo che insistiamo nel limitare gli scambi commerciali con l'aggressore e nel ridurre noi stessi le entrate della Russia". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Molti di voi qui presenti hanno visto più volte come l'abuso del diritto di veto all'Onu indebolisca il mondo e allontani la pace. Quando la Russia dispone di denaro, dice sempre di no - no alla diplomazia - e questo costituisce anch'esso una sorta di veto alla pace: non un diritto ufficiale, ma un veto reale. E quando qualcuno nel mondo allenta le sanzioni - le sanzioni contro gli oligarchi russi - magari rende la vita più comoda ai russi ricchi, ma concede anche più tempo alla guerra; più tempo affinché Putin possa mandare persone povere a morire al fronte. Pertanto, le entrate della Russia devono rimanere un obiettivo", ha aggiunto. "Il deficit di bilancio russo è oggi più elevato che in qualsiasi altro anno e la maggior parte delle regioni russe è già in bancarotta; la Russia aveva pianificato grandi operazioni al fronte per quest'estate, ma sono tutte fallite. L'offensiva russa a base di missili da crociera e droni Shahed non ha prodotto i risultati sperati da Putin. Hanno causato danni, certo, ma non ci hanno piegati. Abbiamo costruito la nostra difesa. Ciò che oggi rappresenta una vera difficoltà per noi sono i missili balistici russi e i loro nuovi droni a propulsione a getto", ha evidenziato.
Zelensky: “Putin non può vivere senza guerra; va fermato”
Il presidente russo, Vladimir Putin, "non può vivere senza guerra, è il paziente zero e va fermato". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "E' lui il "Paziente Zero": colui da cui questa idea di guerra continua a diffondersi e che, ovunque arrivi, porta solo dolore, instabilità, nuovi rischi e, naturalmente, nuove crisi. Più libertà di agire ha Putin, più il mondo diventa pericoloso per tutti gli altri. Ecco perché questo "Paziente Zero" deve essere fermato. Bisogna negargli lo spazio per agire e per diffondere ulteriormente questo male", ha spiegato.
Zelensky: “In 8 mesi Russia ha perso 248 mila uomini”
"Da quasi cinque anni i generali russi tentano di eseguire il folle ordine di Putin di conquistare le nostre terre orientali, la regione di Donetsk. E solo quest'anno, tra gennaio e agosto, l'esercito russo ha subito perdite per 248.960 unità". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ventuno Paesi al mondo hanno una popolazione inferiore. Ventuno Paesi al mondo hanno una popolazione inferiore al numero di soldati russi persi in soli otto mesi. Abbiamo la conferma video di ciascuna di queste perdite; non si tratta solo di statistiche. Si tratta di persone. Disponiamo di un archivio di riprese effettuate dai droni, video che mostrano migliaia e migliaia di russi perdere la vita in zone letali. E' una follia, eppure continuano ad andarci a morire, perchè è questo che vuole Putin", ha aggiunto.
Zelensky: “Putin paga 248 persone per km da conquistare”
"Dopo aver perso così tante persone, quest'anno la Russia è riuscita a conquistare poco più di 1.000 chilometri quadrati del nostro territorio, e noi ne abbiamo già liberata una parte significativa. La Russia è un Paese che possiede già 17 milioni di chilometri quadrati di territorio proprio, senza contare alcun territorio ucraino. . A proposito, per aggiungere altri 1000 chilometri quadrati, Putin paga con 248 persone per ogni chilometro. Qualcuno pensa ancora che sia ragionevole e moderato?". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Zelensky: “Che umiliazione per Russia perdere raffinerie”
"Stamattina, mentre ero in viaggio verso New York, da qualche parte nei cieli sopra il grande e splendido Oceano Atlantico, ho letto il post del Presidente Trump su Truth Social. Il presidente scriveva che la Russia ha perso il controllo della sua industria del diesel a causa della guerra con l'Ucraina; è difficile immaginare una perdita più umiliante per un Paese che detiene un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu e va così fiero delle proprie esportazioni di petrolio". Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
New York, polizia indaga su tre persone uscite da una fogna vicino hotel di Netanyahu
La polizia di New York e il Secret Service statunitense stanno indagando su tre persone viste uscire da una fogna vicino all'hotel di Manhattan in cui alloggerà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante l'Assemblea generale dell'Onu. Lo riferiscono alla Cnn fonti delle forze dell'ordine. I tre individui sarebbero emersi dal sistema fognario di Midtown, nei pressi di Park Avenue, per poi allontanarsi a bordo di due diversi veicoli. Al momento non sono stati effettuati arresti. La polizia e il Secret Service stanno esaminando filmati delle telecamere di sorveglianza, lettori automatici delle targhe e altri strumenti nel tentativo di identificare le persone coinvolte. Netanyahu è considerato uno dei leader sottoposti al "più alto livello di minaccia" tra i circa 130 capi di Stato e di governo presenti a New York per l'Assemblea generale e protetti dal Secret Service, secondo le fonti. "Negli ultimi mesi abbiamo registrato diversi episodi di persone entrate nel sistema fognario alla ricerca di oggetti di valore e rottami metallici dopo una tempesta", ha spiegato la polizia di New York. "Questo episodio sembra rientrare nella stessa tipologia, ma, per eccesso di cautela, considerando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la sensibilità del luogo, la polizia sta effettuando ulteriori controlli di sicurezza insieme ai partner federali", ha aggiunto la Nypd. Ulteriori misure di sicurezza sono state adottate dopo gli interventi compiuti durante la notte.
Katz risponde ad al-Sharaa: “Golan parte di Israele”
Il Golan è "parte integrante, eterna di Israele" e Israele "non consentirà che la Siria diventi una minaccia per Israele". Il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, risponde così al leader siriano, Ahmad al-Sharaa, dopo le dichiarazioni di quest'ultimo dal podio delle Nazioni Unite. "Non ci ritireremo dal monte Hermon e dalla zona di sicurezza che abbiamo conquistato con combattimenti eroici durante la guerra di difesa del 1973 e consegnato alla Siria in base all'accordo del 1974, con condizioni chiare che sono state poi violate, dal momento che la Siria che è diventata una base iraniana e una minaccia per Israele e i suoi confini", ha detto Katz in una dichiarazione rilanciata dal Times of Israel. Israele, ha insistito, "resterà sul monte Hermon e nella zona di sicurezza fin quando ci sarà una minaccia jihadista lungo il confine". E, ha avvertito, se Israele dovesse essere attaccato dalla Siria, "qualsiasi territorio dovessimo prendere questa volta resterebbe nostro per sempre".
Lavrov all'Onu: “Nessun pausa nell'operazione bellica”
Mosca non intende sospendere la guerra contro l'Ucraina, iniziata oltre quattro anni fa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, intervenendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. "Non faremo alcuna pausa nella nostra operazione militare speciale", ha affermato Lavrov, accusando l'Europa di voler approfittare di un'eventuale interruzione dei combattimenti per "inondare di armi il regime di Kiev".
Tajani: “A Consiglio di sicurezza Onu parlerò di pace, Ia e Ucraina”
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parlerà di pace al Consiglio di sicurezza dell'Onu in programma nel pomeriggio. "Lo ribadirò durante il mio intervento dove parlerò di pace, ribadirò qual è la posizione italiana, parlerò anche dell'intelligenza artificiale e parlerò di Ucraina", ha anticipato ai giornalisti, parlando a margine dei lavori dell'Assemblea generale.
Tajani: “Da Pezeshkian discoro duro, Teheran deve usare toni diversi”
Quello del presidente iraniano Masoud Pezeshkian all'Assemblea Generale dell'Onu è stato "un discorso molto duro". Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito che l'Italia "lavora per soluzione diplomatica" del conflitto. "L'Iran deve usare toni diversi e rinunciare al percorso di costruzione dell'atomica", ha concluso Tajani parlando con i giornalisti al palazzo di Vetro.
Cuba: “Con Mosca legami bilaterali eccellenti e strategici”
"Ho incontrato il mio stimato amico, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, durante la sessione dell'81 Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Abbiamo discusso dell'eccellente stato dei nostri molteplici legami bilaterali e strategici. Abbiamo affrontato la situazione a Cuba, scaturita dall'inasprimento del blocco, dall'assedio energetico alle sanzioni secondarie". Lo scrive su X il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez.
Tajani: “Da Italia un nuovo finanziamento per i villaggi cristiani nel sud del Libano”
L'Italia ha annunciato un ulteriore finanziamento alla cooperazione internazionale per sostenere i programmi per i villaggi cristiani nel sud del Libano. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo il suo incontro con l'omologo libanese a margine dell'Assemblea dell'Onu. "Sosteniamo progetti perché questi villaggi possono continuare ad essere abitati e non abbandonati, questo è un altro degli impegni, ce ne abbiamo finanziati altri progetti", ha spiegato Tajani.
Wadephul: “Onu non resti in silenzio davanti ad azioni Putin”
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di non restare in silenzio davanti alle azioni della Russia contro l'Ucraina e alle minacce ibride di Mosca nei confronti dell'Europa. "La Germania e l'Unione europea, sostenitori affidabili del sistema delle Nazioni Unite, sono minacciate da un membro permanente del Consiglio di sicurezza", ha detto Wadephul a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, come riporta la Dpa. "Questo deve essere all'ordine del giorno della comunità internazionale", ha aggiunto. Wadephul ha inoltre accolto con favore i nuovi colloqui diretti tra Stati Uniti e Russia a margine dell'Assemblea generale a New York. "Se i colloqui del ministro degli Esteri americano con quello russo ci avvicineranno ai negoziati, allora sarebbe una buona notizia da New York", ha detto il ministro tedesco.
Milei all'Onu cita Adam Smith: “IA è il nostro acceleratore di produttività”
"Dove molti vedono una minaccia, noi scorgiamo una nuova frontiera. L'intelligenza artificiale - o superintelligenza, come la definisce il Presidente Donald Trump - può moltiplicare la nostra produttività secondo ordini di grandezza che ancora non riusciamo a comprendere. Per citare Adam Smith: l'intelligenza artificiale sarà la "fabbrica di spilli" del XXI secolo, e molto altro ancora". Lo ha detto il presidente Javier Milei citando all'assemblea dell'Onu il celebre caso con cui Adam Smith, ne "La ricchezza delle nazioni" spiega il vantaggio di una efficace divisione del lavoro. "L'Ia è in grado di trasformare le nostre economie, la sanità, l'istruzione e persino le modalità di governo. Ciò richiede prudenza? Sì. Ma la prudenza non è sinonimo di paura, e la paura non deve in alcun caso trasformarsi automaticamente in obbedienza. Gli scenari distopici spesso evocati per incutere timore e favorire il controllo statale sono privi di fondamento dal punto di vista economico. La risposta risiede nell'insegnamento di Adam Smith: l'intelligenza artificiale, proprio come la divisione del lavoro nell'esempio della fabbrica di spilli, agisce da acceleratore della crescita della produttività". Infine Milei ha ribadito l'importanza che sia "l'occidente a guidare lo sviluppo di questa tecnologia". "Bisogna garantire - ha concluso - che essa si allinei ai nostri valori fondamentali di libertà, come il rispetto per la vita, la libertà, la proprietà privata e il concetto di dignità umana. A questo proposito, condividiamo pienamente la visione del Presidente Trump".
Milei: “L’Argentina sta con gli Usa, con Israele, con l’Occidente”
"Abbiamo compiuto una scelta geopolitica: ci siamo schierati inequivocabilmente con l'Occidente. Lo abbiamo fatto al fianco di Stati Uniti e Israele, Paesi con i quali condividiamo una profonda affinità di valori e una complementarità strategica". Lo ha detto il presidente argentino Javier Milei intervenendo all'assemblea generale dell'Onu. "Per questo motivo, condanniamo gli attacchi del regime iraniano contro lo Stato di Israele. Abbiamo classificato le Guardie Rivoluzionarie iraniane come organizzazione terroristica, così come continuiamo a cercare giustizia per i due attentati terroristici subiti sul suolo argentino nel 1992 e nel 1994. Abbiamo deciso di collaborare con il resto del mondo, ma di farlo a testa alta, consapevoli che - ha aggiunto Milei - solo una nazione politicamente rilevante, economicamente influente e militarmente rispettata può essere veramente padrona del proprio destino".
Germania, Brasile India e Giappone: “Necessaria riforma del Consiglio di sicurezza”
La riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu è "più importante che mai" alla luce dell'attuale scenario geopolitico e deve essere attuata "il prima possibile". È quanto affermano i ministri degli Esteri di Brasile, Germania, India e Giappone, riuniti sotto nel formato G4 a New York a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. I ministri sottolineano che l'attuale Consiglio di sicurezza non è in grado di svolgere efficacemente il suo compito centrale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale e che ne sono messe in discussione rappresentatività, legittimità, credibilità e capacità di azione. Secondo il G4, l'attuale struttura, risalente a otto decenni fa, non riflette più le realtà geopolitiche odierne. I quattro Paesi ribadiscono quindi la necessità di ampliare il Consiglio sia nella categoria dei membri permanenti sia in quella dei membri non permanenti, con una maggiore rappresentanza delle regioni e dei gruppi oggi sottorappresentati, in particolare Africa, Asia-Pacifico e America Latina e Caraibi. I quattro Paesi esprimono inoltre il loro sostegno alla proposta africana per una maggiore rappresentanza nel Consiglio di sicurezza, anche attraverso l'assegnazione di seggi permanenti. L'alleanza del G4 critica i limitati progressi compiuti nei negoziati intergovernativi sulla riforma, avviati 18 anni fa, e si oppone in particolare all'ipotesi di un "modello transitorio" prima dell'avvio di veri negoziati basati su un testo. I ministri sostengono invece l'avvio prioritario di negoziati testuali per arrivare a una riforma effettiva del Consiglio. Brasile, Germania, India e Giappone intendono proseguire il coordinamento con gli altri gruppi favorevoli alla riforma per elaborare un modello condiviso che rifletta la posizione della maggioranza degli Stati membri. La questione, sottolineano, non deve essere discussa soltanto nell'ambito dei negoziati intergovernativi, ma anche in altri forum, compresa l'Assemblea generale dell'Onu.
Milei: “Nazioni Unite organismo inutile”
"Le Nazioni Unite sono diventate un organismo inutile". Lo ha dichiarato il presidente argentino Javier Milei nel suo intervento all'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. L'Onu è diventata "un'organizzazione che serve solo ad alimentare una casta di parassiti arroganti travestiti da burocrati", ha aggiunto il leader argentino sostenendo che le Nazioni Unite "hanno permesso il caos, la violenza e il terrorismo internazionale".
Milei: “Per noi Malvinas è causa nazionale”
"Un'organizzazione nata per difendere la sovranità territoriale dei suoi membri ha deciso di chiudere un occhio sulla situazione delle Isole Malvinas, delle Isole Georgia del Sud, delle Isole Sandwich Australi e delle aree marittime circostanti. Per noi, le Malvinas sono una causa nazionale. Ripeto, le Malvinas per noi sono una causa nazionale". Lo ha dichiarato il presidente argentino, Javier Milei, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Sono anche una prova del divario che può esistere tra le parole delle istituzioni internazionali e la realtà su cui pretendono di agire. Cinquant'anni fa, questa stessa assemblea adottò la risoluzione 3149, che invitava le parti ad astenersi dall'introdurre modifiche unilaterali finchè la controversia non fosse stata risolta. Cinquant'anni dopo, la situazione non è ancora cambiata. Le modifiche unilaterali continuano. Oggi, il Progetto Leone Marino si sta muovendo verso l'estrazione petrolifera sulla piattaforma continentale argentina nel Bacino delle Malvinas Settentrionali, in base a licenze britanniche che l'Argentina respinge come illegali e illegittime. Qualsiasi attività non autorizzata dalla Repubblica Argentina a questo riguardo costituisce un atto illecito sia ai sensi del diritto internazionale, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sia ai sensi del diritto interno argentino", ha aggiunto.
Rubio: “Trump è aperto a un accordo con Teheran, ma può avere arma nucleare”
"Come ha detto lui, il presidente Trump è aperto ad un accordo, è aperto ancora in questo momento a fare un accordo con l'Iran che permetta di essere quello che dovrebbe essere un Paese prospero". Lo ha detto Marco Rubio in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro, sottolineando che la questione centrale è che "l'Iran non può avere un'arma nucleare". "Comprendiamo che Hormuz è un problema", ha aggiunto il segretario di Stato americano, che ha affermato che comunque grazie "agli sforzi dei militari Usa che stanno difendendo le navi e rimuovendo le mine" ogni giorno aumenta il numero delle navi e dei "barili" di petrolio che passando attraverso la parte dello stretto di cui si garantisce l'apertura, Riguardo all'incontro di ieri tra americani e iraniani a margine dei lavori dell'Assemblea Generale, Rubio ha confermato che "sono stati anche con i mediatori coinvolti nel processo", ma ha ripetuto di non volerli "caratterizzare in una direzione o un'altra". "Se ci sarà un accordo con l'Iran non sarà con una conferenza stampa, coinvolge un sacco di duro lavoro, tempo e utilizzo mediatori", ha concluso sottolineando che la questione del no all'arma atomica "noi la mettiamo in chiaro in ogni interazione che abbiamo con loro".
Rubio: “Putin accetti invito G20. Occasione per parlare”
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha auspicato che il presidente russo Vladimir Putin accetti l'invito degli Stati Uniti al G20 di Miami a dicembre. Il presidente Donald Trump "ha invitato Putin al G20 e speriamo che accetti", ha detto dopo avere incontrato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. "L'ideale sarebbe un incontro che porta a un risultato", ha sottolineato, ma comunque "se Putin partecipasse al G20 sarebbe opportunità per parlarsi".
Incontro Rubio-Lavrov, focus su guerra e relazioni bilaterali Usa-Russia
Il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il segretario ha discusso della guerra tra Russia e Ucraina e delle relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia. Lo riferisce in una nota il dipartimento di Stato.
Rezaei: “Discorso di Trump all’Onu un errore storico”
"Un errore storico". Così il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran, Mohsen Rezaei, ha definito il discorso pronunciato dal presidente americano Donald Trump all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. "Consiglio a Trump: non perdere tempo, arrenditi subito alle nostre richieste", ha affermato il generale. "I media americani non attribuiscono alcun valore ai discorsi di Trump" e "credono che ogni volta che Trump parla, crei solo costi per la nazione americana, e vogliono impedirgli di crearne di ulteriori", ha aggiunto Rezaei citato dalla Press tv.
Rubio: “Russia e Ucraina vogliono tregua energetica e sul grano”
Il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov hanno parlato della guerra in Ucraina. Lo ha detto il Diaprtimento di Stato. "Sia la Russia sia l'Ucraina vogliono tregua del grano e dell'energia", ha detto Rubio
Rubio: “Su Ucraina lavoriamo per tregua energetica”
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, è sembrato fiducioso che si arriverà a un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. "Entrambe le parti hanno espresso interesse in qualche limitata tregua su settore energetico. Può accadere", ha spiegato dopo il suo incontro a New York con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. "Non risolverebbe la guerra, ma potenzialmente allevierebbe la pressione. Siamo sempre aperti a esplorare il tema e abbiamo sollevato il tema in ogni colloquio. Su questo possiamo giocare un ruolo costruttivo affinché accada", ha assicurato. "La guerra finirà con un accordo negoziato e prima accadrà, meno distruzione ci sarà", ha sottolineato.
Quasi un'ora di colloquio per Rubio e Lavrov all'Onu
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio hanno concluso il loro incontro a New York a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. I colloqui sono durati 52 minuti. Si è trattato del quinto incontro tra i responsabili della politica estera dei due Paesi dal 2025. ra i partecipanti ai colloqui per la parte russa figuravano anche Vasily Nebenzya, rappresentante permanente della Federazione russa presso le Nazioni Unite, Aleksander Darchiev, ambasciatore della Russia negli Stati Uniti, Aleksander Gusarov, direttore del dipartimento Nord Atlantico del ministero, Maria Zakharova, portavoce di Lavrov e Aleksei Drobinin, direttore del dipartimento di Pianificazione di politica estera. Prima dell'inizio dei colloqui, i giornalisti americani hanno cominciato a urlare domande ai ministri che si sono limitati a sorridere senza rispondere. Lavrov, in precedenza, aveva affermato che avrebbe chiesto a Rubio informazioni sulla posizione di Washington riguardo all'Ucraina e sugli sforzi di mediazione durante l'incontro.
Negli ultimi giorni, la situazione si è complicata con l'approvazione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti.
Pezeshkian: “Armi nucleari li ha Israele ma ispettori da noi”
"Il tema di questa assemblea è la fiducia reciproca, che non si può ottenere solo a parole, ma evitando di applicare due pesi e due misure. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Israele ha massacrato brutalmente oltre 70 mila innocenti a Gaza; l'Iran, invece, è stato bombardato proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati. Israele possiede le bombe, possiede armi di distruzione di massa. Non ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare. Nel corso della sua vergognosa storia, non ha mai consentito una sola ispezione. Eppure, viene ricompensato fornendogli tutti i mezzi necessari per bombardare a piacimento qualsiasi capitale della regione. Ripeto: l'arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori vanno in Iran. Israele uccide, ma è l'Iran a subire le sanzioni", ha aggiunto.
Pezeshkian: “Niente armi nucleari, ma no limiti a tecnologia pacifica”
"Per il nostro Paese la tecnologia nucleare pacifica è parte del nostro progresso". Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dal podio delle Nazioni Unite, parlando di applicazioni nei settori di energia, sanità e agricoltura. "Non chiniamo la testa e non rinunciamo a un diritto che è chiaramente un nostro diritto - ha proseguito - Diciamo chiaramente, niente armi nucleari, niente limiti a tecnologia nucleare pacifica".
Pezeshkian: “Resistenza dell'Iran aumenterà di fronte a sanzioni e bulli”
"La resistenza dell'Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nel suo intervento all'assemblea dell'Onu.
Pezeshkian a Trump: “Pronti al dialogo ma non accettiamo la forza”
"Il signor Trump e coloro che cercano di intimidirci devono comprendere che l'Iran è pronto al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, senza però accettare il linguaggio della forza". Così il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha concluso il suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Pezeshkian: “Iran non ha mai scatenato una guerra”
"Nessun rapporto con una potenza straniera può trasformarsi in uno strumento per minacciare i paesi vicini della regione. Vorrei ora rivolgere alcune parole ai responsabili della pianificazione e dell'esecuzione di aggressioni contro il nostro Paese: il nostro popolo ha sperimentato in prima persona le conseguenze della loro aggressione letale, ha messo alla prova la forza e la fermezza dell'Iran e ha imparato che l'Iran non può essere costretto alla resa. L'Iran non è mai stato un aggressore, non ha mai scatenato una guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno al tavolo dei negoziati". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ci hanno imposto la guerra, ma abbiamo dimostrato di non temere il combattimento né il conflitto purché di natura difensiva e difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria, fino all'ultimo respiro", ha aggiunto.
Pezeshkian: “Non consideriamo Paesi vicini come avversari”
"Viviamo in una regione in cui il conflitto non conosce confini. Una crisi in un territorio si diffonderà nei Paesi vicini. Per questo l'Iran non vede i suoi vicini come avversari sulla sicurezza, vogliamo vicini forti ". Lo ha detto il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dal podio delle Nazioni Unite, insistendo sulla "cooperazione" per la "sicurezza".
Pezeshkian: “Israele uccide e noi veniamo sanzionati”
"Israele uccide, ma l'Iran è soggetto a sanzioni. E' una vera tragedia che, a sentirla, susciterebbe quantomeno ilarità: loro uccidono, noi subiamo sanzioni, noi veniamo puniti". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "I malati, gli innocenti, i poveri, le fasce più svantaggiate della nostra società sono i bersagli di queste sanzioni; ed è proprio questo che gli Stati Uniti cercano di fare con tutti i Paesi: sacrificare la popolazione di una nazione per perseguire i propri obiettivi illegittimi. Se vogliamo una pace e una stabilità autentiche, dobbiamo applicare un unico standard per tutti", ha aggiunto.
Pezeshkian: “Non permetteremo uso Hormuz contro di noi”
"L'Iran non considera i propri vicini come rivali in termini di sicurezza. Vogliamo avere vicini forti nell'area dello Stretto di Hormuz; tuttavia, non possiamo permettere che alcuni godano di libero accesso e traggano vantaggio da questa via navigabile, usandola al contempo per aggredirci, destabilizzarci e impedirci di accedere alle nostre stesse acque". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ci precludono l'accesso alle nostre stesse vie d'acqua. Eppure continuano a fornire missili e tecnologie militari letali per seminare insicurezza in tutte le terre che circondano quel corso d'acqua. Non cederemo", ha aggiunto.
Pezeshkian: “Nostre armi per difesa, non serve il permesso”
"Per quanto riguarda la difesa dell'Iran, i nostri sistemi difensivi sono stati concepiti in modo tale che nessuno possa pensare che un bombardamento delle città iraniane rimarrebbe senza risposta. E' proprio per questo che disponiamo di tale potenza militare a fini difensivi. Ma lo diciamo chiaramente: per difendere il nostro Paese, non chiediamo il permesso nè l'approvazione di nessuno". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Pezeshkian: “Ci serve energia nucleare; non bome”
"Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare pacifica; la nostra pace non nascerà sul campo di battaglia". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Cerchiamo l'energia per il progresso. Per anni, la nostra tecnologia nucleare è stata oggetto di etichette si è parlato di centrifughe, sanzioni internazionali e altro ancora - tuttavia, per il nostro Paese, la tecnologia nucleare a scopi pacifici è parte integrante del nostro progresso: per i malati rappresenta cura e trattamento; per il settore agricolo, sicurezza alimentare; per l'industria, avanzamento, sviluppo e fornitura di energia elettrica. L'Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia a disposizione esclusiva di una ristretta cerchia di pochi; non lo accetteremo. Non chineremo il capo né rinunceremo a un diritto che ci appartiene intrinsecamente", ha aggiunto.
Delegazione Usa lascia aula durante discorso Pezeshkian
La delegazione americana ha lasciato l’aula durante il discorso del presidente iraniano.
Pezeshkian mostra le foto dei bambini vittime del raid Usa-Israele
"Provengo da un Iran dove, di fatto, è stata bombardata una scuola. Vedete questi bambini? Questi bambini sono morti sotto le bombe, uccisi da armi impiegate dagli Stati Uniti e da Israele. Erano innocenti, non avevano commesso alcun crimine". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Pezeshkian: “Trump dice noi terroristi; noi vittime del terrorismo”
"Avevo preparato un discorso da esporvi; ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Provengo da un Iran in cui il nostro stimato Leader Supremo è stato assassinato senza alcuna base legale nè motivo", ha spiegato.
Presidente Lettonia: “Minacce ibride pericolose come guerre convenzionali”
"A volte le chiamiamo minacce ibride, ma suona innocuo quanto le auto ibride. In realtà, quelle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali sono pericolose quanto le guerre convenzionali". Lo ha detto il presidente della Lettonia, Edgars Rinkevics, parlando all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
Presidente Lettonia: “Ordine mondiale sta crollando, tutti sulla stessa barca”
"L'ordine mondiale sta crollando" perché "l'ordine basato sulle regole che ha portato stabilità è sottoposto a crescenti pressioni" e le minacce un tempo lontane si stanno avvicinando. È l'avvertimento con cui il presidente della Lituania, Edgars Rinkevics, ha aperto il suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, citando le guerra in Ucraina e in Medioriente. "Neanche la natura rispetta i confini. Le ondate di calore non si fermano ai posti di blocco. Il livello dei mari minaccia di innalzarsi" e "il pericolo è altrettanto reale in montagna", dove "un fiume può trasformarsi in un'inondazione mortale", ha proseguito Rinkevics citando le inondazioni avvenute in Nepal, sottolienando che "il cambiamento climatico non conosce confini né nazionalità". "Siamo tutti sulla stessa barca. Forse l'Arca di Noè non è più solo una storia biblica", ha affermato, aggiungendo che la lezione di quanto sta accadendo sembra essere che "nessuno di noi può affrontare le minacce da solo".
Polemiche in Iran per un diplomatico iraniano in sala mentre ieri parlava Trump
Sta creando non poche polemiche in Iran la decisione del ministero degli Esteri di lasciare un diplomatico nella grande aula dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite mentre parlava Donald Trump, ieri. Il ministro stesso, Abbas Araghchi, si era alzato ed era uscito, così come la sua delegazione, in evidente segno di protesta per l'attacco americano. Ma un rappresentante del Paese è rimasto seduto nel settore iraniano. E non è passato inosservato, soprattutto nei settori più restii a trattare con gli Stati Uniti. Come i Guardiani della rivoluzione. A dar voce allo scontento, tra gli altri, è stata la televisione pubblica Irib che in un lungo editoriale del suo sito ha respinto le argomentazioni del ministero degli Esteri. Il portavoce di Araghchi, Esmail Baqaei, aveva spiegato così la decisione: "Il seggio dell'Iran in un luogo come l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è la nostra roccaforte". Dunque, aveva sottolineato, i diplomatici devono monitorare gli sviluppi e mantenere il presidio. "Questa tesi è comprensibile dal punto di vista della diplomazia, ma è proprio qui che si può sollevare la critica: non ogni roccaforte è necessariamente un baluardo su cui sedersi", ha sottolineato Irib. "La presenza attiva dell'Iran nelle Nazioni Unite è essenziale; è necessario partecipare a riunioni, consultare i paesi, monitorare le posizioni degli Stati Uniti e trasmettere la narrazione iraniana al mondo. Ma essere alle Nazioni Unite e stare in sala quando il paese è minacciato di distruzione sono due cose diverse", ha sottolineato. "A volte una sedia vuota è la risposta diplomatica più chiara", ha avvertito. Nel mirino sembra esserci proprio Araghchi, così come il presidente Massoud Pezeshkian, criticati neppure tanto velatamente anche in un altro editoriale dell'agenzia Fars, vicina ai Pasdaran.
Al via l'incontro tra Rubio e Lavrov a margine dei lavori
E' in corso l'incontro tra il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a margine dei lavori dell'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Al-Sharaa critica gli attacchi di Israele: “Golan resterà un territorio siriano”
Qualsiasi tentativo che violi la nostra sovranità o il diritto internazionale sarà bloccato. Il Golan rimarrà territorio siriano. Ogni altro tentativo sarà sventato, in conformità con la risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza". Lo ha dichiarato il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Questa risoluzione è chiara e chiedo ai nostri partner di rispettare il diritto internazionale e la risoluzione stessa. Il mondo accoglie con gioia il nostro ritorno, eppure Israele sta lanciando attacchi contro la Siria. Si contano 500 attacchi aerei, oltre 1.200 incursioni e 300 arresti. Ciò è in contrasto con la tendenza che osserviamo a livello globale. Evoca un'epoca che credevamo ormai superata", ha aggiunto. "Siamo impegnati a rispettare l'accordo del 1974. Chiediamo il ritiro delle forze israeliane sulle linee dell'8 dicembre 2024.
Respingiamo i tentativi israeliani di imporre il fatto compiuto. Respingiamo le loro aggressioni, che minano la pace e la sicurezza. L'opportunità di pace e sicurezza è aperta a coloro che desiderano vivere in pace, una pace giusta che tuteli i diritti di tutti", ha evidenziato ancora il leader islamista.
Al-Sharaa: “La Siria ora sta risorgendo, finita la distruzione”
"Un anno fa, mi sono presentato davanti a voi in rappresentanza del mio popolo per la prima volta dopo 60 anni. Ho ricordato la vittoria della nostra gente e ho sottolineato che si tratta di una vittoria per il mondo intero; oggi vi espongo i fatti e i risultati raggiunti, illustrando la svolta che abbiamo ottenuto. L'anno scorso ho detto che la Siria era tornata; oggi affermo che la Siria sta risorgendo". Lo ha dichiarato il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Nel nostro cammino di lotta tra il bene e il male, abbiamo posto fine allo spargimento di sangue e alla distruzione. La Siria ha avviato il percorso di ricostruzione e ripresa. Il Paese si è riunificato. Abbiamo assunto il controllo degli armamenti e ricostruito le istituzioni militari e civili. Le sanzioni sono state revocate e i progetti di ricostruzione sono proseguiti. Abbiamo combattuto il traffico di droga e ci siamo concentrati sulla giustizia di transizione, facendo luce sulla sorte dei dispersi. Abbiamo trasformato la nostra visione in azioni concrete", ha aggiunto. "Abbiamo stretto partenariati, concentrandoci principalmente sul futuro e sul benessere del nostro popolo. Puntiamo sulla ricostruzione, facendo leva sulla libera volontà della nostra gente e sulla nostra indipendenza", ha evidenziato ancora il leader islamista.
Al via la seconda giornata dell’Assemblea, parla Al-Sharaa
Il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa, ha aperto la seconda giornata di dibattito all'Assemblea generale dell'Onu. Tra gli interventi attesi ci sono quelli dei presidenti iraniano, Masoud Pezeshkian, e ucraino, Volodymyr Zelensky.
Parlamentare iraniano: “Incontro Trump-Pezeshkian? Penso ci sarà”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian incontrerà Donald Trump a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Ne è convinto il parlamentare iraniano Ahmad Bakhshayesh Ardestani. "Penso l'incontro tra i due presidenti ci sarà", ha detto in un'intervista pubblicata oggi dal sito di notizie Didban nel giorno dell'intervento di Pezeshkian.
Colloqui di diverse ore tra rappresentanti di Usa e Iran, con la mediazione del Qatar, si sono già tenuti ieri a New York. Trump ha parlato di un "incontro molto produttivo" che ha visto coinvolti Steve Witkoff e Jared Kushner con interlocutori iraniani. A rappresentare Teheran c'era, secondo i media iraniani, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi.
Gli Usa convocano oggi evento su IA a margine dell'Assemblea dell’Onu
L'amministrazione Trump convoca oggi un evento di alto livello sull'intelligenza artificiale a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite: lo riferisce la Cnn. L'evento statunitense, al quale sono stati invitati numerosi Paesi, si svolge in un momento in cui le questioni relative all'intelligenza artificiale e alla sicurezza hanno assunto una nuova urgenza, a fronte dei gravi avvertimenti sulla potenziale minaccia esistenziale rappresentata dall'intelligenza artificiale.
L'evento statunitense si tiene lo stesso giorno della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'intelligenza artificiale e la sicurezza, per discutere i rischi percepiti dalle aziende e dai dirigenti del settore. Il ceo di OpenAI, Sam Altman, dovrebbe intervenire a tale riunione, secondo quanto riferito a Cnn da un portavoce di OpenAI.
La sessione inizia alle 15, ecco quali interventi sono previsti
La sessione avrà inizio alle 15 italiane, ecco l'ordine previsto degli interventi nella seconda giornata dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ahmad Al-Sharaa, presidente della Siria; Edgars Rinkevics, presidente della Lettonia; Nicuşor-Daniel Dan, presidente della Romania; Evariste Ndayishimiye, presidente del Burundi; Masoud Pezeshkian, presidente dell’Iran; Santiago Peña, presidente del Paraguay; Petr Pavel, presidente della Repubblica Ceca; Javier Milei, presidente dell’Argentina, Alar Karis, presidente dell’Estonia; José Ramos-Horta, presidente di Timor Est; Mohamed al-Menfi, presidente della Libia; Surangel Whipps, presidente di Palau; Nikos Christodoulides, presidente di Cipro; Luis Abinader, presidente della Repubblica Dominicana; Duma Boko, presidente del Botswana; Daniel Noboa, presidente dell’Ecuador; Volodymyr Zelenskyy, presidente dell’Ucraina; Iliana Iotova, presidente della Bulgaria; Faustin-Archange Touadéra, presidente della Repubblica Centrafricana; José Raúl Mulino, presidente di Panama; Taye Atske Selassie Amde, presidente dell’Etiopia.