Ucraina, per il "baratto" dei carri armati sovietici ora gli Usa bussano alla porta del Marocco
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonDal deserto del Sahara alle nevi del Donbass. Gli emissari del Pentagono si sono spinti fino a Rabat in cerca di armamenti per sostenere la resistenza di Kiev. Vogliono mezzi di impostazione sovietica, che i militari ucraini possano impiegare subito senza bisogno di addestramento. Dopo avere setacciato gli arsenali d’Europa, adesso hanno allargato la questua bellica all’Africa: il Marocco ha oltre cento tank T-72B, comprati in Bielorussia all’inizio del Millennio e prossimi alla pensione. All’improvviso questi carri armati sono diventati preziosi e gli Stati Uniti hanno proposto di scambiarli con un certo numero di M1 Abrams, modello più moderno già adottato dai marocchini lo scorso anno. Dopo avere a lungo tentennato, forse per alzare il prezzo, il governo di Rabat ha rotto la neutralità nei confronti della guerra, votando una risoluzione Onu a favore di Kiev e autorizzando la cessione di un stock di pezzi di ricambio per i T-72.
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Dal deserto del Sahara alle nevi del Donbass. Gli emissari del Pentagono si sono spinti fino a Rabat in cerca di armamenti per sostenere la resistenza di Kiev. Vogliono mezzi di impostazione sovietica, che i militari ucraini possano impiegare subito senza bisogno di addestramento. Dopo avere setacciato gli arsenali d’Europa, adesso hanno allargato la questua bellica all’Africa: il Marocco ha oltre cento tank T-72B, comprati in Bielorussia all’inizio del Millennio e prossimi alla pensione. All’improvviso questi carri armati sono diventati preziosi e gli Stati Uniti hanno proposto di scambiarli con un certo numero di M1 Abrams, modello più moderno già adottato dai marocchini lo scorso anno. Dopo avere a lungo tentennato, forse per alzare il prezzo, il governo di Rabat ha rotto la neutralità nei confronti della guerra, votando una risoluzione Onu a favore di Kiev e autorizzando la cessione di un stock di pezzi di ricambio per i T-72.
Il ruolo di una società ceca
Potrebbe essere soltanto il primo passo. Nei magazzini del Paese maghrebino ci sono almeno cinquanta tank che fanno gola all’Ucraina. L’ipotesi – trapelata su Africa Intelligence – è che vengano venduti a una società ceca, la Excalibur Army, per essere revisionati e poi passare in prima linea sul Dnipro. L’operazione sarebbe stata discussa dal generale Usa Michael Langley, numero uno del comando Africom, con l’ispettore generale delle forze marocchine Belkhir el-Farouk durante la visita a Rabat dello scorso ottobre.
La "caccia" in Africa
Dall’inizio dell’invasione gli statunitensi sono riusciti in maniera discreta a spedire a Kiev circa trecento carri armati, quasi tutti della "famiglia T-72". Sono i più diffusi nel pianeta, costruiti in oltre 25mila esemplari: hanno un cannone da 125 millimetri e una meccanica robusta. Il grosso è stato procurato in Polonia, il resto nella Repubblica Ceca. Il meccanismo è stato sempre quello del baratto: mezzi blindati statunitensi di seconda mano al posto di quelli d’epoca sovietica. Varsavia ha così ottenuto gli Abrams, mentre Praga si è accontentata dei più leggeri Bradley. Ora però trovare questo tipo di armi in Europa si sta facendo problematico e la caccia si è estesa all’Africa, dove Washington avrebbe chiesto persino aiuto alla rete della diplomazia e dell’intelligence turca. Gli occhi sono rivolti a Sudan, Uganda ed Etiopia che schierano i T-72, acquistati in passato anche dalle fabbriche ucraine. Molti equipaggiamenti potrebbero venire reperiti in Egitto, che ha magazzini colmi di materiali sovietici e ha continuato a rifornirsi da Mosca di recente. Al Sisi però preferisce non compromettere i rapporti con Putin e tenersi lontano dalla mischia.
Il programma tedesco
I maestri della triangolazione per sostenere il presidente Zelensky sono però i tedeschi. Il cancelliere Scholz fino all’estate ha limitato le forniture dirette all’Ucraina, avviando un programma chiamato “Ringtausch” con una complessa catena di scambi. Berlino ha dato 109 veicoli militari presi dalle sue scorte a Grecia, Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca che come contropartita hanno consegnato a Kiev 138 mezzi corazzati. In alcuni casi si tratta di equipaggiamenti molto vecchi. Atene ha trasferito 40 cingolati BMP-1 ottenuti dai saldi della Ddr dopo la riunificazione delle Germanie; Lubiana 28 tank T-55 risalenti agli anni Cinquanta. Gli accordi sono molto vantaggiosi, perché permettono a chi cede di ottenere armamenti molto più evoluti seppur di seconda mano. Praga, ad esempio, ha barattato 40 T-72 con 18 Leopard 2 della versione A4, considerati i più potenti carri armati disponibili in Europa, mentre la Slovacchia ne otterrà quindici a fronte di un quantitativo imprecisato di corazzati di matrice sovietica.
Il “Ringtausch” prevede poi che i contratti avvengano tramite società private. Berlino cede i suoi mezzi ad un’azienda che si occupa di rimetterli a posto e li rivende – ad esempio – alla Slovacchia. La quale a sua volta consegna le armi ad un’altra ditta – in molti casi la Excalibur Army ceca – che le revisiona e trasferisce a Kiev. Tutte queste transazioni sono coordinate da una centrale creata dalla Nato in Germania, dove si ricevono le richieste ucraine e si inventa la maniera per esaudirle. Spesso la revisione dei veicoli diretti all’Ucraina viene finanziata da nazioni diverse: Olanda e Stati Uniti si sono fatti carico dei contratti per rimettere a posto i T-72 provenienti dalla Slovacchia.
Il risultato finale è l’arrivo in prima linea di tank che gli ucraini possono impiegare subito in battaglia. Sanno come guidarli, come ripararli, dispongono delle munizioni da sparare e dei pezzi di ricambio. In più possono mandare i veicoli danneggiati nelle officine private polacche e ceche. Una soluzione vitale per garantire la sopravvivenza delle brigate sotto il fuoco dei russi. L’alternativa sarebbe consegnare a Kiev carri armati occidentali. Ma ci vorrebbero mesi per insegnare a pilotarli e a fare manutenzione. Senza trascurare un altro fattore: gli eserciti europei dell’Alleanza Atlantica hanno pochi mezzi corazzati e nessuna voglia di privarsene.