Cina, Xi cambia strategia Covid: meno restrizioni e più vaccini, ma i casi aumentano. Ospedali sotto pressione
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloL'esatta portata dell'epidemia di Covid è ormai "impossibile" da determinare, ammette il Ministero della Salute. Dopo l'allentamento delle restrizioni sanitarie delle ultime settimane e con i tamponi non più obbligatori nella stragrande maggioranza delle circostanze, la nuova ondata che sta iniziando a colpire la Cina sarà molto più invisibile e difficile da tracciare. I numeri che continuano a dare ogni giorno le autorità non sono più affidabili.
Da oggi non verranno più conteggiati gli asintomatici: senza più praticamente test Pcr obbligatori &eg…
L'esatta portata dell'epidemia di Covid è ormai "impossibile" da determinare, ammette il Ministero della Salute. Dopo l'allentamento delle restrizioni sanitarie delle ultime settimane e con i tamponi non più obbligatori nella stragrande maggioranza delle circostanze, la nuova ondata che sta iniziando a colpire la Cina sarà molto più invisibile e difficile da tracciare. I numeri che continuano a dare ogni giorno le autorità non sono più affidabili.
Da oggi non verranno più conteggiati gli asintomatici: senza più praticamente test Pcr obbligatori è diventato impossibile infatti tenere il conto delle persone contagiate senza sintomi. La stragrande maggioranza delle persone ora si testa a casa e, se positiva, può isolarsi a casa e non più nelle strutture centralizzate di quarantena. Le statistiche ufficiali non rispecchiano più la realtà: "La maggior parte di coloro con il virus, ma asintomatici, non fa più i test, quindi è impossibile avere un'idea precisa del numero reale di persone infette".
Ristoranti e negozi vuoti a Pechino
Nonostante i numeri ufficiali molto bassi (2.249 nuovi casi in tutta la Cina oggi), il virus si sta diffondendo velocemente. Specialmente a Pechino. La vicepremier Sun Chunlan afferma che le infezioni nella capitale stanno "aumentando rapidamente". Le strade continuano ad essere abbastanza deserte in molti quartieri: o perché le persone sono a casa col Covid o perché hanno paura di infettarsi uscendo.
Fino alla settimana scorsa per la maggior parte dei pechinesi era difficile nominare qualcuno nella loro cerchia di amicizie che avesse il Covid: ora la situazione si è capovolta. Un sondaggio non ufficiale circolato sui social media chiedeva ai residenti di Pechino se avessero contratto il virus: quasi il 40% dei circa 393mila intervistati aveva risposto di sì. Nonostante l'allentamento delle regole, nella capitale i ristoranti e i negozi sono per lo più chiusi o vuoti: molte attività commerciali hanno difficoltà a trovare personale sufficiente che non sia stato contagiato.
Gli ospedali sotto pressione
Gli ospedali iniziano ad essere sotto pressione. Il picco di infezioni dovrebbe arrivare a fine gennaio. Si creano file davanti alle "cliniche per la febbre" (solo nella capitale in 22mila si sono presentati domenica, 16 volte in più rispetto a una settimana fa), anche se le autorità stanno chiedendo di non andare in ospedale se non si è gravemente malati e di non intasare le linee di emergenza. Pechino sta costruendo più strutture: ora se ne contano 303 contro le 94 di qualche giorno fa.
In tutto il Paese ne sono state aperte 14mila dentro i grandi ospedali e 33mila in quelli minori. Secondo alcune testimonianze, a medici e infermieri positivi (lievi) viene chiesto di restare in corsia ugualmente, visto che manca personale. "Ogni giorno arrivano 700-800 persone con la febbre", ha dichiarato un medico di nome Li, che lavora in un ospedale del Sichuan, all'agenzia Reuters. "Alcune infermiere sono risultate positive al test, non ci sono misure di protezione speciali per il personale ospedaliero e credo che molti di noi saranno presto contagiati".
Le file in farmacia per i test
File anche alle farmacie. I test rapidi finiscono in fretta. A Pechino e in molte altre città la domanda di farmaci per il trattamento dei sintomi ha già superato l'offerta. Le scorte di farmaci per il raffreddore e la febbre si stanno esaurendo anche sulle piattaforme di e-commerce. Su Baidu, il motore di ricerca cinese, le ricerche con la parola "ibuprofene" sono aumentate del 430% in una settimana. Quelle con la parola "febbre" dell'823% dagli inizi di dicembre. Dopo aver presentato un risultato positivo al test, ora si potrà acquistare l'antivirale Paxlovid della Pfizer (420 euro a scatola). Era stato approvato per l'uso d'emergenza in Cina a febbraio, ma finora veniva dato solo in ospedale.
Le autorità intanto hanno dato il via alla campagna per la quarta dose per persone a rischio e per gli over 60. L'intervallo di tempo tra il primo e il secondo richiamo sarà di sei mesi. Il numero di vaccini somministrati ogni giorno è passato da meno di 200mila a oltre 1 milione. Ma c'è da recuperare in fretta: soltanto il 40% degli ultraottantenni ha ricevuto le tre dosi.
Una nuova strategia
Sta cambiando anche la narrativa, come già visto nei giorni scorsi sui media ufficiali di Stato. Ora che l'obiettivo di riportare ogni focolaio a zero è stato abbandonato, la linea del Partito è quella che ammalarsi, ora, non è più qualcosa di cui preoccuparsi troppo. I medici stanno utilizzando i social nel tentativo di rassicurare le persone che possono rimanere a casa dopo aver contratto il Covid.
Si moltiplicano le testimonianze in Rete di celebrities, influencer e imprenditori per raccontare la loro esperienza col Covid e per spiegare che, dopo tutto, non bisogna farsi prendere dal panico. In breve tempo la propaganda ufficiale è passata dalla "guerra contro il virus che il Partito deve vincere" a "Siate i primi responsabili della vostra salute", come scritto qualche giorno fa dal Quotidiano del Popolo. Fino a qualche mese fa le persone che avevano contratto il virus erano stigmatizzate: potevano avere, ad esempio, difficoltà a trovare lavoro dopo la guarigione. Ora la malattia è così comune che le persone postano i risultati dei loro test sui social.