Doha minaccia: “Niente gas alla Ue”. Italia è il partner più a rischio forniture
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma - Non bastassero le conseguenze negative della guerra in Ucraina, sulla crisi energetica che sta mettendo sempre più in difficoltà l'economia europea si abbatte il Qatargate. L'inchiesta, avviata a Bruxelles sui possibili casi di europarlamentari corrotti dal governo di Doha, potrebbe incrinare i rapporti commerciali con l'emirato. Ma, soprattutto, potrebbe mettere in forse le forniture di gas naturale in arrivo dal Golfo, quanto mai necessarie (a partire dall'inverno 2023-24) per sostituire una parte delle importazioni dalla Russia alla Ue: oltre 155 miliardi di metri cubi all'anno che nelle intenzioni della Commissione dovrebbero essere azzerate completamente entro la prossima primavera.
A scatenare l'incidente diplomatico - con conseguenti implicazioni economiche - è stato il divieto decretato da Bruxelles subito dopo l'esplosione dello scandalo di accesso degli emissari del Qatar all'Europarlamento. Immediata la reazio…
Roma - Non bastassero le conseguenze negative della guerra in Ucraina, sulla crisi energetica che sta mettendo sempre più in difficoltà l'economia europea si abbatte il Qatargate. L'inchiesta, avviata a Bruxelles sui possibili casi di europarlamentari corrotti dal governo di Doha, potrebbe incrinare i rapporti commerciali con l'emirato. Ma, soprattutto, potrebbe mettere in forse le forniture di gas naturale in arrivo dal Golfo, quanto mai necessarie (a partire dall'inverno 2023-24) per sostituire una parte delle importazioni dalla Russia alla Ue: oltre 155 miliardi di metri cubi all'anno che nelle intenzioni della Commissione dovrebbero essere azzerate completamente entro la prossima primavera.
A scatenare l'incidente diplomatico - con conseguenti implicazioni economiche - è stato il divieto decretato da Bruxelles subito dopo l'esplosione dello scandalo di accesso degli emissari del Qatar all'Europarlamento. Immediata la reazione, tramite fonti diplomatiche di Doha, affidate ai microfoni di Al Mayadeen, emittente tv panaraba con sede a Beirut. Prima la dichiarazione di principio: "Respingiamo con fermezza le accuse di cattiva condotta rivolte contro il Qatar che lo vedrebbero coinvolto nello scandalo di corruzione che ha travolto il Parlamento europeo". Poi la minaccia del possibile "impatto negativo", sempre secondo le dichiarazioni alla televisione libanese: "Le restrizioni discriminatorie, che limitano il dialogo e la cooperazione con il Qatar prima della fine delle indagini, influenzeranno negativamente la cooperazione nonché i colloqui in corso sulla carenza di energia e sulla sicurezza globale". Tradotto: attenzione perché potremmo anche non darvi più il gas di cui l'Europa ha estremo bisogno e che abbiamo promesso per i prossimi anni.
Al momento, le forniture di gas in arrivo via mare dal Golfo nella Ue sotto forma di Gnl (il gas naturale liquefatto) non superano il 15% delle esportazioni totali di Doha. Oltre il 70% del gas estratto, negli ultimi anni ha preso la rotta dell'Asia, con contratti di lungo periodo necessari per sostenere la crescita delle economie emergenti dell'area. A partire dalla Cina, con cui a inizio 2022 il Qatar ha chiuso un contratto di fornitura per 27 anni, il più lungo mai firmato prima.
Ma non è solo una intenzione, come dimostra il contratto di 15 anni appena sottoscritto con la Germania per le forniture di 2,8 miliardi di metri cubi all'anno. Potrebbe sembrare poca cosa visto che il fabbisogno tedesco si aggira sui 55 miliardi annui. Ma non è che un primo passo, in attesa che la Germania potenzi le sue infrastrutture: Berlino inaugurerà i suoi primi due rigassificatori off shore sul Baltico alla fine di gennaio e il Gnl qatarino arriverà solo a partire dal 2026, quando entrerà in servizio anche il grande impianto "a terra" per il trattamento del gas liquefatto. La materia prima non manca, perché il Qatar ha annunciato che vuole aumentare del 60% le estrazioni entro il 2030, con i quali raddoppiare l'export verso l'Europa nel triennio 2025-27 e tornare a essere il primo produttore al mondo di Gnl, primato passato nel 2022 agli Usa. In buona sostanza, il Qatargate potrebbe influire sui rapporti commerciale dei prossimi anni. Una sorta di avvertimento per non mettere in crisi gli accordi già presi.