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La rete dei Servizi marocchini sull'Europarlamento: ecco uomini, obiettivi e risultati

L'ex eurodeputato Antonio Panzeri con l'attuale ambasciatore del Marocco a Varsavia Abderrahim Atmoun in una foto postata nel maggio 2019 sul profilo Facebook dell'Ambasciata del Marocco in Polonia. Nella foto anche Francesco Giorgi che nel 2019 era assistente dell'ex eurodeputato (Foto FACEBOOK AMBASCIATA DEL MAROCCO IN POLONIA) (ansa)
Annotano gli investigatori tra i "successi riportati: "Numerose risoluzioni votate; numerose dichiarazioni della delegazione per le relazioni con il Maghreb; la nomina di candidati per il premio Sakharov; l'alterazione del rapporto annuale del Parlamento europeo su politica estera e sicurezza comune; diverse nomine di eurodeputati come membri o vicepresidenti di commissione
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BRUXELLES - C’è uno schema, agli atti dell’inchiesta Qatargate, che ben fa capire la ricostruzione degli investigatori su come i servizi segreti marocchini fossero riusciti a infiltrarsi nel Parlamento Europeo grazie all’aiuto di Panzeri. Su un asse verticale, a partire dal più potente, ci sono i nomi di chi all’interno del Marocco operava direttamente con gli italiani. Al vertice c’è Yassine Mansouri, direttore della DGED, il potente servizio segreto che lavora per Rabat. A lui vengono attribuiti due contatti diretti. Uno, verificato, con l’eurodeputato del Pd Francesco Cozzolino che lo avrebbe incontrato almeno una volta. L’altro con Panzeri che secondo gli investigatori potrebbe aver visto Mansouri due volte, a luglio e a ottobre del 2021.

Al secondo posto c’è Abderrahim Atmoun, detto “il gigante”, l’ambasciatore marocchino a Varsavia: copresidente della commissione parlamentare mista Mar…

BRUXELLES - C’è uno schema, agli atti dell’inchiesta Qatargate, che ben fa capire la ricostruzione degli investigatori su come i servizi segreti marocchini fossero riusciti a infiltrarsi nel Parlamento Europeo grazie all’aiuto di Panzeri. Su un asse verticale, a partire dal più potente, ci sono i nomi di chi all’interno del Marocco operava direttamente con gli italiani. Al vertice c’è Yassine Mansouri, direttore della DGED, il potente servizio segreto che lavora per Rabat. A lui vengono attribuiti due contatti diretti. Uno, verificato, con l’eurodeputato del Pd Francesco Cozzolino che lo avrebbe incontrato almeno una volta. L’altro con Panzeri che secondo gli investigatori potrebbe aver visto Mansouri due volte, a luglio e a ottobre del 2021.

Al secondo posto c’è Abderrahim Atmoun, detto “il gigante”, l’ambasciatore marocchino a Varsavia: copresidente della commissione parlamentare mista Marocco Ue, cavaliere dell'ordine nazionale della Legion d'onore francese, proprietario dell’albergo parigino le Beauvoir, è considerato un personaggio chiave di tutta la vicenda. Era infatti lui ad avere un rapporto strettissimo con Panzeri, tanto da aver incontrato moglie e figlia dell’ex sindacalista bergamasco in un viaggio in Marocco: dalle intercettazioni emergono trattamenti di favore e regali. Atmoun prendeva ordini a sua volta da Mohamed Bellahrach, un ufficiale della Dged: già noto ai servizi belgi per attività di ingerenza che risalgono al 2008, è stato attivo anche in Francia dove è stato processato per corruzione in seguito al reclutamento di un funzionario di polizia di frontiera. Si passa quindi agli italiani e agli europarlamentari belgi. Ad avere un ruolo attivo nell’organizzazione sul fronte marocchino, sembrano essere soltanto Panzeri, Giorgi e Cozzolino. C’è però anche un contatto diretto di Atmoun con Maria Arena, l’eurodeputata socialista belga molto vicina a Panzeri.

“Il Marocco ha costituito una rete d'ingerenza per promuovere i suoi interessi all’interno del Parlamento europeo - scrivono gli agenti della Vsse che per primi hanno scoperto il caso di corruzione -. L'Ue è un'entità di interesse vitale per il Marocco. E' il primo partner commerciale, l'origine della gran parte dei suoi investimenti in arrivo dall'estero e accoglie la maggior parte degli emigranti marocchini. Lo sviluppo del regno, la sua sicurezza energetica e le sue ambizioni geopolitiche (principalmente il riconoscimento della "marocchinità" del Sahara Occidentale annesso nel 1975) dipendono almeno in parte dalla buona volontà dell'Ue”.

Interferenza, quella della Dged al Parlamento Europeo, che avrebbe portato a una serie di risultati. Annotano gli investigatori: "numerose risoluzioni votate; numerose dichiarazioni della Dmag (delegazione per le relazioni con il Maghreb ndr); la nomina di candidati per il premio “Sakharov – per la libertà di pensiero”; l'alterazione del rapporto annuale del Parlamento europeo sulla politica estera e della sicurezza comune; diverse nomine di eurodeputati come membri o vicepresidenti di commissione sono state influenzate”.