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Bremmer: "Un atto di forza e di riconoscenza, ecco perché Zelensky è in America"

(afp)
L'analista politico esperto di rischi globali commenta l'incontro del presidente ucraino e di Joe Biden alla Casa Bianca e spiega: "In patria lascia una situazione sotto controllo, sono sicuro che presto lo vedremo in altre capitali"
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"Quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è una visita storica, sia dal punto di vista simbolico che da quello politico. Basta pensare questo: quando un anno fa noi americani ci offrimmo di farlo allontare con la famiglia, ovvero proponemmo di salvargli la vita trasformandolo in un fuggitivo, ci rispose 'non ho bisogno di un passaggio ma di munizioni'. Un anno dopo - e in concomitanza col trecentesimo giorno di guerra - Zelensky torna in America per la prima volta da quando è iniziato il conflitto, di sua volontà e alle sue condizioni. Viene perché ha ancora bisogno di armi, certo. Non è un vincitore, ma mostra al mondo quanto sia sicuro della sua battaglia". Ian Bremmer, 53 anni, è l'analista politico esperto di rischi globali, fondatore di quell'Eurasia Group, che è uno dei del think-tank più stimati di Washington. 

Cosa viene a fare in America? 

"Naturalmente viene a peror…

"Quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è una visita storica, sia dal punto di vista simbolico che da quello politico. Basta pensare questo: quando un anno fa noi americani ci offrimmo di farlo allontare con la famiglia, ovvero proponemmo di salvargli la vita trasformandolo in un fuggitivo, ci rispose 'non ho bisogno di un passaggio ma di munizioni'. Un anno dopo - e in concomitanza col trecentesimo giorno di guerra - Zelensky torna in America per la prima volta da quando è iniziato il conflitto, di sua volontà e alle sue condizioni. Viene perché ha ancora bisogno di armi, certo. Non è un vincitore, ma mostra al mondo quanto sia sicuro della sua battaglia". Ian Bremmer, 53 anni, è l'analista politico esperto di rischi globali, fondatore di quell'Eurasia Group, che è uno dei del think-tank più stimati di Washington. 

Cosa viene a fare in America? 

"Naturalmente viene a perorare la sua causa e a chiedere altre armi. Ma innanzi tutto compie un grande atto di riconoscenza: gli americani gli hanno dato un grande aiuto economico e militare e guidano la coalizione antirussa. Allo stesso tempo compie un importante atto di forza. Mostra quanto è sicuro di sé, della lotta per la libertà che porta avanti e dei suoi alleati: a dispetto della pioggia di bombe che continua a martoriare il suo Paese. E anche quanto sia forte in patria. Lascia una situazione sotto controllo. Un governo stabile, militari disciplinati e capaci di difendersi. Non c'è nessun rischio di rivolgimenti o implosione in sua assenza. E questo significa che nei prossimi mesi viaggerà anche di più. Sono sicuro che presto lo vedremo in altre capitali europee. A Bruxelles, Varsavia, Londra. E forse anche Parigi e Berlino. Ovunque potrà difendere i suoi interessi". 

Zelensky in viaggio verso gli Usa: le immagini del presidente ucraino che passa il confine in Polonia

Anche Vladimir Putin ha ricominciato a viaggiare. 

"Certo, escluso dai summit internazionali, dal G20 e da altri appuntamenti globali, anche il presidente russo ha avuto bisogno di mostrarsi. Il viaggio a Pechino, quello in Bielorussia sono simbolici sforzi propagandistici. Ma difficilmente potrà eguagliare nell'immaginario della gente la standing ovation bipartisan che Zelensky sta per ricevere dal Congresso americano, o la copertina di Time come persona dell'anno dedicata al suo rivale. Né può eguagliere la cosa più importante: la grande solidarietà che l'Occidente mostra verso l'Ucraina. Il supporto verso Kiev non è mai diminuito da parte di Stati Uniti ed Europa. E continuerà per tutto il corso del 2023. Noi americani ci prepariamo a un nuovo pacchetto di complessivi 42 miliardi di dollari a sostegno bipartisan". 

Si dice che i rapporti fra Biden e Zelensky si stessero raffreddando... 

"Il timing di questo incontro è di sicuro molto interessante: Joe Biden ha invitato Zelensky subito dopo aver annunciato l'approvazione di un nuovo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina, del valore di 1,85 miliardi di dollari, che comprenderà anche l'invio dei primi missili Patriot. Ma soprattutto dopo Midterm, con il Congresso non ancora sciolto, ovvero prima che in America cambino gli equilibri politici e in un momento di relativo stallo militare, quando in Ucraina il terreno è fangoso e l'offensiva militare è più difficile. L'ex portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha scritto su Twitter che per Zelensky si tratta di un viaggio promozionale, che ha bisogno di rinsaldare l'alleanza con gli Stati Uniti. Forse chiariranno qualche dettaglio. Ma questo governo appoggia inequivocabilmente gli ucraini". 

Mosca non l'ha presa bene. Putin ha annunciato l'imminente uso di nuovi missili.

"Che poi sono in realtà quei missili balistici Sarmat di cui parla da tempo. Certo, lo ha detto come reazione al viaggio di Zelensky e soprattutto all'annuncio che gli ucraini saranno dotati di Patriots. Ha parlato di nuova escalation ben sapendo che per ora non ne ha la capacità militare, almeno sul terreno. Al massimo può aumentare la potenza di danno che già infligge agli ucraini". 

L'arrivo dei Patriots influirà sulle sorti della guerra? 

"Chi può dirlo? Non sappiamo né quando arriveranno né che estensione avranno o dove verranno piazzati, anche se presumo difenderanno infrastrutture critiche civili o militari. E tantomeno quanto ci vorrà ad addestrare gli ucraini affinché siano in grado di usarli. Ma di una cosa ahimé sono certo. Questa guerra non finirà presto. Non riguarda più solo Mosca e Kiev, è ormai una guerra fra Russia e Nato. E come è evidente a tutti, è molto dolorosa: peggio della guerra fredda, perché qui scorre sangue vero".