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Il Marocco ignora l’Euroscandalo. “È solo un complotto contro di noi”

(reuters)

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I media di Rabat non parlano del Qatargate che sconvolge l’Ue e la popolazione è ancora in festa per l’exploit ai mondiali. Fonti diplomatiche affermano: “Non avevamo bisogno di corrompere, è tutta una montatura”. Ma restano le ombre
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"La verità è che a qualcuno un Marocco forte, non solo in Africa, non fa comodo e quindi vai con gli scandali pilotati, ma se ne dovranno fare una ragione, la nostra strada è ormai tracciata". Sull'Euroscandalo bocche cucite a Rabat. Ancora nessuna dichiarazione ufficiale, tuttavia sottovoce alcune fonti marocchine rimandano le accuse al mittente e provano a spiegare ed analizzare la vicenda che ha scosso le istituzioni europee ma che sembra non sfiorare il Paese.

"È incredibile con quale velocità c'è chi si approfitta per mettere in discussione anche gli accordi di pesca ed agricoltura con l'Europa, ma è ridicolo - afferma una fonte diplomatica marocchina con dati alla mano - l'accordo sulla pesca è stato adottato con 415 voti a favore, 189 contrari e 49 astensioni. Quello dell'agricoltura con 444 voti a favore, 167 contrari e 68 astensioni. Cioè il Marocco è riuscito a manip…

"La verità è che a qualcuno un Marocco forte, non solo in Africa, non fa comodo e quindi vai con gli scandali pilotati, ma se ne dovranno fare una ragione, la nostra strada è ormai tracciata". Sull'Euroscandalo bocche cucite a Rabat. Ancora nessuna dichiarazione ufficiale, tuttavia sottovoce alcune fonti marocchine rimandano le accuse al mittente e provano a spiegare ed analizzare la vicenda che ha scosso le istituzioni europee ma che sembra non sfiorare il Paese.

"È incredibile con quale velocità c'è chi si approfitta per mettere in discussione anche gli accordi di pesca ed agricoltura con l'Europa, ma è ridicolo - afferma una fonte diplomatica marocchina con dati alla mano - l'accordo sulla pesca è stato adottato con 415 voti a favore, 189 contrari e 49 astensioni. Quello dell'agricoltura con 444 voti a favore, 167 contrari e 68 astensioni. Cioè il Marocco è riuscito a manipolare quasi 500 eurodeputati su 700 attraverso una persona fino a qualche settimana fa quasi sconosciuta? Forza - conclude l'interlocutore - non scherziamo: il Marocco si è costruito influenza e credibilità su ben altro, non certo con i soldi visto che non navighiamo nell'oro".

Ecco, Rabat sembra non essere sfiorata da nessuno scandalo. È così lontana da non rispondere con alcuna dichiarazione nonostante la parola "Marocco" sia su tutte le prime pagine italiane ed estere da più di una settimana, e questa volta non per l'exploit ai mondiali di calcio ma per il cosiddetto Qatargate. Se a Doha serviva un accesso veloce per rifarsi la reputazione senza lo sforzo di cambiare nulla nella vita reale, politica e culturale del Paese, il Marocco, secondo l'inchiesta, aveva altre ambizioni: allargare la propria influenza in Europa, con la quale ha una partnership già avanzata.

Una posizione che, al di là dei risvolti di questo scandalo che macchia il Paese di un "sospetto" - quello di aver corrotto - per Rabat non può cancellare l'evoluzione guadagnata sul campo con iniziative politiche, economiche e culturali che in 30 anni hanno cambiato la faccia del Paese, pur con tutti i limiti e gli obiettivi ancora da raggiungere. C'è un mosaico Marocco costruito pezzo per pezzo: il rapporto con la popolazione, con l'Africa e con il mondo, Europa, Stati Uniti e Israele.

Ecco, lo scandalo del Qatargate che si trascina il Marocco - se seguiranno le prove a confermarlo - è un errore strategico che Rabat non si può permettere proprio perché non ne aveva bisogno. Il Marocco non è il Qatar, non è tra i paesi immobili ma tra quelli che ha dimostrato di saper camminare con i tempi. Non ha fatto passi indietro sulla democratizzazione: basti pensare alla nuova costituzione del 2011 emanata proprio in piena primavera araba. Non si è chiuso a riccio a critiche o ad una iniziativa di emancipazione in tutti i campi. Anzi, è stato per molti aspetti all'avanguardia per tutta l'area. Si pensi alla questione "Islam" o ai diritti delle donne. Insomma, la lista è lunga di quella che è stata una scalata difficile per accreditarsi un posto al tavolo delle grandi potenze e diventare un attore attivo, e non passivo di molte decisioni.

Sul Sahara Occidentale, per esempio, il lavoro della politica e della diplomazia si è portato dietro sempre più alleati, e anche di un certo peso come gli Stati Uniti che hanno riconosciuto questo territorio conteso da più di 40 anni con il Fronte Polisario (il gruppo separatista sostenuto dall'Algeria e con base nella città algerina di Tindouf) come Sahara marocchino con tanto di ambasciate. Per il Marocco il Sahara Occidentale è la causa di tutte le cause seguita da un lavoro fitto che ha dato frutti facendo convergere sempre più paesi alla proposta marocchina di "Autonomia" sul Sahara. Nel corso degli anni la proposta ha iniziato ad avere credito e alleati. La Spagna, la Germania e la Francia sono gli ultimi ad aver fatto un passo avanti. Insomma - è il ragionamento di Rabat - che bisogno c'era di corrompere eurodeputati correndo un rischio così alto quando il Paese aveva già ottenuto simili risultati?

Ed è qui che il complottismo avanza con forza anche se sottovoce, di chi insinua una resa dei conti tra spie e soprattutto come dallo scandalo potrebbe avere da guadagnare qualche altro attore che non è certo Rabat, insistono le fonti marocchine che continuano a rimanere fuori dalle cronache visto che sui giornali non c'è traccia dello scandalo, se non in qualche pezzo redazionale.

Il Marocco è ancora preso dall'exploit della nazionale, ieri c'è stata l'accoglienza dei "leoni dell'Atlas" al palazzo reale di Re Mohammed VI con al seguito le mamme. Poi la sfilata in pullman nelle strade di Rabat con i fan in visibilio. Canti, risa, balli e selfie. Festa e orgoglio marocchino che non intende dare spazio ad altro. Il Qatargate? Cos'è? La notizia sfuma sino a sparire.

E se dal Qatar fanno la voce grossa, minacciando di strappare contratti per il gas e battono i pugni sul tavolo chiedendo di mostrare le prove sul loro coinvolgimento alla corruzione, dal Marocco si continua a fare orecchie da mercante. Nessuna parola. Solo chiacchiere sottovoce tra gli addetti ai lavori dove nessuno vuole metterci la faccia.

Intanto il telefono di Abderrahim Atmoun, il diplomatico al centro dello scandalo, è sempre online, ma è come se fosse in modalità silenzioso. Un po' come il Marocco.