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L’economia spaventa Mosca: il Cremlino taglia il petrolio e riapre il gas per l’Europa

(ansa)
La Russia a caccia di soldi fa salire il prezzo del greggio e aumenta i flussi di metano
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ROMA - Nonostante i toni minacciosi e gli annunci di ritorsioni contro il tetto al prezzo deciso prima di Natale da Bruxelles, il Cremlino ha deciso di aumentare le forniture di gas verso l'Europa. In previsione dell'ondata di freddo che dovrebbe arrivare con i primi giorni di febbraio, il governo di Mosca ha annunciato che è pronto a riaprire i rubinetti del gasdotto Yamal, una delle principali porta di accesso del metano siberiano verso l'Unione europea: i suoi tubi passano attraverso la Polonia e da qui raggiungono la Germania e il resto dei paesi nordici. Yamal, in pratica, è fermo dall'inizio dell'estate scorsa: ufficialmente per motivi tecnici, ma per tutti gli osservatori si era trattato di una reazione di Vladimir Putin per l'appoggio di Bruxelles all'Ucraina.

Il taglio al petrolio

Ora, in previsione di un aumento della domanda di gas per il calo delle temperature, i russi ci ripensano. L'annuncio fa il paio con la decision…

ROMA - Nonostante i toni minacciosi e gli annunci di ritorsioni contro il tetto al prezzo deciso prima di Natale da Bruxelles, il Cremlino ha deciso di aumentare le forniture di gas verso l'Europa. In previsione dell'ondata di freddo che dovrebbe arrivare con i primi giorni di febbraio, il governo di Mosca ha annunciato che è pronto a riaprire i rubinetti del gasdotto Yamal, una delle principali porta di accesso del metano siberiano verso l'Unione europea: i suoi tubi passano attraverso la Polonia e da qui raggiungono la Germania e il resto dei paesi nordici. Yamal, in pratica, è fermo dall'inizio dell'estate scorsa: ufficialmente per motivi tecnici, ma per tutti gli osservatori si era trattato di una reazione di Vladimir Putin per l'appoggio di Bruxelles all'Ucraina.

Il taglio al petrolio

Ora, in previsione di un aumento della domanda di gas per il calo delle temperature, i russi ci ripensano. L'annuncio fa il paio con la decisione di Mosca di ridurre la produzione di petrolio, tra 500 e 700mila barili al giorno. La comunicazione è arrivata il 23 dicembre, da parte del vice-presidente Alexander Novak ed è una chiara reazione non solo all'embargo al greggio russo (scattata per la Ue a partire dal 5 dicembre scorso) ma anche al tetto al prezzo a 60 dollari valevole anche per chi non ha aderito al blocco commerciale dai Paesi occidentali.


Cremlino, entrate in calo 

Per trovare un filo conduttore tra i due annunci occorre seguire la pista dei soldi. Il Cremlino ha bisogno di sostenere le entrate, per continuare a finanziare la guerra. Così, da una lato deciso di mandare più gas in Europa perché ritiene che con il freddo in arrivo i prezzi dovrebbero risalire, mentre con il taglio della produzione di petrolio cerca di far salire le quotazioni. È stato lo stesso Novak ad ammettere all'agenzia Tass che le forniture di gas verso la Ue sono diminuite: alla fine del 2022 la Russia registrerà un calo delle esportazioni di gas di circa un quarto, mentre la produzione diminuirà del 12%. L'anno precedente la produzione era cresciuta del 10% e le esportazioni del 3%. Grazie ai prezzi record finora il Cremlino aveva compensato il calo della domanda: ma da quando è stato annunciato il price cap - complice un autunno nettamente più caldo della media - le quotazioni sono crollate del 40%.

I danni al Nord Stream 

Intanto anche il Nord Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico tra Russia e Germania bloccato prima da Mosca e poi da un attentato le cui responsabilità non sono mai state chiarite, torna a far parlare di sé. Secondo il New York Times, che cita fonti informata sui lavori di riparazione, la stima dei costi si aggira sui 500 milioni di dollari. I consulenti di Gazprom, il colosso energetico del Cremlino che controlla l'infrastruttura stanno anche studiando per quanto tempo i tubi danneggiati possono resistere all'esposizione all'acqua salata. "Le inchieste - si legge sul Nyt - sollevano la questione del perché, se la Russia ha bombardato i propri oleodotti, abbia poi avviato il costoso lavoro di riparazione". Ma anche in questo caso potrebbe scommettere sulla fine del conflitto o sulle difficoltà dalle Ue nel 2023 a sostituire il gas russo.

Il ruolo della Turchia

Sul fronte del gas è stato un Natale di annunci. Ieri, il presidente turco Recep Erdogan ha annunciato una nuova scoperta per 58 miliardi di metri cubi nei giacimenti del Mar Nero. Di per sè non è una quantità clamorosa (l'Italia da sola ne consuma 70-75 all'anno), ma va ad aggiungesi alle altre scoperte che porta il totale turco a oltre 700 miliardi di metri cubi. Ed è la dimostrazione di come Ankara voglia giocare un ruolo da leader nei prossimi anni, visto che reclama il suo spazio anche al largo di Cipro, dove si trova Leviathan, il più grande giacimento del Mediterraneo.