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Eurocorruzione, così la cricca tentava di infiltrare undici commissioni parlamentari

La Procura di Bruxelles ha deciso di visionare quasi la metà delle commissioni europee per paura che la scandalo abbia coinvolto le istituzioni a macchia d'olio
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Ben undici commissioni del Parlamento europeo. Nell'inchiesta "Qatargate" ci finiscono tutte. O almeno, leggendo gli atti delle indagini, sono state messe sotto il monitoraggio della Procura di Bruxelles. Perché la "cricca" lavorava così. Infiltrando, secondo il parere degli inquirenti, proprio i comitati o le commissioni dell'Europarlamento.

"Svolgiamo la nostra ricerca - si legge in uno dei documenti allegati dai magistrati belgi ai mandati di cattura dei primi cinque indagati e datato 12 settembre - sulla base delle Commissioni di cui fanno parte le persone interessate dal fascicolo". E via con l'elenco: da quella che si occupa del Bilancio agli Affari Esteri, dai Diritti dell'Uomo alla Sicurezza e Difesa, dagli Affari Economici a quella contro - ironia della sorte - le Ingerenze straniere. Insomma un vero controllo a tappeto. Del resto, tutti i parlamentari coinvolti nell'inchiesta - anche quelli al momento non …

Ben undici commissioni del Parlamento europeo. Nell'inchiesta "Qatargate" ci finiscono tutte. O almeno, leggendo gli atti delle indagini, sono state messe sotto il monitoraggio della Procura di Bruxelles. Perché la "cricca" lavorava così. Infiltrando, secondo il parere degli inquirenti, proprio i comitati o le commissioni dell'Europarlamento.

"Svolgiamo la nostra ricerca - si legge in uno dei documenti allegati dai magistrati belgi ai mandati di cattura dei primi cinque indagati e datato 12 settembre - sulla base delle Commissioni di cui fanno parte le persone interessate dal fascicolo". E via con l'elenco: da quella che si occupa del Bilancio agli Affari Esteri, dai Diritti dell'Uomo alla Sicurezza e Difesa, dagli Affari Economici a quella contro - ironia della sorte - le Ingerenze straniere. Insomma un vero controllo a tappeto. Del resto, tutti i parlamentari coinvolti nell'inchiesta - anche quelli al momento non indagati o accusati - ricoprivano un ruolo importante in questi organismi. Da Andrea Cozzolino a Marc Tarabella e Maria Arena. Per non parlare di Eva Kaili, vicepresidente dell'Assemblea. "Il dibattito di queste commissioni - si legge ancora - sarà oggetto di un follow-up in base all'oggetto di discussione al fine di individuare incontri suscettibili di interesse da parte dell'organizzazione criminale nell'ambito dell'esercizio della sua influenza".

Questo metodo di lavoro da parte dei magistrati del Belgio apre scenari inquietanti su quanto fosse estesa la rete dei rapporti di Antonio Panzeri e Francesco Giorgi. Quanto ramificata la capacità di raggiungere ruoli e posizioni. E quanto permeabile la struttura dell'Europarlamento. Lo stesso Panzeri, nei suoi interrogatori, cita ad esempio l'eurodeputato belga Marc Tarabella, anche lui socialista, sostenendo che sia andato in visita in Qatar. E la procura definisce "collaborazione consapevole" quella con un'altra eletta belga, Maria Arena, che ricopriva la carica di presidente della Droi, la commissione per i diritti umani i cui dossier erano molto sensibili per Qatar e Marocco.

Secondo Panzeri Arena avrebbe ricevuto un "cadeau" dal Qatar. Secondo gli inquirenti, si trattava di un vero e proprio modus operandi. E anche l'audizione svolta in Commissione il 14 novembre scorso dal ministro del Lavoro del Qatar Al Marri - che manteneva rapporti strettissimi proprio con Panzeri - è stata attentamente visionata. E forse non è un caso che l'anno scorso il Parlamento europeo avesse in un primo momento concesso un finanziamento di 175 mila euro alla Ong "Fight Impuity", fondata da Panzeri, e poi bloccato successivamente dalla Commissione Ue. In attesa di nuovi sviluppi nell'inchiesta del giudice istruttore belga Michael Claise, i quattro arrestati restano in carcere. Ieri la corte d'appello di Bruxelles ha revocato il braccialetto elettronico concesso a Niccolò Figà-Talamanca della Ong "No peace without justice" prolungandone così la custodia cautelare. E la difesa di Panzeri ha chiesto più tempo, ottenendo uno slittamento al 17 gennaio.