“Italia, guarda cosa mi hanno fatto”: Iran, l’ultima denuncia di Mehdi
di Ilaria Venturi
La richiesta d'aiuto destinata all'ambasciata italiana a Teheran è stata diffusa da un amico. In tre mesi di proteste contro il regime sarebbero almeno 500 i morti
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Le ecchimosi che segnano di rosso la pelle, i lividi sulla schiena, sulle gambe e le braccia. "Guarda questo, è per l'ambasciata d'Italia", dice Mehdi Zare Ashkzari indicando anche il naso ferito. Lo dice davanti alla telecamera del telefonino, sorridendo in modo sarcastico per mostrare al nostro Paese, dove ha vissuto per alcuni anni da universitario, quello che gli hanno fatto. Ma non si è salvato: è morto sotto il regime iraniano che contestava.
È un video shock quello che da Bologna rende pubblico l'amico Roozbeh Sohrabianmehryazdi. Fa riferimento al pestaggio subito da Mehdi dopo una manifestazione a Teheran. Doveva ancora finire in carcere e non aveva subito le torture, denunciate da Amnesty, che lo avrebbero portato al coma e poi a morire venti giorni dopo il rilascio. Roozbeh lo ha ricevuto prima della morte dell'amico che aveva conosciuto a Bologna, dove la comunità persiana lo ricorderà domani con una manifestazione in piazza Nettuno, nel cuore della città. "Ho pianto quando ho visto il video - racconta - purtroppo non è strano, questo regime fa così da oltre 40 anni". Da settembre, dopo la morte della giovane curda Masha Amini, sono esplose le proteste delle donne, a cui si sono aggiunti gli studenti, contro la repressione della Repubblica islamica.
Mehdi, così lo studente di Bologna morto in Iran mostrava le ferite dopo una manifestazione. Rivolgendosi all'Italia
Mehdi, 31 anni, si era iscritto a Farmacia nel 2015 a Bologna, ma dal secondo anno di università non aveva più pagato le tasse, si arrangiava lavorando come aiuto cuoco in una pizzeria. Con la morte della madre, malata di tumore, era rientrato in Iran a novembre 2020. "Ha passato un momento difficile per la perdita della madre e per il Covid, diceva di non stare bene, poi si era ripreso", raccontano gli amici. E aveva cominciato anche lui a manifestare contro un regime che in tre mesi e mezzo ha già fatto oltre 500 morti, due per impiccagione, e 20mila arresti. "C'è una situazione di tale oppressione e minacce nei confronti dei familiari che rendono noto cosa fa il regime iraniano - avverte Riccardo Noury portavoce di Amnesty - che, mettendo al corrente noi di ciò che era accaduto a Mehdi Zare Ashkzari e facendo circolare informazioni come il video, familiari e amici sono in grande rischio". L'invito di Noury è alla "diplomazia internazionale, e in particolare all'Italia, perché si prendano cura di queste persone che vivono in Iran e raccontano cosa accade".
Gli amici in Italia riferiscono, pur senza conferme, che dopo il funerale del giovane sembra siano stati arrestati lo zio e il padre. Intanto interviene il ministro Tajani: "L'Iran interrompa le esecuzioni e apra un dialogo coi manifestanti, ciò che sta accadendo è inaccettabile".