A ciascuno il suo Harry. Come nel Regno Unito, negli ultimi mesi le cronache si sono dovute occupare delle imbarazzanti questioni di re, regine e principi anche in Svezia, Danimarca e Norvegia – Paesi in cui tradizionalmente i regnanti non finiscono in prima pagina per scandali e polemiche, e dove i panni sporchi tutt’al più si lavano in casa. E sempre per ragioni relative a quei figli che la corona, ahiloro, non la indosseranno mai.
L’ultimo episodio è accaduto la settimana scorsa in Svezia, dove il re Carlo XVI Gustavo, che quest’anno festeggia i 50 anni sul trono, ha pensato bene di esprimere il proprio rammarico per il fatto che a succedergli sarà sua figlia e non suo figlio. Apriti cielo scandinavo. Il sovrano di uno degli Stati più egualitari al mondo, quinto nel Global Gender Gap Index? Come ha potuto? In un’intervista si è lasciato sfuggire che Carlo Filippo è stato danneggiato dall’abrogazione della legge salica, decisa dal Parlamento nel 1980 – quando il maschietto aveva pochi mesi – per permettere a Vittoria, primogenita ma fino ad allora esclusa dalla successione in quanto femmina, di diventare regina. “Penso sempre che non è saggio che ci siano delle leggi che funzionino retroattivamente. Ma mio figlio è nato e poi gli hanno tolto quel diritto. Come genitore penso sia terribile”, ha dichiarato il re, improvvisamente dimentico di essere genitore pure di Vittoria, l’erede umiliata davanti al suo popolo. Fatta la gaffe, il re si è poi detto “addolorato”.
“Dispiaciuta” si è proclamata invece a ottobre la regina di Danimarca Margrethe II, che i suoi 50 anni di trono li ha festeggiati l’anno scorso e dopo la morte della cugina Elisabetta II è diventata la sovrana più longeva oggi in vita. A settembre Margrethe ha fatto anche lei scalpore per una presa di posizione relativa al suo secondogenito, Joachim. Ha infatti privato i quattro figli di Joachim dei titoli di principe, rendendoli di fatto nipotini di serie b. Li ha resi più “liberi” di scegliere la propria strada, ha detto, ma in pratica, in tempi di austerity, così come sta facendo più di una casa reale, ha fatto sì che non gravassero più sulle spalle dei contribuenti.
Joachim, che già in passato aveva avuto il sentore di non essere il figlio preferito rispetto al fratello Frederik (l’erede al trono), non l'ha presa bene: "Siamo tutti molto tristi, non è mai divertente vedere i tuoi figli danneggiati – ha dichiarato – Sono stati messi in una situazione che non capiscono". Margrethe ha detto che “come madre e nonna” ha sottovalutato la cosa, e poi nel discorso di fine anno ha anche ammesso in tv che “la addolora che il rapporto con il principe Joachim e la principessa Marie (la moglie, ndr) incontri difficoltà”: “I disaccordi e i problemi possono sorgere in ogni famiglia, inclusa la mia, tutto il Paese lo ha constatato”. Parole amare, dietro cui si intravede il ruolo di Marie, una nuora dal dente avvelenato proprio come la Meghan di Harry.
Ma l’Harry scandinavo, secondo alcuni, è più propriamente la principessa Märtha Louise di Norvegia, che a novembre ha detto ufficialmente addio ai suoi impegni reali per concentrarsi sul business della medicina alternativa con il fidanzato sciamano, Durek Verrett, guru spirituale di Hollywood secondo il quale il cancro è una scelta e il Covid si può superare anche grazie a un medaglione (che opportunamente vende sul suo sito alla cifra di 299 dollari). Anche in Norvegia una legge del 1990 privilegia il primogenito nella successione al trono, indipendentemente dal sesso. Però, a differenza che in Svezia, non è retroattiva. E quindi qui sì, il figlio maschio Haakon salirà al trono di Harald V invece della sorella Märtha Louise, sebbene questa sia più grande di lui di due anni. Al che viene il dubbio che non si sia davanti alla “maledizione del secondogenito”. Ma a quella del figlio meno amato.