Petrolio, migranti e sicurezza: Usa e Italia pressano Tripoli
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoGli americani tornano a muoversi sulla Libia e anche l'Italia prova a fare la sua parte con una strategia mediterranea che si fonda su tre assi: energia, migrazioni e sicurezza. La visita del capo della Cia William Burns a Tripoli quattro giorni fa ha sorpreso anche gli osservatori più attenti, dopo un lungo periodo di disimpegno americano nel Paese. Washington ha bisogno di mettere in sicurezza la costa a nord del Sahel - regione dove avanzano gli jihadisti e si rafforza l'influenza russa a spese di quella francese ed europea - e il mercato petrolifero.
La Libia ricca di greggio dev'essere stabilizzata, è il messaggio che ha consegnato al presidente del governo di unità nazionale Dbeibah e al generale della Cirenaica Haftar, in vista di un summit proprio sulla Libia che dovrebbe tenersi a Washington a febbraio con la presenza degli inviati di Francia, Regno Unito, Germania e Italia. La strada maestra è q…
Gli americani tornano a muoversi sulla Libia e anche l'Italia prova a fare la sua parte con una strategia mediterranea che si fonda su tre assi: energia, migrazioni e sicurezza. La visita del capo della Cia William Burns a Tripoli quattro giorni fa ha sorpreso anche gli osservatori più attenti, dopo un lungo periodo di disimpegno americano nel Paese. Washington ha bisogno di mettere in sicurezza la costa a nord del Sahel - regione dove avanzano gli jihadisti e si rafforza l'influenza russa a spese di quella francese ed europea - e il mercato petrolifero.
La Libia ricca di greggio dev'essere stabilizzata, è il messaggio che ha consegnato al presidente del governo di unità nazionale Dbeibah e al generale della Cirenaica Haftar, in vista di un summit proprio sulla Libia che dovrebbe tenersi a Washington a febbraio con la presenza degli inviati di Francia, Regno Unito, Germania e Italia. La strada maestra è quella indicata dall'Onu: elezioni politiche e una nuova composizione del potere tra l'Est e l'Ovest. Ma la visita ha avuto anche una declinazione operativa. Secondo fonti libiche consultate da al Jazeera il capo dell'intelligence Usa, durante l'incontro con Haftar nel suo quartier generale alla periferia di Bengasi, ha chiesto che si crei una forza congiunta tra le milizie del generale e l'esercito libico controllato da Dbeibah e che venga usata a protezione del petrolio, dell'acqua e dei confini Sud. Burns avrebbe messo in guardia il generale dal danneggiare porti e giacimenti petroliferi e dal bloccare le esportazioni, come già avvenuto in passato.
La piena operatività dell'industria energetica libica è uno degli interessi strategici anche dell'Italia, che sulla Libia come sull'intera regione mediterranea prova a riprendere l'iniziativa. Il primo tassello, dopo il G20 di Bali dove si sono incontrati la premier Meloni e il presidente turco Erdogan, è stata la visita del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ad Ankara. Con il capo della diplomazia turca, Cavusoglu, il ministro italiano ha parlato di come frenare l'immigrazione illegale ed evitare una nuova ondata di profughi sulla rotta balcanica e dalla Libia appunto, dove la Turchia è sponsor e finanziatore del governo di Dbeibah in contrasto con le forze dell'Est sostenute dall'Egitto. Tajani andrà presto in Tunisia, altro Paese chiave per il controllo dei flussi migratori, che con la Libia condivide 200 km di confine, e in Egitto, l'attore chiave per risolvere il complicato rebus libico.
L'obiettivo italiano è proporre se non una mediazione almeno un coordinamento tra Egitto e Turchia. Ieri al Cairo si sono incontrati il presidente del Consiglio presidenziale libico, Mohamed al Menfi, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aquila Saleh, e Haftar. Potrebbero presto annunciare "un'iniziativa per risolvere la crisi libica", scrivono i media libici. Intanto martedì Saleh ha convocato una riunione del Parlamento a Bengasi, movimenti frutto anche della visita di Bruns.