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Tunisia, si riaccendono le periferie: giovani in piazza e scontri con la polizia

Dall'Ovest al Sud, si allargano le proteste contro l'élite politica e l'autoritario presidente Saied accusati di aver ridotto il Paese in povertà. Le voci nella medina di Tunisi: "Non abbiamo più fiducia". Tajani mercoledì in visita a Tunisi
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TUNISI - La Tunisia arranca (economicamente) e traballa (politicamente). La scorsa notte (la terza consecutiva) i giovani sono scesi per le strade a Kasserine, nel Centro-Ovest del Paese: hanno lanciato sassi e cocktail molotov contro la polizia. Poche ore prima sette persone erano state arrestate, accusate di fomentare quelle proteste. Anche nei quartieri più popolari di Sousse, città turistica della costa, la situazione è tesa e nella notte di sabato quei lanci di oggetti contundenti hanno avuto come obiettivo un commissariato. Intanto pure a Grombalia, a una quarantina di km a Sud-Est dalla capitale, tre persone sono state fermate dalla polizia: a casa avevano cocktail Molotov pronti per l'uso. Obiettivo: scendere in piazza. Mercoledì arriverà a Tunisi il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, per una visita di Stato che avrà al centro dei colloqui con il suo omologo tunisino soprattutto il tema immigrazione.

TUNISI - La Tunisia arranca (economicamente) e traballa (politicamente). La scorsa notte (la terza consecutiva) i giovani sono scesi per le strade a Kasserine, nel Centro-Ovest del Paese: hanno lanciato sassi e cocktail molotov contro la polizia. Poche ore prima sette persone erano state arrestate, accusate di fomentare quelle proteste. Anche nei quartieri più popolari di Sousse, città turistica della costa, la situazione è tesa e nella notte di sabato quei lanci di oggetti contundenti hanno avuto come obiettivo un commissariato. Intanto pure a Grombalia, a una quarantina di km a Sud-Est dalla capitale, tre persone sono state fermate dalla polizia: a casa avevano cocktail Molotov pronti per l'uso. Obiettivo: scendere in piazza. Mercoledì arriverà a Tunisi il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, per una visita di Stato che avrà al centro dei colloqui con il suo omologo tunisino soprattutto il tema immigrazione.

La rivoluzione tradita

Furono i giovani tunisini a occupare gli spazi pubblici dodici anni fa, a cacciare il dittatore Zine el-Abidine Ben Ali e a scatenare una raffica di rivoluzioni in tutto il mondo arabo. Dodici anni dopo, con una crisi economica senza precedenti, loro, i giovani, sembrano rassegnati. L'unica speranza rimane quella di saltare su un barcone verso Lampedusa. Oppure resistere o almeno arrangiarsi. Fino a quando? Se ne sono visti pochi di giovani sabato alle manifestazioni contro Kais Saied, presidente dal 2019, ormai screditato sia all'interno della Tunisia che a livello internazionale. Quelle proteste erano organizzate dai partiti dell'opposizione, a loro volta screditati agli occhi dell'opinione pubblica, in particolare Ennahdha, gli islamisti moderati, che, fino all'ascesa al potere di Saied, avevano dominato la scena politica tunisina. 

Gli scontri delle ultime notti fanno pensare che forse i giovani non ne possono proprio più. Un piccolo episodio, triste e surreale (pure comico) va nello stesso senso. Pochi giorni fa Saied, consapevole della sua perdita di popolarità, si è presentato a sorpresa in un bar della Medina di Tunisi, il cuore popolare della città, dall'architettura arabo-musulmana. Ha detto ai giovani, seduti ai tavolini: "Vi darò tutto quello di cui avete bisogno, finché avrete fiducia". Uno di loro, che dava le spalle a Saied e manco lo degnava neppure di uno sguardo, ha risposto: "Ma noi non abbiamo più fiducia". Il video sta facendo il giro dei social. 

L'ascesa autoritaria di Saied

E dire che una parte di questa gioventù in Saied aveva creduto e aveva contribuito alla sua elezione nel 2019. Allora quest'oscuro professore universitario di diritto costituzionale, 64 anni, un vero outsider, si era imposto al secondo turno con il 73% dei voti. Con un mix di nazionalismo panarabo e di populismo anti-élite, prometteva di "ridare il potere al popolo". La Costituzione democratica del 2014 aveva creato un regime parlamentare dai poteri dispersi ai vertici dello Stato, praticamente ingovernabile.

Il 25 luglio 2021 Saied procedette alla dissoluzione brutale del Parlamento, promettendo una nuova Costituzione. In tanti andarono per strada a sostenerlo, numerosi i giovani. In seguito, però, il presidente ha realizzato in maniera solitaria (e autoritaria) quella riforma istituzionale. Il nuovo testo fondamentale è iperpresidenzialista e sfiora l'autoritarismo. Ma ogni critica viene da lui liquidata come "complotto contro la sicurezza interna ed esterna del Paese". Lo scorso 17 dicembre, al primo turno delle legislative, che devono eleggere il nuovo Parlamento, sulla base della costituzione di Saied, ha partecipato l'11,2% degli elettori e appena il 5,8% della fascia tra i 18 e i 25 anni. I tunisini non credono più nel presidente. 

Una grave crisi economica

"Nel popolo c'è una reale domanda di presidenzialismo - osserva il politologo Hamza Meddeb -. Il presidente, però, non deve avere il potere unicamente per concentrarlo nelle sue mani, ma deve utilizzarlo per risolvere i problemi dei tunisini. Ecco, da un anno e mezzo la concentrazione dei poteri è avvenuta, ma al tempo stesso Saied ha mostrato un'evidente impotenza nei confronti del degradarsi della situazione economico-sociale". Già compromessa prima che fosse eletto, si è aggravata con il Covid (le presenze turistiche non sono ancora ritornate al livello anteriore) e con la guerra in Ucraina. L'inflazione è galoppante (oltre il 10% su base annua), la disoccupazione è salita sopra il 15% e lo stipendio medio dei salariati viaggia sui mille dinari, circa 300 euro, con un declassamento progressivo del ceto medio.

I margini d'intervento dello Stato sono relativi, perché, con un debito pubblico che ha superato il 100% del Pil, la Tunisia è scivolata sull'orlo del default. A dicembre l'Fmi doveva finalmente dare il via libero definitivo a un prestito da 1,9 miliardi di dollari, che, invece, è stato rinviato (probabilmente per l'assenza di fiducia dell'istituzione e soprattutto degli Usa nei confronti di Saied). Le imprese pubbliche che assicurano le importazioni si ritrovano senza liquidità per garantire l'arrivo di beni di prima necessità. Da mesi nei supermercati mancano a intermittenza zucchero, latte, burro, caffè. Si dice che la capacità a sopportare dei tunisini sia forte. Ma fino a quando terrà la loro resilienza?