La presidenza della Bbc in cambio di un prestito. Nuovo scandalo per Boris Johnson
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA. Un altro scandalo per Boris Johnson: il Sunday Times rivela che, quando era primo ministro, il leader conservatore ha ottenuto un prestito grazie a un suo ricco e lontano cugino canadese contattato tramite la mediazione di un banchiere londinese. Fin qui, niente di illegale o di eticamente riprovevole, senonché due settimane più tardi Johnson ha scelto quel medesimo banchiere come nuovo presidente della Bbc. Un favore in cambio di soldi? Un caso plateale di conflitto di interessi?
L’opposizione laburista ha immediatamente chiesto un’indagine parlamentare sulla vicenda. L’ex-banchiere, ora presidente del network radiotelevisivo pubblico, …
LONDRA. Un altro scandalo per Boris Johnson: il Sunday Times rivela che, quando era primo ministro, il leader conservatore ha ottenuto un prestito grazie a un suo ricco e lontano cugino canadese contattato tramite la mediazione di un banchiere londinese. Fin qui, niente di illegale o di eticamente riprovevole, senonché due settimane più tardi Johnson ha scelto quel medesimo banchiere come nuovo presidente della Bbc. Un favore in cambio di soldi? Un caso plateale di conflitto di interessi?
L’opposizione laburista ha immediatamente chiesto un’indagine parlamentare sulla vicenda. L’ex-banchiere, ora presidente del network radiotelevisivo pubblico, Richard Sharp, afferma di avere soltanto messo in contatto Sam Blyth, uomo d’affari canadese e lontano parente di Johnson, con il segretario del premier a Downing Street. Un portavoce di Johnson sostiene che non c’è stato alcun legame tra la mediazione del banchiere e la sua nomina a presidente della Bbc, incarico a cui era già candidato (sebbene non ancora confermato) prima del suo intervento nella vicenda. Di certo c’è che Johnson, il suo ricco cugino e il banchiere hanno cenato insieme a Chequers, la residenza di campagna dei primi ministri britannici, ma il portavoce di Johnson nega che in quella occasione si sia parlato del prestito da 800 mila sterline, pari a quasi un milione di euro, che il premier – all’epoca in difficoltà finanziarie tra case da restaurare e alimenti per il suo divorzio – ha poi ottenuto e di cui il cugino ha fatto da garante. “Sì, il primo ministro cenò con un banchiere che conosceva da vent’anni e con un cugino”, commenta il portavoce, “e allora?”
Allora, qualche sospetto tuttavia è legittimo, se il Cabinet Office, l’ufficio ministeriale che vigila sul comportamento dei membri del governo, ha successivamente ammonito Johnson a non farsi dare consigli in materia finanziaria dal banchiere da lui poi nominato presidente della Bbc. “Oltre ai fatti, in politica contano anche le impressioni che si danno all’opinione pubblica”, riconosce con qualche imbarazzo il ministro degli Esteri James Cleverly, aggiungendo però che Sharp è stato “sicuramente nominato presidente della Bbc sulla base dei propri meriti”, non in uno scambio di favori.
Che ci sia o meno un’inchiesta parlamentare, l’episodio potrebbe avere conseguenze politiche, aggiungendosi alla lunga lista di scandali di cui è stato accusato Boris Johnson, uno dei quali, la sua presenza ai party illeciti a Downing Street durante i lockdown per la pandemia, ha avuto un peso cruciale nel costringerlo a dimettersi da primo ministro. Le voci secondo cui Johnson spera di riprendersi il posto di premier prima delle prossime elezioni, approfittando delle difficoltà del suo successore Rishi Sunak, continuano a rincorrersi a Londra. La cosa non sembra molto probabile o perlomeno ci sono molti ostacoli alla sua eventuale realizzazione: domenica, tuttavia, Boris ha visitato a sorpresa Kiev, chiedendo più armi per l’Ucraina e comportandosi come un leader de facto se non di diritto. Ma se appare come un deficit per i Tories, anziché come un presunto salvatore della patria al momento di andare alle urne, le speranze di tornare al potere, come Cincinnato o come Terminator nel film omonimo stando alle sue stesse allusioni al tema, potrebbero ridursi ulteriormente.
Non che Sunak ci guadagni granché: accuse di comportamento poco etico volano pure all’indirizzo di Nadhim Zahawi, presidente del partito conservatore, ministro senza portafoglio e deputato, che avrebbe rimborsato 3 milioni di sterline con il fisco per un errore nel pagamento delle tasse “non deliberato bensì dovuto a semplice disattenzione”. I Tories, insomma, continuano a non farne una giusta. Alimentando le previsioni dei sondaggi secondo i quali tra poco più di un anno, quando si tornerà a votare per il parlamento di Westminster, i conservatori perderanno, chiunque li guidi, e sarà il Labour del cauto Keir Starmer a riprendersi – dopo 14 anni di attesa – Downing Street.