Haiti, così hanno pianificato l'omicidio del presidente Jovenel Moïse
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLa mente, il regista, l’esecutore, il responsabile della logistica. I primi sono due imprenditori con doppia nazionalità haitiana e americana, il terzo un ex ufficiale dell’esercito colombiano, il quarto un pastore, medico e commerciante particolarmente influente ad Haiti. Si chiamano James Solages, 37 anni, Joseph Vincent, 57, Germán Alejandro Rivera García, 44 e Christian Sanon, di 54. Sono considerati il gruppo che ha pianificato e portato a termine l’omicidio del presidente Jovenel Moïse, assassinato in casa la notte del 7 luglio del 2021. Arrestati assieme ad altre sette persone coinvolte nell’agguato a vario titolo, sono stati trasferiti negli Stati Uniti per essere processati da un Tribunale delle Florida meridionale.
La mente, il regista, l’esecutore, il responsabile della logistica. I primi sono due imprenditori con doppia nazionalità haitiana e americana, il terzo un ex ufficiale dell’esercito colombiano, il quarto un pastore, medico e commerciante particolarmente influente ad Haiti. Si chiamano James Solages, 37 anni, Joseph Vincent, 57, Germán Alejandro Rivera García, 44 e Christian Sanon, di 54. Sono considerati il gruppo che ha pianificato e portato a termine l’omicidio del presidente Jovenel Moïse, assassinato in casa la notte del 7 luglio del 2021. Arrestati assieme ad altre sette persone coinvolte nell’agguato a vario titolo, sono stati trasferiti negli Stati Uniti per essere processati da un Tribunale delle Florida meridionale.
L’indagine su quell’agguato si è conclusa e il Dipartimento della Giustizia è convinto di avere sufficienti prove per accusare i primi tre di omicidio e il quarto di contrabbando di merci. Rischiano l’ergastolo e dieci anni. La trama di questa vera spy story non è ancora del tutto chiara. Ci sono risvolti che restano nell’ombra e che puntano a scoprire le complicità politiche dei grandi coutumiers che gestiscono il potere ad Haiti. Ma il film dell’assassinio è stato ricostruito.
Due mesi prima dell’agguato Joseph Vincent scambia una serie di messaggi con James Solanges nei quali i due decidono di scalzare Moïse, diventato troppo pericoloso perché mette a rischio gli affari lucrosi del traffico clandestino, con l’accusa di corruzione. Grazie alla complicità di un ex alto funzionario del ministero della Giustizia, Jospeh Felix Badio, latitante, sono in grado di far spiccare un ordine di cattura che chi agirà gli presenterà personalmente prima di arrestarlo e trasferirlo fuori dall’isola in un posto segreto. L’operazione non è facile. Alla coppia si è unito nel frattempo il pastore Sanon. Sarà lui a portare ad Haiti 20 giubbotti antiproiettile, granate, fucili automatici, caricatori e pistole nascosti su un un aereo carico di medicine e prodotti scolastici raccolti come aiuti internazionali. Ma non è in grado di trovare un mezzo per portare fuori il presidente da arrestare. Puntano perfino su un dirigibile che però non sarà più disponibile.
Neutralizzano con facilità gli uomini della sicurezza, probabilmente loro complici, e fanno irruzione nella stanza di Moïse. Lì accade qualcosa. C’è uno scambio di telefonate tra García e si pensa Solanges. Parlano di una lista che non si trova. La stanza e l’ufficio di casa del presidente saranno trovati sparpagliati di documenti. La stessa moglie, ferita gravemente, confermerà che il commando aveva rovistato ovunque alla ricerca di qualcosa che cercava. Era la lista sulla quale apparivano i nomi dei principali trafficanti di armi, droga, oro e altro materiale di Haiti. I grandi coutumiers che Moïse si era alienato e che gli Usa gli avevano chiesto di indicare in una denuncia per mettere fine al contrabbando che provocava le continue lotte di potere sull’isola.