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La presidente della Moldavia Maia Sandu (ansa)

Nella Moldavia che sogna l’Ue ma teme il golpe: “Putin fallirà”

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Il reportage. Il governo è caduto e circolano voci di miliziani ceceni pronti all’azione. E c’è chi vuole l’unione con Bucarest
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CHISINAU - Vladimir Putin sta organizzando un colpo di Stato in Moldavia. A sorpresa, dopo un fine settimana di frenetiche consultazioni con i servizi segreti, la presidente Maia Sandu ha confermato le agghiaccianti rivelazioni del suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. La Russia "vuole rovesciare l'ordine costituzionale e sabotare il potere legittimo di Chisinau per sostituirlo con uno illegittimo", ha dichiarato l'ex studentessa di Harvard con la sua aria sempre un po' spaurita che nasconde una tenacia di ferro. "I piani del Cremlino di portare violenza nel nostro Paese - ha scandito - sono destinati a fallire". Ma di fatto "Maia la funambola", come la chiamano i suoi sostenitori, è di nuovo sospesa su un abisso. 

Da venerdì la piccola repubblica stretta tra i Carpazi e il fiume Nipro ha paura di finire inghiottita nelle fauci dell'Orso. Un missile russo ha attraversato il suo spazio aereo e Zelensky ha messo in …

CHISINAU - Vladimir Putin sta organizzando un colpo di Stato in Moldavia. A sorpresa, dopo un fine settimana di frenetiche consultazioni con i servizi segreti, la presidente Maia Sandu ha confermato le agghiaccianti rivelazioni del suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. La Russia "vuole rovesciare l'ordine costituzionale e sabotare il potere legittimo di Chisinau per sostituirlo con uno illegittimo", ha dichiarato l'ex studentessa di Harvard con la sua aria sempre un po' spaurita che nasconde una tenacia di ferro. "I piani del Cremlino di portare violenza nel nostro Paese - ha scandito - sono destinati a fallire". Ma di fatto "Maia la funambola", come la chiamano i suoi sostenitori, è di nuovo sospesa su un abisso. 

Da venerdì la piccola repubblica stretta tra i Carpazi e il fiume Nipro ha paura di finire inghiottita nelle fauci dell'Orso. Un missile russo ha attraversato il suo spazio aereo e Zelensky ha messo in guardia da un "piano russo per distruggere la Moldavia". Secondo il consigliere per la sicurezza ucraino Oleksiy Danilov, una squadra di miliziani ceceni che si trova attualmente in Turchia potrebbe dirigersi verso Chisinau per ordire un colpo di Stato e rovesciare nel sangue l'ordine democratico. E la stessa Sandu ha parlato ieri di possibili "azioni di sovversivi, militarmente addestrati ma mimetizzati da civili, che potrebbero compiere azioni violente, attaccare edifici statali e prendere ostaggi". Il governo si attende anche una ripresa massiccia di manifestazioni di piazza ostili, eterodirette da Mosca.

Inoltre, lungo il fiume Nipro, a Nord, corre il confine di guerra, la frontiera con l'Ucraina. E dal 1991 una striscia di terra lungo quel confine è illegalmente occupata da un regime fantoccio filorusso che reclama invano di essere riconosciuto: la Transnistria. Un'enclave velenosa del Cremlino che ha sempre alimentato gli incubi di una guerra civile: 1.400 soldati russi sono stazionati lì. Secondo molti, in attesa di un ordine che li indirizzi verso Sud, alla conquista del resto della Moldavia. E anche qui affiorano segnali inquietanti: l'ambasciatore russo ha rivolto in queste ore un sinistro invito a Chisinau a riaprire i negoziati sulla Transnistria. Ma una fonte governativa moldava ricorda che la premessa per ogni trattativa "è che Mosca si riprenda i soldati che si trovano illegalmente lì".

Nelle stesse ore degli avvertimenti di Zelensky, un'altra notizia ha terremotato Chisinau: la premier Natalia Gavrilita si è dimessa con parole inquietanti: "C'è chi punta alla guerra e alla bancarotta". E gli occhi del mondo si sono di nuovo posati sull'unico Paese filoeuropeo a Est di Mosca rimasto - insieme all'Ucraina - senza l'ombrello della Nato. Non a caso il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ruggito nei giorni scorsi che il Paese rischia di diventare "una seconda Ucraina". 

Nel cuore di Chisinau, nel parco dedicato a Stefano il Grande, il sovrano che difese la Moldavia sei secoli fa dagli ottomani, dai polacchi e dagli ungheresi, le rinnovate tensioni interne si riflettono nei commenti dei passanti e nelle piccole e rumorose manifestazioni spontanee. A un angolo, un gruppetto di anziani ha srotolato una bandiera rumena e uno striscione invoca una fusione con Bucarest. "Maia Sandu ha detto che si può fare - urla un tizio con un monumentale colbacco nero, armato di megafono - bastano 67 parlamentari per avviare una raccolta di firme. Vogliamo un referendum per la Grande Romania!". Un signore che batte freneticamente le mani ci spiega che "conviene anche dal punto di vista economico: un leu rumeno vale quattro lei moldavi, avremmo una moneta forte". Si chiama Ian Iliciuk, indossa un cappotto che odora in modo pungente di naftalina e sogna un ritorno "a una grande Dacia". 

Ma le aspirazioni dei moldavi filo-Bucarest danneggiano Maia Sandu. Da quando ha rivelato di avere anche un passaporto rumeno, i suoi avversari la accusano di tramare per consegnare la Moldavia alla Romania, per annullarne la sovranità. Sui media impazza da mesi una voce secondo la quale Sandu si potrebbe addirittura candidare per le presidenziali in Romania del 2024. E una vecchia notizia apparsa di nuovo domenica su alcuni quotidiani di Chisinau non aiuta a smentirla. Il presidente del Parlamento rumeno e leader socialdemocratico Marcel Ciolacu aveva dichiarato a gennaio che, nel caso si candidasse a Bucarest, sosterrebbe Sandu "e la creazione di una Grande Romania". Una fonte governativa moldava smentisce le presunte aspirazioni della presidente e ricorda che "mentre la maggior parte dei romeni è a favore, solo un terzo dei moldavi vuole una fusione con la Romania". Ma non è l'unica indiscrezione che affligge la presidente.

Aleksandr Kalinin è un famoso sobillatore filorusso. A Chisinau il miliziano dal passato oscuro è finito sotto inchiesta per "propaganda militarista", e in questi mesi si è rifugiato in Donbass, dove sostiene di lottare al fianco dei soldati russi. In queste ore sui canali TikTok è apparso un suo video in cui si rivolge direttamente a Putin e accusa Maia Sandu di voler "aprire un secondo fronte contro la Russia" e di voler "distruggere la nazione moldava". Il suo invito a Putin - paragonato a Stefano il Grande - a rovesciare il governo democratico di Chisinau è esplicito.

Attorno al parco di Chisinau dedicato all'amato sovrano, c'è chi crede ciecamente a Kalinin e alla propaganda filorussa. Valerij e Ludmila, 73 anni lui, 76 lei, non hanno dubbi su Maia Sandu: "È una che si fa solo gli affari suoi e vuole tradire il nostro Paese consegnandolo alla Ue e alla Nato". Un figlio a San Pietroburgo, i due ex impiegati statali nati e cresciuti a Chisinau sognano un ritorno all'ex Unione sovietica, di cui la Moldavia faceva parte. "Allora tutto era gratis, la sanità era accessibile a tutti e il lavoro era talmente sicuro che se giravi qui al centro durante il giorno la polizia ti fermava e ti chiedeva perché non eri in ufficio o in fabbrica", ricorda Valerij. "Magari - aggiunge - ci invadesse la Russia".

Per Chisinau sono ore difficili. Secondo la fonte governativa il nuovo esecutivo "sarà molto simile a quello vecchio" e il passaggio di consegne tra l'ex premier Gavrilita e il successore Dorin Recean avverrà "in modo indolore". Anche perché l'opposizione filorussa aspira a elezioni anticipate, che nell'attuale clima di angoscia andrebbero evitate. Certo, il nuovo esecutivo, guidato da un ex ministro della Difesa e attuale Consigliere per la sicurezza, ha molto più l'aria di un gabinetto di guerra. Ma del resto la Russia ha già cominciato da mesi un conflitto senza cannoni contro la Moldavia: attraverso le strozzature del gas e un'inflazione schizzata al 25-30%. Nel frattempo un "Fondo per la vulnerabilità energetica" alimentato anche da soldi europei ha consentito al governo di compensare i picchi nelle bollette e attutire il caro-prezzi. E Chisinau sta cercando freneticamente alternative al gas russo, da cui dipendeva al 100% prima dell'invasione ucraina: ad esempio con il gasdotto Iasi-Ungheni-Chisinau che garantisce forniture dall'Europa. Ma la strada per l'affrancamento da Mosca, per il vecchio regno di Stefano il Grande, si annuncia ancora lunga e faticosa.