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Così i palloni misteriosi sfuggono ai caccia più moderni

(reuters)
Il primo missile lanciato contro l’aerostato sul Canada non è riuscito ad abbatterlo. Il pilota: “È come lottare con un fantasma, gli spari e i proiettili lo trapassano”. Una lezione già sperimentata dagli intercettori sovietici
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I palloni sono duri a morire. Gli aerostati avvistati nei cieli del Nord America rappresentano una sfida frustrante anche per i caccia più avanzati del mondo. Macchine belliche che costano centinaia di milioni, con intelligenza artificiale e prestazioni da fantascienza, si rivelano quasi impotenti contro involucri di tessuto riempiti di gas, eredi delle mongolfiere di una volta. “È come lottare con un fantasma dei fumetti – ha detto un ufficiale dell’Us Air Force – gli spari addosso ma le pallottole attraversano il lenzuolo senza fargli nulla”. 


Domenica scorsa la missione sopra il lago Huron si è riv…

I palloni sono duri a morire. Gli aerostati avvistati nei cieli del Nord America rappresentano una sfida frustrante anche per i caccia più avanzati del mondo. Macchine belliche che costano centinaia di milioni, con intelligenza artificiale e prestazioni da fantascienza, si rivelano quasi impotenti contro involucri di tessuto riempiti di gas, eredi delle mongolfiere di una volta. “È come lottare con un fantasma dei fumetti – ha detto un ufficiale dell’Us Air Force – gli spari addosso ma le pallottole attraversano il lenzuolo senza fargli nulla”. 


Domenica scorsa la missione sopra il lago Huron si è rivelata molto difficile. Un F-16 ha affrontato il misterioso oggetto volante: dopo averlo inquadrato, gli ha lanciato contro un missile aria-aria Sidewinder. Senza effetto: l’ordigno ha mancato il bersaglio e ha proseguito la sua corsa. A quel punto il pilota ha dovuto disinnescarlo, facendolo precipitare al suolo senza esplodere. Poi ha ricominciato la manovra da zero e il secondo missile è riuscito nell’impresa. Un’operazione estremamente cara: ogni Sidewinder ha un prezzo di circa 400mila dollari mentre il pallone si compra con poche centinaia di euro.

Il mistero dei palloni

Il paradosso è che gli americani non sanno ancora cosa siano i quattro Ufo – nel senso letterale di “Oggetti volanti non identificati” e non di extraterrestri – intercettati negli scorsi giorni. La proliferazione degli avvistamenti è dovuta alla revisione delle regole del Norad, il comando che vigila sulle frontiere aeree di Stati Uniti e Canada: prima l’allerta scattava solo in presenza di “intrusi” con velocità superiore a 2-300 chilometri l’ora, in modo da non rincorrere falsi allarmi. Dopo il pallone spia cinese che ha gironzolato per giorni sugli States, questa soglia è stata abbassata e adesso sugli schermi appaiono pure gli insoliti Ufo trasportati dal vento. Che negli ultimi casi – come ha ammesso il portavoce della Casa Bianca – non sono opera dei cinesi, ma non si capisce da dove vengano e a cosa servano: nessuno ne ha rivendicato la proprietà.

Il caso canadese del 1998

L’unica certezza è che impongono duelli faticosi. Non è una sorpresa. In passato alcune volte le sonde meteorologiche sono state trascinate per errore in prossimità delle rotte commerciali, con il rischio di venire risucchiati da una turbina o provocare impatti pericolosi. Per questo è stato chiesto l’intervento della difesa aerea, con risultati non sempre felici. Il caso più clamoroso risale al 1998 quando una coppia di caccia canadesi F-18 ha dovuto sparare quasi mille colpi da venti millimetri senza buttare giù il bersaglio. Si trattava di un aerostato colossale, il King Kong dei palloni con la superficie dell’involucro pari a cinque campi da calcio: l’esperimento finito male dell’agenzia spaziale canadese per studiare gli strati superiori dell’atmosfera. Decine di proiettili, lunghi dieci centimetri, lo hanno perforato senza esplodere, perché l’innesco si attiva solo all’impatto con una superficie resistente. Il gas elio poi non si incendia e – a causa della pressione ad alta quota – esce dai buchi molto lentamente: ci possono volere parecchi giorni prima che si sgonfi. Insomma, i palloni sono avversari molto ostinati.


Ci sono altri problemi. Questi oggetti avanzano con grande lentezza ed è estremamente complicato inquadrarli nel mirino mentre il jet sfreccia alla velocità minima di cinquecento chilometri orari. I sofisticati radar di bordo o i visori di puntamento all’infrarosso non aiutano il lavoro dei piloti: le onde scivolano sulla superficie sferica del telo, soprattutto a distanze ravvicinate, ed è un “obiettivo freddo”, privo di motori che emettano calore. Per intercettarlo bisogna fare affidamento soltanto sulle strumentazioni ottiche, senza ausili automatici e con un contributo ridotto dei computer.

Proprio queste caratteristiche stealth hanno condizionato le scelte del Pentagono. Quando due settimane fa il presidente Joe Biden ha ordinato la distruzione dell’aerostato spia cinese che si aggirava sopra le basi strategiche statunitensi, le squadriglie hanno dovuto rinunciare alle armi più avanzate. Gli F-22 Raptor, i più moderni intercettori esistenti, normalmente usano missili AIM-120 Amraam, dotati di un radar che individua e segue da solo gli aerei nemici. Un sistema che avrebbe fatto cilecca e così si è ricorsi al più vecchio AIM-9 Sidewinder, l’ultima evoluzione del primo missile aria-aria in assoluto. Il Sidewinder ha un sistema di ricerca a infrarossi, che punta sulle sorgenti di calore, e un innesco laser che lo fa esplodere in prossimità del bersaglio. Probabilmente, i piloti hanno mirato al lato del pallone che rifletteva il sole, più caldo dell’aria circostante e quindi rilevabile dal sensore termico.

I precedenti durante la Guerra Fredda

Durante la Guerra Fredda, i generali sovietici hanno vissuto lo stesso incubo. Dalla fine degli anni Cinquanta la Cia ha lanciato sull’Urss migliaia di palloni spia: avevano una macchina fotografica che scrutava le regioni più remote e un trasmettitore radio che ne indicava la posizione. Quando il vento poi li spingeva fuori dai confini della Cortina di Ferro, un quadrimotore americano con una sorta di grande pinza sul muso li agganciava in volo e così si potevano recuperare i negativi. Tra il 1956 e il 1977 la difesa sovietica ha avvistato 4.112 palloni ma è riuscita a distruggerne solamente 793. In certe occasioni, dozzine di Mig sono andati all’assalto di un singolo bersaglio, senza che missili e cannoni potessero neutralizzarlo.


La frustrazione di Mosca è stata tale da decidere la costruzione di speciali caccia “abbattipalloni”. Il primo – come ha raccontato lo storico dell’aviazione Piotr Bukowski – è stato un Yakholev 25, modificato con una torretta binata sul dorso, che però non arrivava alle quote degli aerostati. Poi è stato realizzato il più complesso Myasishchev M-17 Mystic, con un apparato ottico progettato per scoprire i palloni e inseguirli automaticamente con un raggio laser: a colpirli avrebbero provveduto due mitragliere con proiettili speciali. Quando all’inizio degli anni Ottanta venne avvistata una nuova ondata di aerostati da spionaggio, si arrivò al punto di studiare un grande quadrireattore Beriev con un laser distruttore, testato dal 1984 in poi senza mai diventare operativo. L’esperimento però non è stato inutile. Ma il prototipo è stato riportato in volo nell’epoca di Putin, provando nel 2006 l’attacco con il laser contro i satelliti. Che forse sono più facili da abbattere dei palloni gonfiati.