La maglietta militare di Zelensky
È l’attore popolare e premiato che entra in politica. Il doppiatore che dà voce all’orso Paddington. È il politico – promettente perché “uomo nuovo” – che somiglia al suo alter ego di finzione. È il presidente accusato di incapacità, arroganza, e perfino di corruzione. È il protagonista di un capitolo – forse non imprevedibile ma sconvolgente – della storia europea. L’uomo che, nelle prime ore del mattino del 24 febbraio 2022, conferma in un video rivolto ai suoi concittadini (e ai russi, e al mondo) l’inizio della guerra. La sua maglietta verde militare, l’uniforme informale che indossa in tutte le occasioni, assume fin dalla tinta qualcosa di simbolico.
Acciaieria Azov
Lo spazio del combattimento furibondo, la guerra nella sua forma più macabra e selvaggia.
C’è il visibile, che è una parte, ed è orrore. Ma c’è anche l’invisibile e inimmaginabile. Poi c’è il teschio che un uomo tiene sul palmo della mano. Non è teatro. Un nazionalista russo offre allo sguardo dei presenti il trofeo osceno. Un soldato ucraino morto. Nell’acciaieria Azovstal.
La Z
Accade ai segni umani che diventino simboli: segni che, di per sé, possono essere anche neutri, e quasi sempre innocenti. Figuriamoci una lettera qualunque dell’alfabeto, che senza l’alleanza con altre lettere, vocali o consonanti che siano, può dire ben poco. E Invece, a quanto pare, dice. Questa zeta non è solo una zeta. È difficile ricostruire le ragioni che l’hanno eletta a simbolo dell’invasione russa. Ma il fatto che il percorso sia opaco è meno rilevante dell’effetto ultimo, contagioso, invasivo. Per certi versi violento. Cos’era la svastica prima del nazismo?
La nonnina anti Putin
Gli agenti di polizia potrebbero essere i suoi nipoti, accompagnarla al mercato, riportarla a casa. Lei non sembra temerli. Uno dei due deve essersi accorto della fotografia, di qualcuno che la stava scattando – più infastidito, più perplesso, più imbarazzato? Forse solo rassegnato al compito che assolve, incongruo rispetto all’entità del fatto in sé. Non la stringono, non la braccano, si limitano a scortarla. E lei sembra stia continuando a parlare. L’ostinazione della protesta.
Una nuova consuetudine con gli armamenti
Esistono proiettili perforanti, a proiezione di schegge, prevalentemente esplosivi, a mitraglia, traccianti, assistiti a razzo. Esistono proiettili pesanti centinaia di chili. I miliardi di dollari, di euro, di qualunque moneta circolante spesi per la difesa suonano come un’astrazione, ma sono armi. Nemmeno nelle fotografie più sconvolgenti le vedi: vedi l’effetto, sui luoghi, sulle case, sulle persone. Ma è bene ricordarsi con che cosa si fa la guerra. Le parole non bastano. Vengono cancellate. La guerra si fa con missili, cannoni, mortai, razzi. Con la presenza «cupa e arrugginita» dei carri armati. Con proiettili.
La donna incinta
Bastano due versi del poeta ucraino nato a Odessa Ilia Kaminsky. Il titolo della poesia è “Domanda”. “Cos’è un bambino? Una pausa tra due bombardamenti”.