24 febbraio 2022 - 2023: un anno di guerra in Ucraina. Così il mondo si è trovato sull’orlo di un conflitto globale. E cosa può succedere ora
. , .Non dimentichiamocelo: da un anno, un anno esatto, c’è una guerra in Europa. Era la notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022 quando iniziò l’invasione russa in Ucraina. A questi 365 giorni insanguinati e a come hanno cambiato la Storia Repubblica dedica questo lungo approfondimento. Un anno di guerra in Ucraina raccontato con reportage dall'Ucraina, dalla Russia e dalla Polonia (dove siamo andati a trovare Olena, la donna della foto simbolo dell'invasione), ma anche analisi su che pace è possibile, ricostruzioni di quei giorni e di questo ultimo anno, analisi sul ruolo delle capitali mondiali con le firme dei nostri corrispondenti.
Uno speciale con le firme di Repubblica. I reportage di Brera, Castelletti, Giovara, Raineri, Steinmann, Tonacci. Le analisi dei corrispondenti Mastrobuoni, Mastrolilli, Modolo, Tito. Contributi anche di Bulfon, Casadio, Colarusso, Fraioli, Franceschini, Occorsio, Vecchio, Zunino. Gli editoriali di Maurizio Moli…
Non dimentichiamocelo: da un anno, un anno esatto, c’è una guerra in Europa. Era la notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022 quando iniziò l’invasione russa in Ucraina. A questi 365 giorni insanguinati e a come hanno cambiato la Storia Repubblica dedica questo lungo approfondimento. Un anno di guerra in Ucraina raccontato con reportage dall'Ucraina, dalla Russia e dalla Polonia (dove siamo andati a trovare Olena, la donna della foto simbolo dell'invasione), ma anche analisi su che pace è possibile, ricostruzioni di quei giorni e di questo ultimo anno, analisi sul ruolo delle capitali mondiali con le firme dei nostri corrispondenti.
Uno speciale con le firme di Repubblica. I reportage di Brera, Castelletti, Giovara, Raineri, Steinmann, Tonacci. Le analisi dei corrispondenti Mastrobuoni, Mastrolilli, Modolo, Tito. Contributi anche di Bulfon, Casadio, Colarusso, Fraioli, Franceschini, Occorsio, Vecchio, Zunino. Gli editoriali di Maurizio Molinari e Ezio Mauro. Il commento di Stefano Cappellini, gli scenari di Paolo Garimberti e Gianluca Di Feo. I focus multimediali a cura di Laura Lucchini (la timeline - le foto satellitari). E con due analisi di Gianni Riotta e Marco Minniti e una riflessione di Paolo Di Paolo.
Un anno di guerra a cui infine il regista Marco Tullio Giordana ha dedicato un piccolo film, realizzato in esclusiva per Repubblica. Il titolo “NO” risuona come un grido: non doveva succedere, non deve più succedere.
Così in 365 giorni è cambiato lo scenario internazionale
di Gianni Riotta
L’invasione dell’Ucraina ha ribaltato il quadro della sicurezza internazionale, non solo nel teatro europeo dove, dal 1949, la Nato contrasta la potenza rivale, prima sovietica e poi russa, ma anche nell’Oceano Indiano, nel Pacifico, nelle vie commerciali del Mar Cinese Meridionale.
Era appena il 2019 quando il presidente francese Macron disse che “viviamo la morte cerebrale della Nato”, segnalando, con foga eccessiva, l’impasse dell’Alleanza dopo la Guerra Fredda: il 24 febbraio 2022 innesca invece l’ingresso della pacifista Svezia e della neutrale Finlandia nella Comunità Atlantica, induce il riarmo della Germania, stoppa la tossicodipendenza dell’Ue dal gas di Putin e, di riflesso, lancia il Quad, l’alleanza strategica Usa, India, Giappone Australia per drenare l’egemonia cinese in Asia, mentre perfino Tokyo riparla di strategia militare dopo 80 anni.
Il Nato Strategic Concept 2022 prevede l’aumento delle spese per attrezzature militari e ricerca, lo sviluppo di una base industriale flessibile e integrata fra i vari paesi, investimenti in tecnologie avanzate e nell’Intelligenza artificiale. Senza questo orientamento strategico, la supremazia economica e culturale della Cina e ulteriori provocazioni di Putin in Europa dell’Est e nei paesi Baltici sono inevitabili.
Non si tratta però solo di armi e eserciti: se capitali come Stoccolma ed Helsinki bussano alla porta Nato, se Kiev si mette in coda, e già la Polonia propone per l’Ucraina uno status speciale dopo la guerra, è perché le fosse comuni dei civili, gli stupri, il rapimento dei bambini orfani, il bombardamento delle città chiariscono la verità del nostro tempo.
In Russia, come in Cina e altrove, libertà, diritti, democrazia sono conculcati ogni giorno.
Pace e giustizia si preservano con sacrificio, impegno, coraggio quotidiani. Certo che l’Occidente, considerato decadente e corrotto, crollasse davanti alle sue armate, Putin ha oltrepassato le “Porte dell’Europa” in Ucraina. Gli ucraini lo hanno fermato con generosità, la Nato ha fatto loro da retrovia. Un’Alleanza ben viva, altro che “decerebrata”.
La 'tempesta perfetta' dell'eterogenesi dei fini
di Marco Minniti
Wilhelm Wundt, il filosofo tedesco teorico dell’“eterogenesi dei fini” non avrebbe mai potuto immaginare che a poco più di cento anni dalla sua morte ci sarebbe stata una congiuntura della storia e un personaggio che avrebbe inanellato una sequenza perfetta di “conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali”. L’“eterogenesi dei fini”, appunto.
La congiuntura: l’invasione dell’Ucraina. Il personaggio: Vladimir Vladimirovi? Putin. Da Zelensky che da capo di un “governo di corrotti e drogati” è diventato un leader mondiale, indissolubilmente legato al suo popolo in lotta per la libertà. A Biden che, messo in discussione dalla drammatica e disordinata ritirata da Kabul, ha ritrovato il ruolo di “Commander in Chief” della grande alleanza delle democrazie.
L’incontro tra i due in una Kiev baciata da un inusuale sole di febbraio ha icasticamente reso evidente il compimento dell’“eterogenesi dei fini”. L’elenco potrebbe continuare: dalla “rivitalizzazione della Nato” al superamento della storica neutralità di Svezia e Finlandia. Sino a una ritrovata coesione dell’Europa anche di fronte alla straordinaria sfida umanitaria di milioni di profughi accolti e protetti come un grande continente deve fare. Non era scontato.
Di fronte al primo “storico” tentativo, scientificamente pianificato, di utilizzare le migrazioni come strumento di pressione geopolitica, quello della foresta di Bia?owie?a, l’Europa priva di strategia e umanità, aveva reagito rinchiudendosi.
Tuttavia, la partita è lungi dal concludersi. Anche in queste prime settimane del 2023 si conferma un impetuoso aumento dei movimenti migratori nel Mediterraneo Centrale. Il rischio di un’Europa stretta in una cinica “tenaglia umanitaria” non è ancora superato. Ma, soprattutto, al centro c’è l’Africa. Nell’idea di una lunga guerra di attrito potrebbe diventare lo scenario privilegiato di un “asimmetrico secondo fronte”. Dalla destabilizzazione socioeconomica, alle crisi alimentari e umanitarie, al terrorismo jihadista.
Se qualcuno avesse dubbi basta pensare al recentissimo tour del ministro degli esteri russo Lavrov in Africa. Dal Mali al Sudan. Dalla Mauritania al Corno d’Africa. Una sfida diretta all’Europa che, ancora oggi, tarda a comprendere quanto sia forte il “filo rosso” che lega l’esito del conflitto in Ucraina al Mediterraneo Allargato, all’Africa. Non solo immediati investimenti per la stabilizzazione e la prosperità di quel continente ma anche la capacità di prospettare un ruolo strategico negli inevitabili nuovi assetti del mondo. Qualcosa che sappia parlare ai cuori e ai cervelli dei popoli. L’“aiuto fraterno” dell’eterogenesi dei fini questa volta potrebbe non bastare.
"NO", un anno di guerra in un piccolo film di Marco Tullio Giordana per Repubblica