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Ucraina, il ministro della Difesa Reznikov: “La guerra cambierà con il nostro attacco di primavera”

Il ministro della Difesa ucraino Oleksij Reznikov (reuters)
L'intervista al responsabile della Difesa ucraina. "Con la contraerea e i tank lanceremo un nuovo attacco. Vogliamo riprenderci tutto il Paese: anche la Crimea e il Donbass"
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KIEV - "Come sto io? È la domanda che mi fanno Lloyd Austin e Ben Wallace (ministri della Difesa di Usa e Regno Unito, ndr) ogni volta che mi telefonano. Gli rispondo: sono ancora vivo. E mi pare un buon punto di partenza, no?". L'avvocato 56 enne Olkesij Reznikov, che il destino ha voluto fosse nominato ministro della Difesa appena tre mesi prima dell'invasione russa, è un uomo di spirito. Lo ha dimostrato ancora due giorni fa quando, uscendo dalla torretta del primo carro armato Leopard polacco consegnato all'Ucraina, ha detto: "Scusate, sapete indicarmi la strada per Mosca?".

L'appuntamento per l'intervista con Repubblica è al ministero, non lontano dal palazzo dell'ufficio presidenziale sulla Bankova. Le ultime notizie non sono buone, a dir la verità: a Bakhmut la Wagner sostiene di essere a due chilometri dal centro, nel Mar Nero le navi russe sono raddoppiat…

KIEV - "Come sto io? È la domanda che mi fanno Lloyd Austin e Ben Wallace (ministri della Difesa di Usa e Regno Unito, ndr) ogni volta che mi telefonano. Gli rispondo: sono ancora vivo. E mi pare un buon punto di partenza, no?". L'avvocato 56 enne Olkesij Reznikov, che il destino ha voluto fosse nominato ministro della Difesa appena tre mesi prima dell'invasione russa, è un uomo di spirito. Lo ha dimostrato ancora due giorni fa quando, uscendo dalla torretta del primo carro armato Leopard polacco consegnato all'Ucraina, ha detto: "Scusate, sapete indicarmi la strada per Mosca?".

L'appuntamento per l'intervista con Repubblica è al ministero, non lontano dal palazzo dell'ufficio presidenziale sulla Bankova. Le ultime notizie non sono buone, a dir la verità: a Bakhmut la Wagner sostiene di essere a due chilometri dal centro, nel Mar Nero le navi russe sono raddoppiate, la Nato teme che la Cina finirà per vendere armi a Putin irrobustendone l'arsenale. In più, non si sono ancora sopite le polemiche sullo scandalo corruzione che ha investito alcuni suoi stretti collaboratori. Tuttavia, Reznikov è ottimista e guarda oltre il momento. "Dobbiamo superare l'inverno, ma sono convinto che a primavera la guerra cambierà e ci saranno le condizioni per lanciare controffensiva".

Per arrivare dove?
"A riprenderci i confini del 1991. Donbass e Crimea compresi".
 

Anche al Cremlino, stando ad alcuni analisti, stanno pianificando una grande offensiva.
"In realtà è già in corso. La chiamiamo l''offensiva strisciante', perché stanno seguendo una tattica folle: ci mandano contro ondate di Wagner o di ex prigionieri per conquistare pochi metri di terreno. A Bakhmut, per esempio. Si lanciano in venti contro le nostre postazioni e li uccidiamo. Dopo poco ne arrivano altri venti, e altri venti ancora, a ciclo continuo... Ieri il nostro generale del fronte Est ha detto che i russi hanno avuto 500 morti e 900 feriti in un giorno solo".
 

Anche i vostri stanno morendo, a frotte.
"Vero, ma abbiamo molte meno perdite di loro. Bakhmut è una roccaforte, un punto della linea del fronte che difendiamo per ridurre, distruggendola, la capacità di assalto dei nemici".
 

Cosa la fa essere così ottimista su un rovesciamento della situazione?
"Quello che cambierà le cose a primavera sono anzitutto i sistemi di difesa aerea come l'Iris-T, i Patriot e il Nasams".
 

I patriot li avete già, o no?
"Non ce li hanno ancora consegnati ma li avremo. I nostri si stanno addestrando per usarli. Sarà grazie a essi che proteggeremo i cieli. E a terra avremo i Leopard. Poi ho chiesto nuovi veicoli di trasporto fanteria tipo i Bradley, gli Spartan, i Mastiff. Nella mia lettera a Babbo Natale ovviamente ci sono pure i caccia".

 

Che l'Occidente non è pronto a concedervi. E alcune delle armi promesse spesso arrivano con grande ritardo.
"Io invece ho visto un cambio di passo all'ultima riunione Ramstein. I nostri partner hanno capito che il fattore tempo è cruciale, Stoltenberg ha detto "la velocità salva le vite". Ripeto: per spezzare il dominio russo nei cieli delle zone occupate e lanciare la controffensiva, ci servono gli F-16, o i Griffin, o i Tornado italiani... non importa il modello, basta che siano moderni e con radar all'avanguardia".
 

Cronache dal fronte russo

Vale anche per le munizioni?
"Sì. I governi tedesco, francese e svedese hanno chiesto alle fabbriche di aumentare la produzione".
 

Macron pareva il più riluttante. Ritiene che abbia cambiato linea?
"L'ho incontrato tre settimane fa, ci ha mandato segnali chiari che dimostrano come anche lui voglia davvero aiutarci a vincere la guerra".
 

Sul piano di pace cinese Zelensky si è già espresso negativamente ("non è né un piano di pace, né una risoluzione, né una piattaforma"). Si parla di Cina anche per il possibile sostegno alla Russia, in termini di arsenale. Avete segnali?
"Per ora no".
 

Se Pechino si mette a vendere armi a Putin, quanto inciderà sul conflitto?
"Vedremo. Non ho commenti da fare sulla Cina. Se la Russia cerca aiuti dall'Iran, dalla Nord Corea e dalla Cina vuol dire che sta esaurendo le riserve di missili e munizioni".
 

È una speranza o avete dei dati che lo dimostrano?
"Un anno fa l'artiglieria di Mosca sparava 60 mila proiettili al giorno, oggi, secondo i nostri generali, sono scesi a 20 mila. La loro capacità offensiva si è ridotta a un terzo. Noi ne spariamo molti di meno, siamo costretti ad essere precisi come un chirurgo per non sprecarne".

 

La guerra finirà nel 2023?
"Ecco, questa invece è una speranza. Non faccio previsioni. Lo spero, sarei la persona più felice del mondo".
 

L'alba del 24 febbraio 2022.
"Mi telefona il generale Zaluzhnyi alle 4.10 e mi dice: 'ministro, arrivano'. I radar avevano intercettato i primi attacchi. Ho dato un bacio a mia moglie, le ho detto che l'avrei chiamata la sera e sono andato al ministero. Le prime tre settimane sono state come vivere un unico, continuo, estenuante, infinito giorno".
 

Il piano di Putin era controllare il palazzo del governo di Kiev in meno di un giorno?
"Sì, entro le dodici ore successive all'invasione. Nei loro tank abbiamo trovato divise da parata, erano proprio convinti".
 

Kherson se la sono presa subito, però. Perché non è stato fatto saltare il ponte sul Dnipro, che avrebbe bloccato l'avanzata?
"O è stato alto tradimento o incapacità. C'è un'indagine in corso".
 

Alcuni pubblici ufficiali sono stati licenziati perché coinvolti nell'affaire dell'acquisto di cibo per i militari a prezzi gonfiati. Cosa intende fare?
"Stiamo ristrutturando il dipartimento anti-corruzione e introducendo un nuovo meccanismo di controllo pubblico".
 

Lei però è responsabile di quanto accade nel ministero, in molti hanno chiesto le sue dimissioni.
"Vado avanti. È una decisione presa da Zelensky".