Tunisia, l'Fmi prende tempo sul prestito: "Servono garanzie"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - La Tunisia rischia di esplodere, secondo l'allarme lanciato dai servizi di intelligence italiani, aprendo la porta a un'ondata di migrazioni verso le nostre coste, ma il Fondo Monetario Internazionale rimanda la decisione sul prestito da 1,9 miliardi di dollari che servirebbe a puntellare le autorità locali e favorire la stabilità. Lo confermano a Repubblica fonti dell'Fmi, nonostante le pressioni fatte anche da Roma per sbloccare la pratica: "Per dare più tempo alle autorità tunisine di completare i requisiti del programma, è stata rinviata la sua presentazione al Board per l'approvazione".
Come ha riportato ieri Repubblica, più della metà dei 14.433 migranti arrivati in Italia nei primi due mesi del 2022 è partita dal Paese nordafricano. Quindi la Relazione annuale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza ha avvertito che "la principale preoccupazione arriva dalla Tunisia&q…
NEW YORK - La Tunisia rischia di esplodere, secondo l'allarme lanciato dai servizi di intelligence italiani, aprendo la porta a un'ondata di migrazioni verso le nostre coste, ma il Fondo Monetario Internazionale rimanda la decisione sul prestito da 1,9 miliardi di dollari che servirebbe a puntellare le autorità locali e favorire la stabilità. Lo confermano a Repubblica fonti dell'Fmi, nonostante le pressioni fatte anche da Roma per sbloccare la pratica: "Per dare più tempo alle autorità tunisine di completare i requisiti del programma, è stata rinviata la sua presentazione al Board per l'approvazione".
Come ha riportato ieri Repubblica, più della metà dei 14.433 migranti arrivati in Italia nei primi due mesi del 2022 è partita dal Paese nordafricano. Quindi la Relazione annuale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza ha avvertito che "la principale preoccupazione arriva dalla Tunisia", come ha detto il sottosegretario Mantovano.
Il 15 ottobre scorso, per evitare questa "esplosione sociale", una delegazione dell'Fmi guidata da Chris Geiregat e Brett Rayner aveva visitato Tunisi, raggiungendo l'accordo per un prestito da 1,9 miliardi in 48 mesi attraverso l'Extended Fund Facility: "Il peggioramento del contesto globale e gli alti prezzi internazionali delle materie prime stanno pesando pesantemente sull'economia tunisina, aggiungendosi alle debolezze strutturali sottostanti in condizioni socio-economiche difficili". In cambio avevano chiesto riforme per equità fiscale, contenimento della spesa, rafforzamento delle reti di sicurezza sociale, imprese statali, competizione, infrastrutture, trasparenza, resilienza e adattamento ai cambiamenti climatici, protezione del potere d'acquisto dei cittadini davanti all'inflazione.
Il Board avrebbe dovuto discutere e approvare l'accordo a dicembre, ma l'appuntamento è stato rimandato. A metà febbraio la direttrice Kristalina Georgieva ha detto che le autorità locali stanno facendo "progressi molto buoni", ma ancora insufficienti a sbloccare il prestito. "Per dare più tempo alle autorità tunisine di completare i requisiti del programma - spiegano fonti del Fondo - è stata rinviata la presentazione del programma al Comitato Esecutivo per l'approvazione. Una nuova data del Consiglio sarà fissata d'intesa con le autorità tunisine, una volta verificati i requisiti". Dunque al momento non c'è certezza su quando i soldi potrebbero arrivare.
Le resistenze dell'istituzione finanziaria nascono dal fatto che in passato il Paese nordafricano non aveva rispettato tutti gli impegni presi, e quindi ora servono garanzie. Il via libera al prestito dell'Fmi serve però anche per sbloccare gli aiuti concessi su base bilaterale, e quindi così tutto rischia di restare fermo, con il pericolo che la luce verde arrivi troppo tardi per evitare le conseguenze peggiori.