L'intelligence Usa sulla misteriosa "sindrome dell'Avana": "Non è legata a nemici stranieri"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniIl misterioso malessere che ha colpito diplomatici delle ambasciate americane e canadesi nel mondo non sembra essere stato causato da un Paese nemico. È la conclusione a cui giunge un rapporto compilato da sette agenzie d'intelligence degli Stati Uniti sulla "sindrome dell'Avana", così detta perché i primi a soffrirne furono funzionari della sede diplomatica Usa a Cuba.
Dopo sei anni di indagini sull'inspiegabile malattia, che provocava sintomi sempre uguali come insonnia, emicrania, nausea, perdita di equilibrio e altri disturbi fisici, cinque dei servizi di spionaggio americani hanno giudicato "molto improbabile" che il malessere sia stato provocato da "un'arma o un dispositivo usati da avversari stranieri", uno ha giudicato tale ipotesi "improbabile" e uno ha preferito non esprimere alcuna conclusione in merito.
Il misterioso malessere che ha colpito diplomatici delle ambasciate americane e canadesi nel mondo non sembra essere stato causato da un Paese nemico. È la conclusione a cui giunge un rapporto compilato da sette agenzie d'intelligence degli Stati Uniti sulla "sindrome dell'Avana", così detta perché i primi a soffrirne furono funzionari della sede diplomatica Usa a Cuba.
Dopo sei anni di indagini sull'inspiegabile malattia, che provocava sintomi sempre uguali come insonnia, emicrania, nausea, perdita di equilibrio e altri disturbi fisici, cinque dei servizi di spionaggio americani hanno giudicato "molto improbabile" che il malessere sia stato provocato da "un'arma o un dispositivo usati da avversari stranieri", uno ha giudicato tale ipotesi "improbabile" e uno ha preferito non esprimere alcuna conclusione in merito.
Un mistero senza risposta scientifica
Il mistero rimane tuttavia senza una risposta scientifica e medica chiara. Si è pensato a lungo che lo staff delle ambasciate di Usa e Canada fosse vittima di un attacco condotto con un sistema di onde elettromagnetiche o di qualche congegno simile, utilizzato da strutture militari cubane o russe o di entrambe le nazioni. Lo scopo sarebbe stato evidentemente quello di decimare il personale delle ambasciate, senza bisogno di eliminare fisicamente nessuno, mettendo in crisi il funzionamento e il morale di sedi diplomatiche in cui, come è noto per ogni Paese, prestano servizio anche agenti segreti.
Un sospetto accresciuto dal fatto che nello stesso periodo Mosca ha moltiplicato le offensive all'estero, avvelenando dissidenti, ex-spie e nemici con azioni spregiudicate e materiali innovativi. Ma a quanto pare questa strana sindrome non è frutto di moderne tecniche spionistiche, in una evoluzione scientifica della guerra fredda.
Diverse verità
Il rapporto completato in questi giorni dall'intelligence americana, reso pubblico dal Washington Post che ne ha ottenuto una copia, riguardava episodi di malessere molto simili fra loro sofferti nell'ultimo decennio da circa 1.500 diplomatici, funzionari e spie Usa dislocati in vari Paesi del mondo. Gli autori dell'inchiesta governativa, pur ammettendo di non avere "trovato niente" che spiegasse il fenomeno e ne potesse attribuire l'origine a uno stato ostile all'America e ai suoi alleati, dicono di lasciare aperta la possibilità che un avversario straniero abbia sviluppato una nuova arma di tipo energetico, ma non ci sono prove che Russia o Cuba siano coinvolti nel progetto.
Il rapporto contraddice i risultati di un'indagine precedente, pubblicata lo scorso anno su ordine della Cia e affidata a un gruppo di studiosi ed esperti in materia, che aveva identificato fonti di energia elettromagnetica e ultrasuoni come apparente spiegazione della "sindrome dell'Avana", pur senza accusare un Paese specifico di esserne il mandante.
Gli indennizzi
Altre ipotesi emerse nello studio precedente citavano fattori ambientali come possibile motivazione di almeno alcuni dei casi riportati, malattie già esistenti in altri casi o disturbi convenzionali in altri ancora. Mark Zaid, un avvocato che rappresenta alcune delle vittime dell'inspiegabile malattia, commenta che fino a quando non verranno resi pubblici tutti i materiali del rapporto, le sue conclusioni sono "sostanzialmente prive di valore". I sintomi sofferti da alcuni diplomatici hanno causato problemi permanenti e nel 2021 il presidente Biden ha autorizzato che essi vengano indennizzati per i "disturbi debilitanti riportati". La sindrome dell'Avana forse dunque non esiste, ma il mistero continua.