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La rabbia di Atene ferita: “Questo Paese distrutto dai tagli della troika”

La manifestazione ad Atene (ansa)
Il reportage. Sciopero generale e proteste in tutta la Grecia dopo la strage del treno. Nel mirino il premier Mitsotakis ma anche i governi di Pasok e Syriza 
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ATENE - Verso le quattro di pomeriggio un pugno di black bloc si piazza davanti al Parlamento, urla "maiali", e dai poliziotti partono un paio di lacrimogeni. Ma sono quasi gli unici momenti di tensione. La lunga giornata dello sciopero generale si snoda in un'atmosfera di lutto e rabbia, ma senza eccessi e con i cortei dei sindacati presidiati da un servizio d'ordine da manuale, che allontana con un paio di urlacci qualche provocatore vestito di nero. Una partecipazione, quella di Atene, Salonicco e Patrasso, che non si vedeva dai tempi delle maree anti-troika, dieci anni fa. Cinquantamila persone in piazza solo nella capitale, secondo la polizia, che hanno sfilato tra Syntagma e Omonia per chiedere di inchiodare i responsabili del peggiore disastro ferroviario della storia greca: 57 morti nello scontro frontale tra un treno merci e un Intercity stipato di studenti che tornavano nella notte del 28 febbraio da Atene a Salonicco. 

Gli striscioni parlano chiaro: …

ATENE - Verso le quattro di pomeriggio un pugno di black bloc si piazza davanti al Parlamento, urla "maiali", e dai poliziotti partono un paio di lacrimogeni. Ma sono quasi gli unici momenti di tensione. La lunga giornata dello sciopero generale si snoda in un'atmosfera di lutto e rabbia, ma senza eccessi e con i cortei dei sindacati presidiati da un servizio d'ordine da manuale, che allontana con un paio di urlacci qualche provocatore vestito di nero. Una partecipazione, quella di Atene, Salonicco e Patrasso, che non si vedeva dai tempi delle maree anti-troika, dieci anni fa. Cinquantamila persone in piazza solo nella capitale, secondo la polizia, che hanno sfilato tra Syntagma e Omonia per chiedere di inchiodare i responsabili del peggiore disastro ferroviario della storia greca: 57 morti nello scontro frontale tra un treno merci e un Intercity stipato di studenti che tornavano nella notte del 28 febbraio da Atene a Salonicco. 

Gli striscioni parlano chiaro: "Voi contate i profitti, noi i morti", "I nostri martiri urlano" e il più diffuso: "Assassini". Athena Gatsou, 23 anni, studentessa, tiene in mano un cartello che chiede giustizia, e ripete quello che molti urlano attraverso i megafoni: "Dobbiamo fermare le privatizzazioni, stanno svendendo persino i servizi oncologici degli ospedali". Dimitri, accanto a lei, annuisce: "Qui nessuno è innocente dei governi che si sono piegati alla troika e ai tagli selvaggi". Dimitri ha perso un'amica nell'incidente ferroviario: Anastasia. Aveva venticinque anni. 

La manifestazione ad Atene / Foto Tonia Mastrobuoni 
C'è uno striscione che fa venire i brividi, tra i tanti: "Saremo la voce dei morti. Le nuove generazioni non vi dimenticheranno". I manifestanti cantano "Bella ciao", "El pueblo unido jamás sera vencido". Ma si fatica a capire, nel groviglio di responsabilità oggettive, di chi sia davvero la colpa di questa immensa tragedia. Il governo del conservatore Kyriakos Mitsotakis si è scusato e ha promesso un'indagine approfondita. Secondo fonti parlamentari le elezioni ipotizzate per il 9 aprile saranno spostate al 21 maggio: Mitsotakis non vorrebbe farle cadere troppo a ridosso del disastro. Ma la piazza ne chiede a gran voce le dimissioni.

Al centro del dramma è finito subito il capostazione di Larissa, Vassilis Samaras, l'uomo che aveva concesso ai due treni di correre sullo stesso binario provocando lo scontro frontale. Un'intercettazione uscita nei giorni scorsi ha svelato un dettaglio agghiacciante: Samaras aveva suggerito persino al guidatore del treno gremito di studenti di ignorare un semaforo rosso. Il guidatore è morto nell'impatto, il capostazione è agli arresti, indagato per strage. Peraltro, non avrebbe dovuto ricoprire quell'incarico: il limite di età è di 52 anni, lui ne ha 59. E la sua biografia lascia a bocca aperta: ex facchino, ex impiegato di un ministero, catapultato in quel ruolo senza la minima esperienza. Ieri è emerso che tra gli indagati, non a caso, ci sarebbero anche l'ispettore che lo ha promosso, un secondo capostazione che avrebbe abbandonato la sua postazione prima della fine del turno, e il responsabile per la sicurezza. 

Il premier Mitsotakis, però, ha dovuto confessare che non c'entra solo l'"errore umano" in questa orribile vicenda. Se i sistemi di sicurezza, i controlli in remoto o i freni automatici avessero funzionato, "sarebbe stato impossibile che l'incidente accadesse", ha ammesso il leader di Nea Dimokratia. Ma in quel tratto maledetto vicino a Larissa i sistemi di sicurezza erano collassati da anni perché dal 2010, come ha raccontato l'ex capostazione Yiannis Kollaros, nessuno aveva investito un centesimo per ripristinarli. Tutto veniva gestito manualmente, da anni: anche da Samaras, nella notte fatale del disastro.

Mentre raggiungiamo lo spezzone del corteo che si è fermato all'angolo di Omonia, incontriamo una militante comunista che distribuisce un foglietto a forma di biglietto ferroviario. Recita "Atene-Salonicco: biglietto senza ritorno". In alto campeggiano i simboli dei tre partiti che secondo questa immensa piazza sono responsabili dell'incidente: Pasok, Syriza, Nea Dimokratia. Le tre forze politiche che hanno traghettato la Grecia attraverso la lunghissima crisi del debito negli ultimi 14 anni. E che hanno dovuto eseguire i dettami della troika anzitutto privatizzando. 

Nel 2017 anche il trasporto su rotaia è stato smantellato: i treni sono stati ceduti per 45 milioni di euro alle Ferrovie dello Stato Italiane, la rete è rimasta in mano alla Grecia. "Ci hanno lasciato la bad company, mentre la good company è stata data agli italiani", ragiona al telefono l'europarlamentare di Syriza Stelios Kouloglu. "E non capisco neanche come Ferrovie dello Stato possa aver chiuso gli occhi dinanzi a una rete che era un disastro, che secondo tutti i rapporti delle Autorità europee di controllo non era sicura. La Commissione Ue ha esortato a più riprese i governi greci a migliorare la sicurezza delle reti ferroviarie e ha stanziato da dieci anni parecchi fondi perché avvenisse. Neanche un mese fa i sindacati avevano predetto che ci sarebbe stato un incidente. Era prevedibile".

Secondo il più recente rapporto dell'Autorità di controllo delle ferrovie greche, la distruzione del sistema di allarme delle reti è avvenuto a causa di "furti e problemi finanziari". Circa sei miliardi di euro di investimenti - soldi di Bruxelles e di Atene - avrebbero dovuto garantire la modernizzazione e la sicurezza delle reti. E invece la Grecia continua ad avere il triste primato in Europa del Paese con più morti per chilometro a causa di incidenti ferroviari. E in un sistema così arretrato, affidato ai controlli manuali, ci sono solo 133 capistazione invece dei 411 reclamati da anni dai sindacati. 

Tra i manifestanti che nel pomeriggio cominciano a disperdersi tra le viuzze intorno a Syntagma, una ragazza dai capelli rossi regge un cartello che parla a nome di una generazione, degli studenti morti nei maledetti tre vagoni che si sono rovesciati tra le fiamme nella notte. E la sentenza è inappellabile: "Non è stato un incidente: è stato un crimine".