Si è spinto fino ai confini della Russia, con una missione che non ha precedenti e rende visibile il livello di tensione tra Washington e Mosca. Ieri un bombardiere americano B-52 ha sorvolato i Paesi baltici alleati della Nato. E' arrivato fino al golfo su cui si affaccia San Pietroburgo, al limite della zona di competenza russa del traffico aereo. Poi ha letteralmente sfiorato Kaliningrad, la fortezza missilistica di Putin incastonata nel territorio della Polonia, sfilando lungo le frontiere a quasi ventimila metri d’altezza.
L'aereo è decollato dalla base spagnola di Moron de la Frontera, puntando verso nord. Anche in questo caso - come nell'operazione di venerdì nei cieli di Romania e Bulgaria - ha lasciato il trasmettitore acceso, in modo che tutti potessero seguirlo. Un'azione di deterrenza, per dimostrare al Cremlino che gli Stati Uniti sono pronti a reagire con il massimo della forza a qualsiasi iniziativa ostile. Allo stesso tempo, la spedizione ha dato un messaggio rassicurante alle nazioni amiche, come Estonia, Lettonia e Lituania che si sentono più esposte alla minaccia del Cremlino.
Attualmente sei B-52 sono dislocati in Europa: i loro movimenti sono il termometro del confronto tra Nato e Russia. Che sembra essere diventato caldissimo negli ultimi tre giorni: prima la spedizione dei bombardieri sul Mar Nero, poi quella sul Baltico. Entrambe senza preavviso, come se il Pentagono sentisse la necessità di dare un messaggio urgente a Mosca. Perché? Non ci sono certezze. Alcuni analisti ritengono che sia la risposta all’offensiva russa di giovedì scorso contro le città ucraine. Quei raid hanno visto l’impiego di sei missili ipersonici Kinzhal: ordigni che viaggiano a diecimila chilometri l’ora e contro i quali non esistono barriere difensive. Neppure le batterie terra-aria tedesche e statunitensi che forniscono la scudo ai cieli di Kiev sono riuscite a intercettarli. C’è un unico modo di dissuadere Putin dalla tentazione di usare queste armi imparabili oltre i confini ucraini: mostrare quanto potrebbe essere rapida la rappresaglia.
È il compito che i B-52 continuano a svolgere da oltre sessant’anni, prima come alfieri della potenza nucleare americana durante la Guerra Fredda e ora nella nuova sfida tra grandi potenze innescata dall’invasione russa. Sono in servizio dal 1955 e ci resteranno fino al 2050: il jet che ha volato verso San Pietroburgo è stato costruito nel lontano 1961. Ma tutti i sistemi chiave - motori, radar, apparati di puntamento, strumentazioni di disturbo elettronico - sono state aggiornate ai livelli più avanzati della tecnologia bellica. Solo la missione resta identica: con le stive cariche di missili rendono concreta la capacità di intervento statunitense nel mondo. Ovviamente, possono usare l’arsenale di bordo - che include le ultime varianti dei cruise - anche restando centinaia di chilometri dai confini russi e per questo la missione di ieri è stata solo un’esibizione di forza. Portata però fino a limite ultimo della competizione pacifica.