"Mai più antisemitismo": la visita di Tajani in Israele al Memoriale dell'Olocausto. Poi incontra Netanyahu e visita Ramallah
di Anna Lombardi , di Anna Lombardi"Quanto accaduto non va dimenticato. Combatteremo l'antisemitismo in Italia e in Europa, affinché questo germe maligno non si allarghi. Sei milioni di morti sono una tragedia che macchia la nostra storia di esseri umani": il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha detto rivolgendosi alla stampa nel secondo giorno di visita ufficiale in Israele, all'uscita dallo Yad Vashem. Il memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme, tappa obbligata di ogni delegazione in visita a Israele e perno di qualsiasi visita diplomatica nel Paese. "L'Italia e questo governo combattono con fermezza ogni forma di antisemitismo. La storia ci insegna a guardare il futuro e ci impegna a cambiare: nessuno compia più ciò che è stato fatto in passato. Dobbiamo anche insegnare ai giovani che non si può e non si deve odiare nessuno. Ognuno ha il diritto di essere rispettato". Concludendo: "Ho deposto una coron…
"Quanto accaduto non va dimenticato. Combatteremo l'antisemitismo in Italia e in Europa, affinché questo germe maligno non si allarghi. Sei milioni di morti sono una tragedia che macchia la nostra storia di esseri umani": il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha detto rivolgendosi alla stampa nel secondo giorno di visita ufficiale in Israele, all'uscita dallo Yad Vashem. Il memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme, tappa obbligata di ogni delegazione in visita a Israele e perno di qualsiasi visita diplomatica nel Paese. "L'Italia e questo governo combattono con fermezza ogni forma di antisemitismo. La storia ci insegna a guardare il futuro e ci impegna a cambiare: nessuno compia più ciò che è stato fatto in passato. Dobbiamo anche insegnare ai giovani che non si può e non si deve odiare nessuno. Ognuno ha il diritto di essere rispettato". Concludendo: "Ho deposto una corona di fiori e posto un sasso sulla tomba ideale di sei milioni di ebrei assassinati durante la Seconda Guerra Mondiale. Non dovrà accadere mai più".
Energia e politica
La visita in Italia del presidente israeliano Benjamin Netanyhau e il suo pranzo romano con Giorgia Meloni sabato sono serviti a porre le basi di un rapporto basato sulla cooperazione energetica, certo, ma anche su un'affine visione del mondo (col leader del Likud a offrire alla premier italiana il suo sostegno sulla scena internazionale. Chiedendo in cambio, però, lo spinoso riconoscimento di Gerusalemme capitale: su cui, a parte l'esternazione di Matteo Salvini, il governo però glissa) tocca ora proprio a Tajani entrare nel vivo dei temi affrontati. Il vicepremier italiano è atterrato ieri pomeriggio, all'indomani della grande manifestazione che ha visto scendere in piazza in tutto il Paese mezzo milione di persone - 250mila nella sola Tel Aviv - contro la controversa riforma della Giustizia del governo Netanyahu.
Ha poi rilanciato la questione del gas, affrontata anche ieri durante il primo incontro istituzionale nel Paese: quello col presidente Isaac Herzog: "Per quanto riguarda il gas, l'Italia vuole essere l'hub del sud dell'europea. Per cui rafforzeremo la collaborazione con Israele anche su questo fronte''. Evidente riferimento alla questione in sospeso del progetto di gasdotto Eastmed: infrastruttura in buona parte sottomarina che correrebbe per circa 2mila chilometri nel Mediterraneo orientale, collegando i giacimenti di gas israeliani e ciprioti con la Grecia e in rete anche con l'Italia, che dal Salento potrebbe diventare hub di mezza Europa. A realizzarla sarebbe Igi Poseidon, una joint venture fra la società statale greca Depa e l'italiana Edison (che in realtà appartiene alla Edf francese). Un progetto controverso che gli ambientalisti già contestano da tempo: perché non solo passa in zone sismiche e in acque contese tra Turchia, Grecia e Cipro, ma è destinato ad emettere almeno 27 milioni di tonnellate di gas serra.
La tappa in Cisgiordania
Con Herzog il ministro Tajani ha discusso pure di Iran e del timore che Teheran si doti presto di ordigni nucleari. Tanto più ora che il negoziato per un ritorno all'accordo Jcpoa sembra fermo. Si è poi affrontata la questione Ucraina e gli effetti della crisi sulla regione mediorientale. Rafforzare la pace anche con i palestinesi è l'altro cruciale punto dell'agenda italiana. Anche per questo nel pomeriggio il ministro è andato a Ramallah, capitale amministrativa di quella Cisgiordania, dove da settimane si susseguono nuove violenze. "Un segnale di volontà di pace. La nostra posizione è quella di 'due popoli e due Stati' e vogliamo che la situazione torni alla normalità. Certamente nessuno può pensare che sia cancellato lo Stato d'Israele come ha detto qualche improvvido politico di altri Paesi". Insistendo sulla necessità "di tornare alla calma e che tutti lavorino intensamente per la pace e la stabilità. Ci sono già tanti focolai nell'area del Mediterraneo e di altre guerre nel mondo non si sente assolutamente il bisogno".
"L'Italia sostiene l'Autorità nazionale palestinese ed il processo di consolidamento delle istituzioni palestinesi" ha dunque dichiarato il ministro degli Esteri nel corso di una conferenza stampa tenuta proprio nella città palestinese. Riferendo di aver avuto un confronto "chiaro, positivo e leale" con il suo omologo dell'Anp, Riad al-Malki. Esprimento pure soddisfazione per "la cooperazione che c'è tra la polizia palestinese ed i nostri Carabinieri: la formazione della polizia palestinese è per noi fondamentale perché è garante di stabilità e di pace in un momento particolarmente difficile", ha aggiunto. E ha espresso la volontà dell'Italia di "intensificare le relazioni economica e rafforzare la cooperazione culturale", sottolineando che "questo sarà oggetto dell'incontro bilaterale che avremo nella seconda metà dell'anno a Ramallah".
Una giornata lunghissima, quella del vicepremier Tajani. Che ha incontrato pure il suo omologo israeliano, Eli Cohen e anche con lui ha parlato di pace e immigrazione: "Per quanto riguarda la situazione in quest'area del Medio Oriente, siamo molto preoccupati per il crescendo di violenze. Condanniamo fermamente gi attacchi terroristici che hanno portato alla morte di molti cittadini di Israele. Noi vogliamo che in quest'area cessi ogni tipo di violenza. Serve un'azione forte diplomatica e siamo pronti a favorire ogni processo politico tra Israele e l'Anp perché si possa arrivare a una situazione pacifica". Tajani è poi tornato a ribadire che "l'instabilità generale che c'è nell'area mediterranea, nel nord dell'africa e nell'africa sud sahariana rappresentano un pericolo e rischiano che ci siano flussi migratori non più controllati. Una serie di contingenze negative rischiano di spingere milioni di persone verso il nord dell'Africa e anche dal Medio Oriente e dall'Oriente verso il continente europeo e verso l'italia in modo particolare. Chiediamo a tutti i Paesi amici di aiutarci a trovare una soluzione".