Le accuse a Putin: quei rapimenti di Stato per obbligare i piccoli a diventare bravi russi
di Brunella Giovara , di Brunella GiovaraKRAMATORSK - C'è qualcosa di argentino, e anche di nazista, in questo sistema russo del furto di bambini. Un sistema applicato con scrupolo nei territori occupati e in quelli da cui l'esercito si è poi ritirato, dove si saccheggia tutto il possibile, tutto quanto può essere utile al singolo soldato, e anche alla Madre Russia. I bambini sono come un televisore, un telefono, le mutande che i buriati rubarono a Bucha, un oggetto che servirà, un souvenir dall'Ucraina, un aiuto per la patria. Gli orfani vanno dritti nelle famiglie che non hanno figli, come succedeva sotto il regime di Videla. Le donne che avevano appena partorito volavano dagli aerei nell'oceano, i loro neonati finivano subito tra le braccia di altre donne infelici, e spesso erano mogli di ufficiali che avevano contribuito a organizzare quei voli. Così è successo a Mariupol, e a Kherson. Gli assassini che rapiscono i figli delle loro vittime, e li fanno propri.…
KRAMATORSK - C'è qualcosa di argentino, e anche di nazista, in questo sistema russo del furto di bambini. Un sistema applicato con scrupolo nei territori occupati e in quelli da cui l'esercito si è poi ritirato, dove si saccheggia tutto il possibile, tutto quanto può essere utile al singolo soldato, e anche alla Madre Russia. I bambini sono come un televisore, un telefono, le mutande che i buriati rubarono a Bucha, un oggetto che servirà, un souvenir dall'Ucraina, un aiuto per la patria. Gli orfani vanno dritti nelle famiglie che non hanno figli, come succedeva sotto il regime di Videla. Le donne che avevano appena partorito volavano dagli aerei nell'oceano, i loro neonati finivano subito tra le braccia di altre donne infelici, e spesso erano mogli di ufficiali che avevano contribuito a organizzare quei voli. Così è successo a Mariupol, e a Kherson. Gli assassini che rapiscono i figli delle loro vittime, e li fanno propri. Impareranno presto ad essere russi, un giorno dimenticheranno di essere stati ucraini.
E l'Ucraina cerca di salvarli in tutti i modi da queste razzie, ha istituito il numero verde 1648 per le denunce, e così conta la sua gioventù scomparsa. E li cerca pure, tratta per la restituzione, ma finora ne ha recuperati appena 125, che sono un niente. Gli altri sono bambini desaparecidos, da quelli di pochi mesi fino ai sedicenni, già assorbiti dalla rete di adozioni, talvolta esibiti in pubblico come "salvati" da morte sicura, per fame e per malattie. La Russia dunque si commuove e si consola dai lutti, pensando che la guerra è servita anche ad opere di bene, in fondo. Oppure non ci pensa proprio, bevendosi le parole della portavoce del ministero degli Esteri Zakharova: "Per noi le decisioni della Corte penale internazionale non hanno alcun significato", sono sciocchezze, una cosa da ridere.
A gennaio Darya Gerasimchuk, che Zelensky ha nominato commissaria per i diritti dei bambini, ha comunicato che il suo dipartimento ha "accertato 13.899 casi di minori rapiti e deportati dall'esercito russo". Nomi e cognomi, età, luogo e data di sparizione. A inizio marzo Dmytro Lubinets, commissario per i diritti dei bambini presso il parlamento, ha aumentato la cifra: al 16 febbraio risultano 16.207 casi, ma la stima è di 150mila. I russi invece parlano addirittura di 733mila bambini ucraini - ed è possibile - attualmente residenti in Russia. Ma dal loro punto di vista si tratta sempre di migrazione volontaria, di famiglie con figli che hanno liberamente scelto di vivere dall'altra parte della frontiera. E sono il frutto delle evacuazioni soprattutto dal Sud dell'Ucraina, come è successo a Mariupol, più verso Est che verso Ovest. Quindi i campi di filtrazione a Taganrog, e da qui dispersi in tutta la Russia. Le famiglie convinte a mandare i figli in "campi di vacanza", almeno per l'estate, li cercano ancora adesso, con sempre minore speranza.
E nei territori occupati, l'opera di persuasione dei filorussi sui genitori più deboli, ignoranti o poveri, o certi che - data la situazione di guerra - meglio un figlio dall'altra parte del fronte, che da questa. E nelle zone che sono state occupate, la conta drammatica di quanti mancano all'appello. Kherson è stata liberata, ma cerca i suoi bambini scomparsi proprio nei giorni in cui l'esercito russo ha attraversato il fiume Dnepr. Kherson è la zona da cui ne mancano di più, in effetti. Una donna che si chiama Marina, zia di due bambini di 6 e 11 anni: "Mia sorella è morta di Covid, Oleksij e Alina sono finiti in orfanotrofio. Poi è scoppiata la guerra, la città è stata occupata e non sono mai riuscita ad andare a trovarli. Quando ci sono riuscita, l'istituto era vuoto". Iryna Verescuk, vicepremier ucraina, ha dichiarato che degli oltre 16mila bambini rapiti, 2.161 sono stati prelevati da queste strutture, come i 14 che mancano a Kupiansk, alla scuola per bambini portatori di handicap.
A Melitopol, occupata e russificata, un bambino di 12 anni ha rischiato grosso (è successo all'inizio del mese) perché alla lezione di musica si è messo a cantare l'inno ucraino. La direttrice ha convocato i genitori: "Se succede ancora, perderete la patria potestà". È un metodo semplice e legale per dichiararlo subito adottabile, e spedirlo da qualche parte in Russia. Ma diventerà un vero russo? I nazisti cercarono di "creare" i tedeschi del futuro con il Progetto Lebensborn, germanizzando bambini rapiti in Polonia e in Boemia, purché con caratteristiche ariane. Qualcuno è riuscito a conoscere la verità, ma sono stati pochi.
Una donna russa ha raccontato a un sito di madri adottive la sua esperienza: "Ho preso questo bambino di Donetsk, orfano a 2 anni, adottato da una coppia che però l'ha poi riportato all'orfanotrofio. L'hanno evacuato a Rostov, e l'ho adottato io. Valentyn oggi ha 13 anni, e mi avevano detto che questi bambini ucraini sono diversi dai nostri, ma in fondo sono solo bambini. Il problema è che qui non ci vuole stare, vuole tornare dai suoi amici dell'orfanotrofio. Che devo fare?". Non dice che le famiglie affidatarie ricevono sussidi dallo Stato per ogni minore che decidono di accogliere. E che tanti ne prendono tre o quattro, data l'abbondanza.