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L'Albania dichiara parco naturale il bacino del Vjosa, ultimo fiume incontaminato d'Europa

(afp)
La protezione cui sarà sottoposta l’area di 13mila ettari è alta, simile a quello integrale che tutela le poche aree wilderness rimaste sul Pianeta. I visitatori dovranno seguire criteri di turismo sostenibile. I corsi d'acqua del Vecchio Continente sono i più frammentati al mondo con 1,2 milioni di barriere
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La star hollywoodiana dal cuore green Leonardo DiCaprio lo aveva chiesto provocatoriamente nel 2019: “Questo è l’ultimo fiume incontaminato sopravvissuto in Europa. Ma quanto a lungo lo resterà?”. La risposta è arrivata nei giorni scorsi: per sempre. Il governo di Tirana ha infatti dichiarato Parco naturale il bacino del Vjosa, corso d’acqua che nasce in Grecia e sfocia in Adriatico dopo aver attraversato per centinaia di chilometri l’Albania.

Il livello di protezione a cui sarà sottoposta l’area (quasi 13mila ettari) è molto elevato, simile a quello integrale che tutela le poche aree wilderness…

La star hollywoodiana dal cuore green Leonardo DiCaprio lo aveva chiesto provocatoriamente nel 2019: “Questo è l’ultimo fiume incontaminato sopravvissuto in Europa. Ma quanto a lungo lo resterà?”. La risposta è arrivata nei giorni scorsi: per sempre. Il governo di Tirana ha infatti dichiarato Parco naturale il bacino del Vjosa, corso d’acqua che nasce in Grecia e sfocia in Adriatico dopo aver attraversato per centinaia di chilometri l’Albania.

Il livello di protezione a cui sarà sottoposta l’area (quasi 13mila ettari) è molto elevato, simile a quello integrale che tutela le poche aree wilderness rimaste sul Pianeta, anche se permetterà l’afflusso di visitatori secondo criteri di turismo sostenibile. Assolutamente vietati invece la costruzione di dighe e sbarramenti o i prelievi di sabbia e ghiaia. Il tutto per preservare un habitat ormai unico nel Vecchio Continente, con 1000 specie selvatiche vegetali e animali, tra cui gli ultimi (pare appena 15) esemplari della lince dei Balcani in via di estinzione.

L’operazione è stata resta possibile, oltre che dalla mobilitazione di DiCaprio, dal contributo (4,6 milioni di dollari complessivi per la protezione dei fiumi dei Balcani) di Patagonia, brand di abbigliamento outdoor da sempre sensibile alla salvaguardia dell’ambiente. Ma anche dall’impegno degli esperti della ong Save the Blue Heart of Europe che hanno assistito il governo albanese. Per il premier di Tirana “è una data storica per la Natura, ma anche per lo sviluppo economico del Paese. Vogliamo dimostrare che si può proteggere l’ultimo fiume incontaminato d’Europa senza penalizzare e isolare economicamente quella parte dell’Albania”.

Certamente molti europei saranno attratti dal visitare qualcosa che non hanno mai visto: dal Portogallo alla Polonia non esistono più fiumi che non siano stati deviati, arginati, imbrigliati, prosciugati per venire incontro alle esigenze umane. Uno studio pubblicato su Nature nel 2021, con tra gli autori Barbara Belletti, ricercatrice del Dipartimento di elettronica e bioingegneria presso il Politecnico di Milano, aveva evidenziato come esistano più di 1,2 milioni di barriere, tra dighe, argini, canali e guadi a ostruire il flusso dei fiumi europei, probabilmente i più frammentati al mondo, con ovvie implicazioni sulla flora e la fauna selvatiche. La ricerca aveva comunque registrato situazioni molto diverse nelle differenti aree del Continente: dalle quasi 20 barriere ogni 1000 chilometri dell’Olanda alle 5 del Montenegro. Proprio i corsi d’acqua dei Balcani e dell’Europa meridionale erano risultati i meno frammentati. Ma il Vjosa resta una caso più unico che raro.

“Forse l'Albania non ha il potere di cambiare il mondo, ma può creare modelli di successo per proteggere la biodiversità e le risorse naturali”, ha detto all’inaugurazione del Parco del Vjosa la ministra albanese del Turismo e dell’Ambiente Mirela Kumbaro Furxhi. Difficile però che l’esempio di Tirana possa essere imitato dai governi di nazioni dell’Europa centrale: i principali corsi d’acqua hanno subito interventi pressoché irreversibili, si pensi solo alle dighe idroelettriche. Ma non tutto è perduto: secondo gli studiosi di potrebbe cominciare a ripristinare i fiumi lì dove costa meno e dove c’è un possibile ritorno in termini ambientali. Alcune barriere, infatti, sarebbero mitigabili con interventi poco costosi e il beneficio sarebbe enorme per gli ecosistemi. Il problema è sapere dove sono queste barriere “da rimuovere” e le persone comuni possono dare un contributo importante a individuare. Il team di cui fa parte Barbara Belletti sta compilando un Atlante delle barriere che ostacolano i fiumi europei e ha concepito una app (la Barrier Tracker App) grazie alla quale chiunque può geolocalizzare e segnalare una diga, un muraglione, una chiusa.

Sul Vjosa non hanno di questi problemi: le barriere non ci sono mai state e non si potranno più costruire. Ora l’obiettivo di Tirana è allargare la protezione agli affluenti e magari trovare un accordo con Atene per un Parco Naturale transfrontaliero che protegga anche il tratto greco, fino alla sorgente dell’ultimo fiume incontaminato d’Europa.